Generazione Bim Bum Bam

Alessandro Aresu spiega nel suo nuovo libro la funzione di Cristina D'Avena nella formazione degli italiani nati tra il 1975 e il 1990, e il loro "programma politico"

di Alessandro Aresu

Gardaland, per i bambini, rappresentava il luogo in cui la magia dei cartoni animati poteva diventare realtà. Un altro personaggio fondamentale è il Piccolo Alessandro Gobbi, un bambino suppergiù uguale agli altri che guardavano Bim Bum Bam, con la differenza che lui non si limitava a guardarlo, ma lo conduceva pure.
Questo rendeva Alessandro Gobbi un dio. D’altra parte, in Bim Bum Bam c’erano figure di rango superiore alla divinità. Mi riferisco ai pupazzi, tra cui spicca Uan, un cane rosa pallido con un ciuffo fucsia e una voce inconfondibile. Uan incarnava la rete Italia 1, in un’italianizzazione che ha anticipato il cosiddetto «globish». Non è possibile sottovalutare il ruolo dei pupazzi nella televisione di quegli anni: pensate per esempio al Gabibbo.
Torniamo all’ingiustizia di fondo. La Generazione Bim Bum Bam, la cui onda lunga comprende suppergiù i nati dal 1975 al 1990, non è mai stata considerata a dovere. Non è stata coccolata dai sondaggisti, impegnati con gli indecisi e l’elettorato cattolico. È stata snobbata da Giuseppe De Rita e dal Censis nei suoi rapporti annuali.
Il giornalismo non è esente da colpe. Nel corso degli anni, l’agenda politico-mediatica ha concesso uno spazio spropositato ad amenità come lo straripante voto d’opinione per la Rosa nel Pugno o l’egemonia dei cosiddetti «teodem» nel Partito Democratico o il dibattito élite sì, élite no, élite forse, élite di merda. Tutte queste stupidaggini non hanno nulla a che fare con la sopravvivenza dell’Italia e con le più importanti questioni strategiche della nostra epoca, al contrario di Bim Bum Bam. Anche perché la gente non è che pensa alla Rosa nel Pugno: pensa alle canzoni, e canticchia.

C’è un aspetto che vale la pena di sottolineare, legato alla Risposta precisa n. 7 alla Domanda precisa n. 7: la Generazione Bim Bum Bam, tuttora, non riesce a dire «noi», e rischia di restare muta. È un triste paradosso, ma la generazione rappresentata dalla voce di Cristina D’Avena non ha una voce. Le altre generazioni non sembrano ansiose di farsi carico di questo problema, con buona pace di Walter Benjamin e dell’appuntamento misterioso. I nati dal 1975 al 1990 hanno avuto pochissimo dall’Italia e avranno ancora meno nei prossimi anni. Come vedremo in seguito, le cose non stanno andando molto bene per la nazione del sangue e del mistero, e nessuno riesce a spiegare perché senza mettersi a litigare con qualcun altro.

I nostri sogni si sono scontrati con la realtà di un paese ostile, intento a coprire con un «largo ai giovani» le proprie lacune culturali sul ventennio di Bim Bum Bam e chiamare tutti i membri della «Generazione Bim Bum Bam» ragazzi. Solo perché hanno seguito la «tv dei ragazzi», essi sono ragazzi per sempre. Questa è una presa in giro. non esistono ragazzi di 30 anni. A chi li chiama ragazzi, i membri della Generazione Bim Bum Bam dovrebbero rispondere con la battuta immortale del gufo Anacleto nella Spada nella roccia, doppiato da Lauro Gazzolo: «ragazzo? ragazzo? non vedo nessun ragazzo». Il fenomeno della marginalizzazione della Generazione Bim Bum Bam, come approfondiremo in seguito, è legato anche a fattori demografici. Le cose sono destinate a peggiorare: nel 2020 i venti-trentenni (fascia di età tra 20 e 39 anni) verranno per la prima volta nella storia d’italia superati dai cinquanta-sessantenni (fascia di età tra i 50 e i 69 anni), senza che nella seconda fascia siano presenti esponenti della Generazione Bim Bum Bam.

Stiamo ai fatti: tutti i risultati che la Generazione Bim Bum Bam ha ottenuto sono inadeguati, perché non è mai stata riconosciuta. Il successo di Paolo «Piolo» Bonolis non ci ha mai appagato fino in fondo. Che ne è stato di Batroberto? Non sarà mica andato anche lui in Cina? E perché Uan non ha mai avuto un programma tutto suo? Nel corso degli anni, queste erano le domande che la Generazione Bim Bum Bam si poneva, osservando le evoluzioni del sistema radiotelevisivo e del sistema politico. La Generazione Bim Bum Bam ha sempre pensato che i grandi debbano ascoltare i bambini. Ora si tratta di realizzare il cambiamento, passando dai pensieri all’azione. Non dobbiamo ascoltare i pessimisti, secondo i quali ormai siamo fuori tempo massimo e peggio di noi solo Haiti. Bim Bum Bam può ricominciare, anche adesso, in mezzo ai cinesi. Non per una sterile nostalgia, ma perché ne abbiamo bisogno. Tutti abbiamo bisogno del Giappone, anche se non sappiamo il giapponese.

Domanda precisa n. 9: Perché i grandi dovrebbero stare a sentire i bambini?
Risposta precisa n. 9: Perché i grandi non si sentiranno mai attesi sulla terra, senza i bambini.
Domanda precisa n. 10: Se Bim Bum Bam è finito, come facciamo a riprendere il suo spirito?
Risposta precisa n. 10: Attraverso Internet.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 6 7 Pagina successiva »