• Italia
  • mercoledì 29 febbraio 2012

La TAV in 11 punti

Qual è lo stato dei lavori, quali sono i rischi del progetto, perché si litiga sui costi e i rischi per l'ambiente: le cose da sapere per farsi un'idea

di Emanuele Menietti - @emenietti

Pro e contro
I No TAV sono contrari alla costruzione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità che metta in comunicazione Torino con Lione (Francia) attraverso la Val di Susa, nell’ambito del Progetto prioritario 6 dell’Unione Europea, per collegare trasversalmente l’Europa da ovest a est. Secondo i manifestanti sarebbe sufficiente potenziare la linea ferroviaria già esistente, che dicono sia usata a un terzo della sua effettiva capacità, senza dover quindi costruirne una completamente nuova che richiederebbe lo scavo di diversi tunnel e un notevole impatto ambientale. Sui pro e i contro di una simile opera si discute da decenni, come spiegano oggi Mariachiara Giacosa e Paolo Griseri su Repubblica, mettendo insieme le ragioni di chi è favorevole e di chi è contrario alla “ferrovia più contestata d’Italia”.

Amianto
Il progetto della TAV prevede la creazione di diversi cantieri e lo scavo di gallerie in un’area della Val di Susa in cui viene indicata la presenza di uranio e amianto nelle rocce. L’uranio comporta la presenza del radon, un gas radioattivo più pesante dell’aria che deriva dal decadimento del metallo. Potrebbe accumularsi nei nuovi tunnel, dicono i detrattori del progetto, comportando seri rischi per la salute, ma nel progetto della tratta si parla di un “rischio quasi nullo”.
La presenza di amianto era già stata documentata una sessantina di anni fa da una serie di studi dell’Università di Padova. In questo caso le preoccupazioni riguardano principalmente le operazioni di rimozione e trattamento dei detriti derivanti dallo scavo dei tunnel (smarino). Secondo i No TAV ci potranno essere seri problemi per la salute della popolazione a causa dei detriti e delle polveri che si formeranno nei cantieri e lungo le strade dove saranno trasportati i materiali. Le previsioni più pessimistiche parlano di un possibile aumento di malattie cardiache e polmonari, specialmente per anziani e bambini.

I progettisti e chi è a favore della TAV ricordano che ci sono tecnologie e sistemi di sicurezza per trattare minerali potenzialmente pericolosi, contenenti amianto o uranio. Tali sistemi sono già stati sperimentati con successo di recente, per esempio nella costruzione di alcuni tunnel in Svizzera. Nel corso del tempo sono state elaborate procedure per lo spostamento su convogli ferroviari dei detriti, con precauzioni per ridurre ulteriormente la produzione di polveri. Diverse ricerche, compreso uno studio pubblicato dalla Società Geologica Italiana, sostengono che in merito alla presenza di uranio e amianto «le valutazioni quantitative preliminari inducono a non ritenere che le operazioni di scavo possano indurre un rischio sanitario apportando variazioni significative alla situazione attuale».

Ambiente
Le preoccupazioni su amianto e uranio si accompagnano a timori più generalizzati sui rischi per l’ambiente. I No TAV sostengono che i cantieri e i tunnel devasteranno ampie aree della Val di Susa, cambiando corsi d’acqua e rovinando le sorgenti sotterranee, come fu già denunciato ai tempi della costruzione dei tunnel per l’alta velocità nel Mugello (Toscana). Diversi terreni sono molto franosi, spiegano i manifestanti, e potrebbero subire altri danni con la costruzione delle infrastrutture. I cantieri di grandi dimensioni porteranno a un aumento dell’inquinamento in valle per buona parte del tempo dei lavori.

I sostenitori del progetto invitano, invece, a valutare i benefici ambientali che saranno forniti dalla nuova tratta nel medio-lungo periodo, come andrebbe fatto per un intervento infrastrutturale di queste dimensioni. Si stima che entro il 2035 la linea ridurrà il traffico su gomma in valle, con un milione in meno di camion, e raddoppierà la capacità di trasporto su rotaia delle merci. Grazie ad accordi con le amministrazioni locali, si potranno rimettere a posto i terreni in dissesto con opere compensative, come è già avvenuto (anche se a volte con sprechi e cementificazione eccessiva) nelle aree in cui è stata costruita la linea ad alta velocità Torino – Milano – Bologna – Firenze – Roma – Napoli.

I costi
Sui costi effettivi del progetto ci sono da tempo forti contrasti, con le parti che si accusano ora di sottostimare ora di sovrastimare le cifre necessarie per l’opera. I No TAV, spiegano Giacosa e Griseri, dicono che la Torino – Lione avrà un costo complessivo di almeno 23 miliardi di euro cui si dovranno sommare altre spese, come per esempio la gestione della sicurezza presso i cantieri (per Chiomonte si è arrivati a spendere 90mila euro al giorno). Denunciano anche una sproporzione nell’accordo con la Francia per i costi: l’opera sarà per un terzo sul suolo italiano, eppure il nostro paese ne pagherà il 57,9 per cento. Ci sono poi dubbi sul fatto che l’Unione Europa sia davvero pronta per finanziare il 40 per cento dell’infrastruttura.

Per rispondere a diverse obiezioni sul fronte progettuale, la scorsa estate è stato realizzato un nuovo progetto “leggero” che prevede l’uso di un numero minore di cantieri e la creazione di una linea mista. Il piano prevede la costruzione di due tunnel da una dozzina di chilometri, con la realizzazione complessiva di 29 degli 81 chilometri previsti, sfruttando in parte la linea storica. Si risparmierebbero circa quattro miliardi di euro. I sostenitori stimano che i costi per l’Italia saranno pari a 2,8 miliardi di euro per gli investimenti, spesa dilazionata in dieci anni e quindi ampiamente sostenibile. Il contributo europeo non è in discussione e potranno esserci anche sistemi di investimento privati, sul modello di esperienze simili per altre infrastrutture già realizzate in Europa. L’enorme divergenza dei dati si deve al fatto che non è possibile oggi individuare univocamente i costi dell’opera, a fronte di un tracciato che deve essere ancora stabilito definitivamente.

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