Generazione Bim Bum Bam

Alessandro Aresu spiega nel suo nuovo libro la funzione di Cristina D'Avena nella formazione degli italiani nati tra il 1975 e il 1990, e il loro "programma politico"

di Alessandro Aresu

Per l’identità di una generazione, due sono le cose fondamentali: 1) raccontarsi; 2) comunicare con le altre generazioni. Nel mentre, bisogna cantare. Come abbiamo detto, è importante sapere come dire «noi», e questo «noi» deve essere riconosciuto, perché le generazioni, come del resto gli individui, hanno senso solo se sanno rapportarsi con gli altri. Da soli, non vale. Per questo, raccontando una generazione, bisogna indicare i suoi simboli di riferimento e, allo stesso tempo, farli sentire agli altri. Le generazioni sono contemporanee a loro insaputa e non sanno quanto altro male farà loro la solitudine: per questo, è il caso di aiutarle a intrufolarsi le une nelle storie delle altre. Anzi, nelle camerette delle altre, anche se si rischia di fare disordine tra i giocattoli. Un esempio concreto potrà chiarire la posta in gioco.
Prendiamo la sigla di Kiss me Licia: sotto la pioggia, Andrea e il gatto Giuliano incontrano Licia. Per alcuni, Andrea, Giuliano e Licia sono nomi qualsiasi, più o meno graditi, e la pioggia di quel giorno non dà emozioni. Il giorno del loro incontro è un giorno di pioggia come tanti altri. Altri lettori si sentono a casa: paragonano il gatto Giuliano del cartone a quello in pelo e ossa del telefilm, ricordano il colore dei capelli e l’acconciatura di Mirko dei Bee Hive, e si spingono fino ai dialoghi tra Andrea e Marrabbio. Per alcuni il cartone animato Kiss me Licia è parte integrante della vita, per altri non è niente: ecco il ritratto di un paese spaccato. Questa situazione può gettarci nello sconforto. forse è il caso di dimenticare Walter Benjamin una volta per tutte: non esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni. Le diverse generazioni non si incontreranno mai, ognuna di esse vivrà con le sue date salienti, i suoi cantanti preferiti, le sue squadre del cuore. Ogni generazione ripeterà nella sua cameretta chiusa a chiave la formula di rito «formidabili quegli anni», senza mai concedere qualcosa agli anni degli altri. Ogni celebrazione è l’occasione per un nuovo rimpianto: del resto non ci sono più i pomodori di una volta, i calciatori che si chiamano Comunardo o Alberigo, e l’intro di Shine on you crazy diamond è unica. Ribadiamo ancora questo punto: un paese votato al piagnisteo e alla divisione perpetua non potrà mai essere atteso sulla Terra. Nessuno può essere atteso sulla Terra da solo, nella sua cameretta. L’unica via d’uscita è ammettere che l’incontro tra Cristina D’Avena e Alessandra Valeri Manera non appartiene soltanto a una persona o a uno sparuto gruppo di telespettatori. Quell’incontro è un patrimonio collettivo. È tempo di spalancare le nostre camerette e riconoscere la Generazione Bim Bum Bam, perché la posta in gioco è la più elevata che si possa immaginare.

Domanda precisa n. 7: Che cosa succederà se non riconosceremo la Generazione Bim Bum Bam?
Risposta precisa n. 7: L’Italia non ce la farà. Cesserà di esistere.
Domanda precisa n. 8: Che cos’è dunque Bim Bum Bam?
Risposta precisa n. 8: È molto più di un programma televisivo.

Cerchiamo di fare ordine. Esistono i miti fondativi, per esempio l’Eneide. Esistono i programmi televisivi, per esempio Buona Domenica. Bim Bum Bam è entrambe le cose. In questo risiede la sua unicità. Per questo la società italiana, nel suo complesso, deve smettere di agire come se Bim Bum Bam non ci fosse stato, come se la programmazione pomeridiana della tv per ragazzi fosse un aspetto trascurabile dell’esistenza degli esseri umani, o un’anomalia incapace di imprimere una direzione alla transitorietà della transizione italiana che da sempre transita nella sua transitività. Al mito della transizione (una delle scuse italiane per non affrontare i problemi) Bim Bum Bam ha sostituito la possibilità della costruzione. Bim Bum Bam ha contribuito a costruire la generazione che sta decidendo e che sempre più deciderà il futuro dell’Italia. La Generazione Bim Bum Bam non è ancora stata scoperta dai demografi, ma è nata dal basso delle frequenze televisive, si agita nella pancia del paese e nei polpastrelli, nell’Italia profonda e in quella profonda alla superficie. I pomeriggi di Bim Bum Bam non si possono scordare e sono diventati l’ultima possibilità per quel «plebiscito di ogni giorno» (Ernest Renan) che dovrebbe essere una nazione. Se ogni giorno c’è un plebiscito in cui apriamo un blog per affermare plebiscitariamente che l’Italia è un paese di *****, le cose non vanno molto bene.

Bim Bum Bam è un programma delle reti Fininvest (poi Mediaset), andato in onda su Antenna Nord, Italia 1 e Canale 5 per vent’anni, dal 1982 al 2002. Nonostante la durata possa trarre in inganno, ogni paragone col fascismo è improprio. Nella decadenza degli ultimi anni del ventennio, il destino di Bim Bum Bam presenta un’affinità con le vicende delle grandi costruzioni storiche e delle grandi potenze, come per esempio l’impero romano. Nella sua epoca aurea, Bim Bum Bam è stato il centro pulsante della cosiddetta «tv dei ragazzi» di cui Alessandra Valeri Manera, come capostruttura Fininvest e Mediaset per i programmi dei ragazzi, è stata la penna, e di cui Cristina D’Avena è stata la voce. Il loro rapporto, dopo quell’incontro a Bologna nel 1981, si è cementato con centinaia di sigle dei cartoni animati. Formalmente, Bim Bum Bam svolgeva il ruolo di contenitore pomeridiano di cartoni animati.
Alla conduzione si sono alternati, tra gli altri, Paolo Bonolis, Licia Colò, Manuela Blanchard Beillard, Debora Magnaghi, Carlotta Pisoni Brambilla, Carlo Sacchetti, Roberto Ceriotti, Marco Bellavia. Il successo di Paolo Bonolis, diventato uno dei volti più noti della televisione italiana giocando proprio su alcune abilità linguistiche e relazionali sviluppate grazie all’attenzione per il pubblico dei ragazzi, dimostra il ruolo di Bim Bum Bam come palestra di talenti, vera Scuola Superiore Pomeridiana. Bim Bum Bam era nobilitato dagli sketch dei conduttori (tra cui Uanathan dimensione avventura, o BatRoberto, in cui Roberto Ceriotti offriva una sua personale versione di Batman), dall’interazione con alcuni giochi, tra cui «Indovina chi?» e «Sapientino», dallo stretto rapporto con il parco giochi Gardaland, in cui sono state girate alcune delle sigle del programma.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 6 7 Pagina successiva »