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  • lunedì 2 gennaio 2012

Guida alle primarie dei repubblicani

Si comincia domani con i caucus dell'Iowa (che roba sono?): una guida per capire come sarà scelto lo sfidante di Obama, tra regole, calendari e sondaggi

di Francesco Costa

Quindi?
Quindi vincere le primarie americane richiede un gran lavoro di pianificazione e strategia. I candidati hanno bisogno di raccogliere e distribuire al meglio le risorse tra Stato e Stato, capire dove è necessario aprire un ufficio e dove è necessario chiuderlo, capire dove è bene passare del tempo e quando. Osservare le evoluzioni dei sondaggi, tentare di smuoverli e soprattutto andare alla ricerca del cosiddetto “momentum”, cioè un momento di ascesa rapida e inerziale. Un buon risultato elettorale, una rimonta nei sondaggi, un aumento della raccolta fondi, un endorsement pesante, una migliore copertura mediatica: l’arrivo di uno di questi elementi può bastare a scatenare tutti gli altri, in una reazione a catena. A quel punto, però, di norma si scatenano anche gli attacchi degli avversari e le inchieste della stampa: chi vuole arrivare alla Casa Bianca deve dimostrarsi in grado di gestire grande attenzione e grandi attacchi senza vacillare. Anche per questo le primarie sono uno strumento di selezione politica, gli americani lo chiamano vetting: chi non regge la pressione, chi è inconsistente, chi ha scheletri nell’armadio, di solito non arriva sulle schede elettorali a novembre.

Iowa
Una tradizione molto antica e molto discussa vuole che le primarie americane comincino con i caucus in Iowa, assegnando così a poche decine di migliaia di elettori un ruolo importantissimo, per quanto spesso sopravvalutato, nella selezione dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Generalizzando, si può dire che l’Iowa ha un elettorato particolarmente sensibile ad argomenti populisti: a destra, inoltre, le piattaforme religiose vanno forte più di quelle ultraliberiste. Nel 2008 i caucus repubblicani dell’Iowa furono vinti da Mike Huckabee. Negli ultimi trent’anni, quando si è votato senza un presidente repubblicano uscente, per due volte il vincitore dei caucus in Iowa ha poi vinto la nomination: Bob Dole nel 1996 e George W. Bush nel 2000. Soltanto quest’ultimo alla fine è arrivato alla Casa Bianca.

Chi vince stavolta
Raramente si è arrivati ai caucus dell’Iowa con una situazione politica così imprevedibile. Lo straw poll di Ames, il tradizionale sondaggione estivo, è stato vinto da Michele Bachmann, la cui vittoria in Iowa oggi è praticamente impossibile. Diversi candidati hanno goduto di rapide ascese nei sondaggi, seguite da rapide discese: è stato così, oltre che per Michele Bachmann, anche per Rick Perry, Herman Cain, Newt Gingrich e Ron Paul. L’ultimo in ordine di tempo a godere di quest’ascesa è stato Rick Santorum. Mitt Romney è il candidato più forte, moderato ed eleggibile, nonché il meglio dotato finanziariamente e organizzativamente, ma più che sull’Iowa ha deciso di puntare forte sul New Hampshire, dove si vota tra pochi giorni con un elettorato a lui più congeniale.

Il sondaggio del Des Moines Register, il principale quotidiano dell’Iowa, è storicamente molto accurato: diffuso il 31 dicembre, vede Romney in testa col 24 per cento, seguito da Paul col 22 per cento, Santorum col 15 per cento, Gingrich col 12 per cento, Perry con l’11 per cento e Bachmann col 7 per cento. Con alcune cose da sapere: Santorum ha l’elettorato più motivato tra tutti i suoi avversari, e insieme a Perry ha numeri in grande ascesa, mentre quelli di Paul e Gingrich sono in tendenza negativa. Di fatto è un testa a testa tra Romney, Santorum e Paul.

E poi?
Poi si continua a votare: il 10 gennaio in New Hampshire (primarie), il 21 in South Carolina (primarie), il 31 il primo grosso appuntamento in Florida (primarie), il 4 febbraio in Nevada (caucus), eccetera. Il calendario completo si può scorrere qui. La data più importante è quella del cosiddetto supertuesday: martedì 6 marzo si voterà contemporaneamente in Alaska, Georgia, Idaho, Massachusetts, North Dakota, Ohio, Oklahoma, Tennessee, Vermont e Virginia. Dovesse emergere un candidato nettamente più forte degli altri, probabilmente quel giorno otterrà la certezza – politica, se non matematica – della nomination. Altrimenti si farà affidamento ai voti seguenti: il calendario prosegue per aprile, maggio e giugno.

La convention repubblicana si terrà a partire dal 27 agosto, per una settimana, a Tampa, in Florida (non è un caso: la Florida è il più popoloso fra gli Stati in bilico). I democratici terranno la loro a Charlotte, in North Carolina, durante la settimana successiva. Obama ha il vantaggio di poter investire tutte le sue risorse nella campagna elettorale per il voto di novembre, mentre i suoi avversari repubblicani dovranno spendere molto durante le primarie; dall’altro lato, però, i candidati repubblicani da qui in poi si prenderanno il palco, l’attenzione dei media e degli elettori, e lanceranno contro Obama un candidato che avrà dietro di sé quanto meno la forza di una vittoria.

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foto: AP Photo/Chris Carlson

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