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  • domenica 22 Gennaio 2012

Costa Concordia, un altro morto

È una donna, il numero delle persone uccise nel naufragio sale a 13

Il capo della Protezione Civile ha alluso alla possibile presenza di passeggeri non registrati

11.28 – Continua il movimento dello scafo, che ha portato all’interruzione delle ricerche intorno alle 2 di stanotte: le ultime stime parlano di un massimo di 1 cm l’ora. Le ricerche sono riprese poco prima delle dieci di questa mattina nella parte emersa della nave.

11.16Sul Foglio Annalena Benini si fa rappresentante di una minoranza giornalistica critica nei confronti del tema della ragazza moldava:

Forse è molto interessante ai fini del cinepanettone tragico, ma non me ne importa niente. Non lo voglio sapere. Se era l’amante di Schettino o sua cugina suora, se aveva messo il trolley nella cabina del comandante o in quella del mozzo di bordo, se era salita sulla nave direttamente dallo squarcio, se era in un “contesto galante” col comandante (una cenetta intima, solo quattromila persone), se a un certo punto lui si è messo a suonare il mandolino, a sfornare pizze, a guidare un Suv, a tingersi i capelli, mentre lei ingoiava vodka e chiedeva ancora caviale, nuda, con una pistola, coperta solo da una pelliccia di visone, se hanno ballato l’ultimo valzer mentre affondavano, se lui le aveva promesso che una volta a terra avrebbe ucciso la moglie e intascato i soldi dell’assicurazione.
Vorrei l’impossibile, che trovassero quella bambina piccola, quella che era sulla nave col cappotto da adulto e piangeva e cercava suo padre e poi è scomparsa. Tutto il resto è già diventato una pagliacciata macabra, con il decanter di vino bevuto fino alla scolatura, le foto dei brindisi e del buffet (per forza facevano i brindisi, erano in crociera, appena partiti, c’era l’imperativo categorico di divertirsi). Mancano ancora diciassette persone, che non possono essere vive, c’è mare grosso, la nave affonderà ancora, forse è abbastanza per fregarsene di dove avrebbe dormito, quella notte, la ragazza biondo platino.

10.57 – Nelle ricostruzioni pubblicate questa mattina dai giornali, e che sembrano basarsi sulle “135 pagine di trascrizione stenografica della deposizione” del comandante Francesco Schettino davanti ai pubblici ministeri, i punti principali in discussione sono tre:
– quanto fosse diffusa la pratica di avvicinarsi il più possibile alle coste (come quella del Giglio, ma non solo; il cosiddetto “inchino”) e se Costa Crociere ne fosse consapevole o addirittura lo richiedesse ai suoi comandanti per fini pubblicitari;
– come l’unità di crisi di Costa Crociere (che si trovava a Genova ed era guidata da Roberto Ferrarini) gestì l’emergenza, e quanto fosse consapevole della gravità della situazione: la Stampa scrive “il sospetto degli investigatori è che Schettino ricevette disposizioni precise che gli impedirono di comunicare all’esterno la tragedia in atto”;
– se il Voice Data Recorder, il dispositivo che registra le voci sul ponte di comando, fosse rotto al momento dell’impatto (Schettino avrebbe detto che era rotto “da 15 giorni”).

10.37 – Next Media, l’agenzia di stampa maggiore di Hong Kong, ha prodotto un video sul possibile inabissamento del relitto.

9.50 – Sono riprese da pochi minuti le operazioni intorno alla nave, che erano state sospese intorno alle due di questa notte.

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A otto giorni dal naufragio della nave Costa Concordia, proseguono le ricerche dei dispersi, che attualmente sono 20, mentre i morti accertati sono 12 (ieri l’ultimo ritrovamento). Come scrive oggi Repubblica, Schettino, durante l’interrogatorio di martedì scorso davanti al giudice, ha detto che la Costa era al corrente dell’usanza degli inchini in tutto il mondo e che «l’inchino al Giglio del 13 gennaio venne pianificato e voluto dalla Costa prima della partenza da Civitavecchia» per ragioni «pubblicitarie». Da parte sua, invece, Costa Crociere ha sempre detto di aver autorizzato «una sola volta» simili manovre, ossia nel lontano 2010 a Procida. Inoltre, Schettino ha confermato che i comandanti della Costa Crociere si sfidavano negli inchini e che il Giglio doveva essere la «risposta» di Schettino alle manovre del collega Massimo Garbarino, comandante di un’altra nave della compagnia, la «Costa Luminosa».

Schettino, comunque, avrebbe confessato al giudice di aver ritardato i soccorsi, giustificandosi così: «Prima di dare l’emergenza dobbiamo essere sicuri, perché non voglio rimanere con i passeggeri in acqua, né creare panico che la gente mi muore per nulla». Stamattina, come annunciato due giorni fa, la procura di Grosseto ha chiesto che Schettino torni in carcere presentando ricorso alla cancelleria del tribunale del riesame di Firenze contro l’ordinanza del gip Valeria Montesarchio, perché Schettino «potrebbe scappare all’estero e inquinare le prove».

Nelle prime ore di oggi c’è stato un nuovo stop alle ricerche dei dispersi perché ci sarebbe stato un ulteriore movimento della nave. Il rischio di disastro ambientale, intanto, rimane molto alto. Secondo Franco Gabrielli, capo del dipartimento di protezione civile, la contaminazione ambientale nella zona attorno alla Costa Concordia «è già avvenuta. Da quel relitto può davvero uscire di tutto. Abbiamo 2.400 tonnellate di carburante, questo è vero. Ma non è tutto: ci sono anche gli olii alimentari, i solventi, i detersivi».

foto: Tullio M. Puglia/Getty Images

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