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  • lunedì 19 Marzo 2012

Chi era Marco Biagi

La storia del giurista ucciso dieci anni fa e della legge che ha preso il suo nome

Il “Libro Bianco”
Biagi fu ucciso per le sue idee di riforma del mercato del lavoro in Italia, contenute nel Libro Bianco, un documento scritto insieme con Maurizio Sacconi e altri giuristi [pdf]. Il testo, presentato nell’ottobre del 2001 dal ministro del Lavoro dell’epoca, Roberto Maroni, conteneva un’analisi dell’ordinamento e un’ampia serie di proposte per modificarlo e recepire anche alcune indicazioni dell’Unione Europea sulla riforma del lavoro. Il documento prevedeva una serie di regole per lavoratori, datori di lavoro e per i sindacati. Ribadiva la necessità del dialogo tra le istituzioni e le cosiddette “parti sociali”, mantenendo le tutele per i lavoratori. Impegnava i sindacati a confrontarsi sui contratti in deroga ai contratti collettivi, prevedeva modifiche allo Statuto dei lavoratori compreso l’articolo 18, anche se non lo citava direttamente.

(Che cos’è l’articolo 18)

Il Libro Bianco annunciava anche l’intenzione del governo di modificare il sistema degli ammortizzatori sociali e di adottare nuovi sistemi per far emergere il lavoro nero. Sul fronte dei contratti veniva ricordato che “sembra utile introdurre una forma contrattuale denominabile lavoro a progetto”. La proposta si accompagnava a una serie di piani per rendere più flessibile il mercato del lavoro. Il testo prevedeva anche il varo “urgente” di nuove regole per la sicurezza sul luogo di lavoro.

La “legge Biagi”
È la legge n. 30 del 14 febbraio 2003, fu approvata quindi quasi un anno dopo la morte di Marco Biagi e viene comunemente indicata utilizzando il nome del giuslavorista, che ne fu uno degli ispiratori con il Libro Bianco. L’uso del nome di Biagi per definire la legge è stato di frequente contestato, perché le norme adottate non rispecchiano del tutto l’idea di riforma del lavoro che aveva in mente il giurista. La legge fu approvata dal secondo governo Berlusconi e ha costituito, nel bene e nel male, una delle più ampie riforme del mercato del lavoro degli ultimi tempi per il nostro paese insieme con il seguente decreto legislativo attuativo approvato nel settembre del 2003.

La legge parte dall’assunto che la flessibilità in ingresso, cioè per chi cerca e ottiene lavoro, sia il sistema migliore per creare nuova occupazione superando certe rigidità del mercato. Ha introdotto o modificato molte tipologie di contratti di lavoro tra apprendistato, lavoro interinale, intermittente, accessorio e contratti a progetto. Diversi principi esposti nel Libro Bianco sono confluiti nella nuova legge, che negli anni seguenti ha subito modifiche che ne hanno corretto o attenuato alcuni aspetti. Nei suoi primi anni di attuazione, la legge ha avuto il pregio di far ridurre il tasso di disoccupazione. Mancavano però un piano di riforma globale degli ammortizzatori sociali, cioè gli strumenti di sostegno del reddito per chi perde il lavoro o lo sta cercando, e una serie di misure volte a limitare gli abusi dei contratti cosiddetti precari, contribuendo così a creare quello che viene chiamato “dualismo del mercato del lavoro”: la separazione netta tra lavoratori “garantiti” e lavoratori privi di qualsiasi diritto, persino il più basilare (ferie, malattia, maternità).

(Cosa succede con la riforma del lavoro)

La cosiddetta “legge Biagi” è stata oggetto di numerose critiche negli anni della sua attuazione, specialmente per l’uso e l’abuso dei contratti co.co.pro (a progetto), che ha reso marginale il ricorso ai contratti di formazione lavoro. Questa condizione ha reso sì il lavoro più flessibile, ma al tempo stesso precario e privo di sufficienti garanzie per il lavoratore (la riforma in discussione in questi giorni da parte del governo mira a ridurre il problema, incentivando l’uso di sistemi flessibili che assicurino però un percorso professionale e che incentivino le aziende a rendere indeterminati i contratti, con una maggiore flessibilità in uscita). Il problema della precarizzazione ha interessato principalmente i giovani lavoratori, che non hanno potuto fare affidamento su sistemi per controbilanciarne i difetti come gli ammortizzatori sociali. Secondo i detrattori, la legge è quindi nata incompleta e con poche garanzie.

Ricordo
Per ricordare Marco Biagi si organizzano ogni anno cerimonie e incontri, dove si discute anche di lavoro e delle prospettive per l’impiego. In occasione del decimo anniversario della sua uccisione, oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricorderà con altri membri delle istituzioni Marco Biagi durante una commemorazione a Montecitorio. Il Resto del Carlino, giornale con cui Biagi ha collaborato a lungo, organizza ogni anno un premio alla sua memoria. Il premio viene consegnato a organizzazioni e associazioni attive nel sociale.

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