La vita nelle fabbriche degli iPhone

Il New York Times indaga sulle condizioni di lavoro nelle aziende fornitrici di prodotti elettronici, e sulle responsabilità e la mancata trasparenza di Apple

Nel 2011 Apple ha ispezionato poco meno di 400 fabbriche di fornitori, ma ogni anno vengono registrate regolarmente violazioni piuttosto gravi della sicurezza e degli standard che la stessa azienda indica per le condizioni di lavoro. Circa metà delle fabbriche ispezionate mostrano infrazioni nel numero massimo di ore e giorni di lavoro per operaio. In una settantina di casi negli ultimi tre anni si sono registrate violazioni gravi come falsificazione dei registri, gestione inadeguata dei rifiuti tossici, lavoratori minorenni e esposizione degli operai a sostanze chimiche dannose. I miglioramenti sembrano essere pochi, e le fabbriche “recidive”, che l’anno successivo all’ispezione presentano gli stessi problemi o altre violazioni, sono numerose.

Questo mette in discussione il modo in cui Apple reagisce una volta trovate le irregolarità. Secondo alcuni, tra cui un ex manager di Apple che ha parlato al New York Times, la società non ha un vero interesse a risolvere quei problemi, perché il sistema funziona e garantisce profitti alla società: Foxconn, ad esempio, è l’unica azienda che può garantire quelle quantità di merci prodotte, e Apple non sarebbe interessata a fare troppe pressioni. La società non insiste con i fornitori, che si limitano a promettere che risolveranno i problemi nel corso dell’anno, prima della prossima ispezione. In effetti, anche se Apple dice che intima ai suoi fornitori di risolvere le irregolarità entro 90 giorni se non vogliono incorrere in sanzioni, la società avrebbe interrotto i rapporti commerciali con meno di 15 fornitori negli ultimi cinque anni.

Apple e i suoi fornitori
L’articolo mette in discussione le condizioni che Apple richiede alle società che annualmente fanno la fila all’incontro annuale a Cupertino, la sede centrale di Apple in California, per diventare fornitori. Apple vuole conoscere tutti i dettagli finanziari, gli stipendi degli operai e i prezzi dei singoli componenti, garantendo spesso margini di profitto molto bassi per le società produttrici. Secondo alcuni ex dipendenti di Apple, senza aumentare i guadagni delle aziende produttrici non è possibile evitare che queste risparmino sulla sicurezza e impongano condizioni di lavoro massacranti, e non è possibile promuovere maggiori investimenti per migliorare la vita degli operai.

In almeno un caso, quello dell’utilizzo di n-esano tossico alla Wintek, Apple ha dichiarato (un anno dopo gli incidenti) di aver preso azioni decise come la richiesta di smettere di usare la sostanza e il monitoraggio delle condizioni di salute degli operai coinvolti, ma il New York Times ha intervistato una decina di loro e ha scoperto che nessuno era mai stato contattato direttamente o indirettamente dalla società.

L’atmosfera di segretezza che Apple richiede ai suoi fornitori potrebbe contribuire alla prosecuzione delle difficili condizioni di lavoro: chi diventa fornitore di solito deve firmare contratti in cui si impegna a non divulgare neppure l’esistenza di un accordo commerciale con Apple, e solo due settimane fa, dopo molte pressioni dei mezzi di comunicazione, la società ha diffuso la lista delle circa 150 ditte che lavorano per lei. La lista non è completa, non include centinaia di aziende che lavorano come fornitori dei fornitori, e non specifica dove si trovano molte delle fabbriche, che rimangono molto difficili da individuare.

foto: VOISHMEL/AFP/Getty Images

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