Generazione Bim Bum Bam

Alessandro Aresu spiega nel suo nuovo libro la funzione di Cristina D'Avena nella formazione degli italiani nati tra il 1975 e il 1990, e il loro "programma politico"

di Alessandro Aresu

Tutti quei bambini, venuti al mondo per caso, per scelta o in treno, avevano uno strano appuntamento con Bologna. In quella città, nel bel mezzo di una mattina grigia del 1981, una giovane donna, giunta da Milano con una valigia piena di schede colorate, avrebbe scoperto la loro voce. La voce di tutti i bambini: la voce di una generazione.
Nel 1981, l’Italia era quindi un paese incerto: il paese del sangue e del mistero. Che cos’è il paese del sangue e del mistero? È il posto in cui Pasolini viene ammazzato, Moro pure, e tutti gli altri, tra attentati e scandali, si consolano ripetendo «mai più» senza troppa convinzione. Poi uno si sveglia, sono passati trent’anni, vede solo i cinesi, i filippini e uno sparuto gruppo di cingalesi. Mentre in tanti seguivano le tracce del mistero Pasolini e del delitto Moro, mentre i cadaveri si accumulavano, così come il debito pubblico, l’italia stava cambiando in un’altra direzione. In quello stesso anno la Nintendo presentava «Donkey Kong», ma nessuno aveva ancora aperto un blog.

Le cose andavano male, anche se nessuno aveva ancora spiegato precisamente quanto nuotavamo nella merda, e non nella Nutella. Tutto era così misterioso, e quando la gente ha paura di morire ammazzata prova a fare finta che nulla sia cambiato, anche se alla stazione di Bologna l’orologio resta immobile sulle 10 e 25. Pasolini era morto, Moro pure, e allora? La storia è una faccenda per i vivi. Per esempio, Cristina D’Avena era viva, nelle sembianze di una diciassettenne degli anni ottanta, che bazzicava ancora per il Piccolo Coro dell’Antoniano, per accompagnare la sua sorellina Clarissa a cantare. In generale, tutti i bambini volevano cantare.
In particolare, tutti i bambini volevano cantare nel Piccolo coro dell’Antoniano. I privilegiatissimi bambini di Bologna potevano farlo sul serio, con topo Gigio, il Mago Zurlì, quella gente lì. E Cristina, che aveva interpretato da bambina Il valzer del moscerino allo Zecchino d’oro, non aveva mai smesso di cantare e non aveva ancora attraversato un periodo punk. Non aveva smesso, nonostante la morte di Pasolini, la morte di Moro, e gli altri complotti e delitti del paese del sangue e del mistero. La gente non smette di cantare perché Moro muore. Forse l’ha detto anche Pasolini, boh. Fatto sta che i feriti continuavano ad andare e venire a bizzeffe per la stazione, nonostante le bombe. E la storia aveva un appuntamento segreto con Cristina, grazie al treno in arrivo da Milano.

Nel 1981, l’Hogwarts Express non era ancora stato inventato, perciò il treno scalcagnato delle ferrovie dello Stato arrivò a Bologna con mezz’ora di ritardo, col suo bagaglio prezioso. Alessandra Valeri Manera era partita da Milano la mattina presto e aveva passato il viaggio a riordinare le schede sui cartoni animati giapponesi che a stento entravano nella sua borsa. Le schede erano fatte di disegni e testi di canzoni. Ogni tanto cadevano giù, tra gli sguardi contriti degli spettatori del treno. Le nonne del treno si ritraevano con indignazione: in un paese serio come il paese del sangue e del mistero, una giovane donna non doveva perdere tempo con robottoni e cagnoloni arruffati. Doveva pensare a fare bambini, mica a fare la bambina. E poi andare dalla parrucchiera. Le nonne del treno la squadravano, e anche il controllore gliel’aveva detto di sottecchi, mentre controllava il biglietto: non si può restare bambini in eterno.

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