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  • venerdì 9 Marzo 2012

Chi ha fatto il video contro Kony

E come ha fatto il documentario a essere visto più di 50 milioni di volte in tre giorni, mentre i suoi autori si difendono dalle molte critiche ricevute

Le critiche al messaggio di Kony 2012
Dopo pochi minuti di filmato, Kony 2012 mostra centinaia di bambini che si spostano dai loro villaggi per andare nella città di Gulu e passare lì la notte in condizioni disastrose, ma in un luogo protetto e al sicuro dai rapimenti dei miliziani del LRA. Quel filmato è stato girato dai tre fondatori di Invisible Children nel 2003, ma da allora la situazione nel paese è profondamente cambiata, per effetto di una serie di attacchi militari dell’esercito ugandese e dei mutati equilibri nella regione. Per prima cosa, Kony non si trova più in Uganda dal 2006, dato che si è spostato nei paesi confinanti e si nasconde nella fitta giungla che copre le zone al confine tra Sudan, Congo e Repubblica Centrafricana (come viene detto in breve modo e confuso al minuto 15 di Kony 2012). L’area in cui si muove è enorme, grande come la Francia. Il suo esercito si è ridotto a poche centinaia di persone e ha probabilmente sofferto la fame.

In Uganda proseguono da anni trattative di pace tra il governo ugandese e i ribelli comandati da Kony, con lunghe fasi di stallo ma anche con periodici accordi che vanno in direzione della tregua. I problemi dell’Uganda settentrionale, tra malattie, prostituzione infantile, disoccupazione e diffusione dell’AIDS, restano enormi, ma oggi hanno poco a che fare con Kony e molto con la corruzione e l’inefficienza del governo Museveni, alla gestione degli aiuti occidentali e alla situazione drammatica di tutta la regione.

Kony 2012 sembra sostenere acriticamente l’opzione militare, per raggiungere l’obiettivo di arrestare Kony e fermare le violenze. Per far questo si fornisce appoggio all’esercito ugandese, l’Uganda People’s Defence Force (UPDF), ma si dimentica che quelle sono le forze armate di un regime dittatoriale (quello del presidente Museveni, in carica dal 1986) e che a loro volta sono state responsabili di violenze, stupri e saccheggi. Si sorvola anche sul fatto che Kony ha un corpo di guardia personale costituito da tredicenni: prenderlo con la forza vuol dire anche, quasi certamente, ingaggiare un conflitto con un’armata di ragazzini.

È diventata celebre anche una foto che ritrae i tre fondatori di IC armati mentre posano con soldati della Sudan People’s Liberation Army (SPLA) vicino al confine tra Congo e Sudan, nell’aprile del 2008. La fotografa, Glenna Gordon, ha però spiegato che l’immagine deve essere contestualizzata: erano in corso lunghe trattative di pace tra il LRA e il governo ugandese, trattative che sembravano non portare da nessuna parte. Durante le lunghe attese, i tre decisero di farsi fare questa foto in posa da duri. Il SPLA è conosciuto per le violenze, gli stupri e le violazioni dei diritti umani nelle interminabili guerre dell’Africa centrale.

Il documentario parla di un grande successo ottenuto nell’ottobre 2011 dalle pressioni delle organizzazioni che si occupano della situazione ugandese: l’invio di cento consiglieri militari in Uganda, per aiutare l’esercito regolare dell’Uganda a trovare definitivamente Kony. Ma il documentario non dice che gli Stati Uniti hanno già provato diverse volte a mandare soldati nella zona e che negli ultimi anni si sono registrati diversi fallimenti, anche perché l’esercito ugandese, scarsamente motivato e male equipaggiato, spesso non ha seguito i consigli degli assistenti militari americani. In almeno un caso, ai primi del 2009, il fallimento di un’offensiva ha portato a violente rappresaglie sulla popolazione civile da parte del LRA. In passato l’invio di consiglieri militari è rimasto poco conosciuto dai media americani, e la pubblicità data all’ultimo tentativo sembra essere solo una mossa di pubbliche relazioni da parte dell’amministrazione Obama. Nel documentario si dice anche che è necessario fare pressione sul governo statunitense perché non ritiri i consiglieri, ma non si conosce una data né un’intenzione del governo di ritirarli a breve.

Il documentario contro Joseph Kony

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