Generazione Bim Bum Bam

Alessandro Aresu spiega nel suo nuovo libro la funzione di Cristina D'Avena nella formazione degli italiani nati tra il 1975 e il 1990, e il loro "programma politico"

di Alessandro Aresu

In un certo luogo (per esempio, l’Italia), donne e uomini giovani si confrontano con donne e uomini meno giovani. I meno giovani sanno chi sono: c’è stato un momento della loro vita in cui, con più o meno enfasi, hanno detto «noi», e la loro esistenza, senza per forza finire in una citazione di Walter Benjamin o in un libro di Walter Veltroni, ha ottenuto un riconoscimento collettivo. I più giovani, invece, sono persone alla ricerca dei modi di dire «noi», e tentano di rispondere alla confusione del «mondo vasto e terribile» senza restare invisibili. Questo, a parte Walter Benjamin e Walter Veltroni, è il significato minimo del termine «generazione». La poesia: ci sono voci cui prestiamo ascolto, donne che corteggiamo, appuntamenti segreti. La prosa: un appuntamento reale, nel paese in cui viviamo e da cui pensiamo di scappare. Ma tutti, nessuno escluso, vorrebbero essere stati attesi sulla terra.
Questo libro è il racconto della generazione nata dall’incontro tra Cristina D’Avena e Alessandra Valeri Manera, la «Generazione Bim Bum Bam». Lo scopo di questo libro è chiarire il ruolo della Generazione Bim Bum Bam nella storia recente d’italia, illustrando la prospettiva della Generazione Bim Bum Bam, e quindi restituendo l’italia a chi la abita, altrimenti possiamo tutti cambiare paese, trasferirci in un blog, limitarci a dire «Lunga vita a Deng Xiaoping». La difficoltà di questo libro è far capire che non è uno scherzo: molti dei nostri problemi derivano dal mancato riconoscimento dell’importanza della Generazione Bim Bum Bam. Immersi in questa sottovalutazione, dimentichiamo i sogni e, messi davanti alla realtà, non sappiamo che fare. Ci limitiamo a frignare come bambini, anche se siamo adulti che fingono di essere giovani, e i bambini sono molto più saggi. Ci ritroviamo in un blog a scrivere:

Milano era una città di ***** e i milanesi erano gente di ***** quando me ne sono andato nel 2007. oggi lo sono ancora di più, come tutto il resto d’Italia e quasi tutti gli italiani.

Quando si affrontano questi temi, una certa ambiguità è inevitabile: si gioca e allo stesso tempo si fa sul serio, e non può essere altrimenti. Nel cammino della nazione del sangue e del mistero ci sono due alternative: una è appunto giocare e fare sul serio allo stesso tempo, e l’altra è pensare di essere un popolo di imbecilli e darci degli imbecilli a vicenda. La prima è divertente, la seconda è inutile. Questo libro sceglie la prima strada per sbarazzarsi della seconda. Tuttavia, possiamo dare risposte precise alle domande che incontreremo sulla nostra strada, come richiede Trivial Pursuit, come avveniva nella sezione «Il libro delle curiosità» dell’Enciclopedia per Ragazzi Mondadori e come cerca di fare anche il social network Quora.

Domanda precisa n. 1: Che cos’è questo libro?
Risposta precisa n. 1: È un gioco serio.

Riassumiamo alcune domande e risposte precise che abbiamo già incontrato:

Domanda precisa n. 2: Che cos’è il paese del sangue e del mistero?
Risposta precisa n. 2: È il posto in cui Pasolini viene ammazzato,
Moro pure, e tutti gli altri, tra attentati e scandali, si consolano ripetendo «mai più» senza troppa convinzione. Poi uno si sveglia, sono passati trent’anni, vede solo i cinesi, i filippini, e uno sparuto gruppo di cingalesi.

Domanda precisa n. 3: Perché gli italiani passano il tempo a darsi degli imbecilli a vicenda?
Risposta precisa n. 3: Per via di quello che è successo negli anni Ottanta.

Domanda precisa n. 4: Puoi spiegare bene la faccenda degli anni Ottanta?
Risposta precisa n. 4: A Bologna, nel 1980 c’è stato un terribile attentato e nel 1981 Alessandra Valeri Manera ha incontrato Cristina D’Avena. La gente vuole cantare.

Domanda precisa n. 5: Perché vogliamo sentirci attesi sulla Terra?
Risposta precisa n. 5: Perché, altrimenti, la vita non ha senso.

Domanda precisa n. 6: Che cos’è una generazione?
Risposta precisa n. 6: È sentirsi attesi sulla terra, insieme. Da soli, non vale.

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