Il diritto all’oblio sul terrorismo

Agnese Moro sulla necessità di fare i conti con le persone da reinserire e accettare nella società, oltre che con la memoria da tutelare

L’articolo di Agnese Moro sulla Stampa di oggi descrive con lucidità e senno i confini del dibattito sul terrorismo politico in Italia, e la sua memoria. Agnese Moro è figlia di Aldo Moro.

Nei giorni scorsi una sorprendente richiesta è stata avanzata al Centro di documentazione Archivio Flamigni di Roma, che raccoglie molte memorie sugli anni del terrorismo e delle stragi. Un ex terrorista che partecipò alla lotta armata negli Anni Settanta ha chiesto, tramite il suo avvocato, di cancellare dall’archivio tutto ciò che riguarda le vicende che lo coinvolsero e per le quali venne condannato e ha scontato la sua pena. Tutto questo apre due importanti filoni di riflessione.

Il primo, squisitamente tecnico, riguarda la definizione di regole che consentano di conciliare le fondamentali esigenze di conservazione e di utilizzo di documenti che appartengono alla nostra storia collettiva, con quella del rispetto della privacy. E’ una questione delicata, che deve essere affrontata congiuntamente dagli archivisti, dagli storici, dagli enti e realtà impegnate nella conservazione di documenti e dal Garante della privacy. Alla luce della normativa vigente e delle esigenze della ricerca sul nostro passato. Ricerca che, ovviamente, è strettamente intrecciata alle concrete vicende degli essere umani che le hanno vissute e agite. E’ un tema sul tappeto da diverso tempo, del quale la Rete degli archivi per non dimenticare, promossa dall’Archivio Flamigni, si è fatta, in diverse occasioni, promotrice.

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