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  • venerdì 18 Novembre 2011

La storia del massacro di Jonestown

Nel 1978, in Guyana, 913 membri di una setta religiosa morirono nel più grande suicidio collettivo della storia moderna

di Giovanni Zagni

Ryan arrivò in Guyana poco dopo la mezzanotte di mercoledì 15 novembre. Erano con lui una troupe della NBC, giornalisti del Washington Post, del National Enquirer e di due quotidiani di San Francisco, e una dozzina di parenti degli abitanti della colonia. Le autorità della Guyana cercarono in tutti i modi di intralciare la visita: un giornalista venne trattenuto in aeroporto con un’accusa fasulla per più di dodici ore, le prenotazioni degli alberghi dei membri del gruppo risultarono cancellate e la permanenza nel paese arbitrariamente ridotta a un giorno. L’ambasciata americana dovette intervenire diverse volte. Alla sede della chiesa di Georgetown, gli addetti alla sicurezza e tutti i membri della chiesa fecero capire chiaramente che la loro presenza non era gradita.

Il piccolo aereo noleggiato da Ryan partì verso Port Kaituma venerdì 17 novembre, con a bordo Ryan, la sua aiutante Jackie Speier, due funzionari americani, uno guyanese, i giornalisti e i parenti dei Concerned Relatives. Mentre l’aeroplano era in volo, Jones fece comunicare dalla torre di controllo di Georgetown che la pista di Port Kaituma era troppo fangosa per atterrare. Il pilota del piccolo bimotore la sorvolò e la trovò in perfette condizioni.

Ryan e Speier passarono la serata a un tavolo sotto il padiglione delle adunate di Jonestown, intervistando i residenti. Come sempre, nessuno parlò male della sua condizione e nessuno si dichiarò disposto ad andarsene: le sere precedenti all’arrivo di Ryan, Jones aveva tenuto i soliti discorsi minacciosi contro i delatori e i traditori della causa. Ma Speier notò che le risposte erano sempre molto simili e che gli abitanti sembravano intimiditi. Alcuni di loro, poi, che il deputato e la sua aiutante avevano chiesto espressamente di incontrare, non si presentarono: i membri del Tempio dissero che erano troppo malati o che erano impossibilitati a venire. Ryan consegnò alcune lettere di parenti preoccupati: gli abitanti le consegnarono, senza aprirle, ai membri della sicurezza del Tempio.

Al tavolo principale, Jones tenne un discorso sulle cospirazioni. I giornalisti si chiesero se Jones fosse sotto gli effetti di stupefacenti o semplicemente pazzo, sia per l’incoerenza del suo discorso, sia per il tono impastato e a tratti incomprensibile con cui lo pronunciò. Jones negò decisamente, alle precise domande dei cronisti, di aver mai sostenuto l’idea del suicidio di massa. Poi Ryan venne presentato alla comunità riunita sotto la struttura per le adunate. Nei filmati della NBC, Ryan appare tranquillo, rilassato, molto sicuro del proprio ruolo. Dice: “Dalle poche conversazioni che ho avuto con qualcuno di voi già questa sera, ci sono persone qui che credono che questa sia la cosa migliore che sia mai successa loro in tutta la loro vita”. I presenti applaudono molto a lungo, gridano, suonano, fanno rumore. Ryan li guarda con un sorriso imbarazzato, un po’ a disagio, e non riesce a riprendere a parlare.

Jones permise che solamente quattro persone (Ryan, la sua aiutante, e due funzionari, Dick Dwyer e Neville Annibourne) rimanessero a Jonestown per la notte. Gli altri sarebbero dovuti tornare a Port Kaituma. Mentre Dwyer stava lasciando il padiglione al termine della serata, un uomo gli si avvicinò e gli disse che si chiamava Vernon Gosney, e che se ne voleva andare “immediatamente” da Jonestown. Dwyer gli disse che ormai l’ora era troppo tarda e che ne avrebbero parlato il giorno successivo. Quando riferì l’incontro a Ryan, questi gli mostrò un biglietto che era stato passato di nascosto a un membro della troupe della NBC e che diceva solo: “Vernon Gosney e Monica Bagby. Aiutateci a lasciare Jonestown”.

Il giorno dopo, un’anziana donna di nome Edith Parks si avvicinò a Dwyer, che stava a poca distanza da Jones, e gli disse che lei e i sei membri della sua famiglia volevano andarsene. Quando Jones lo venne a sapere interruppe l’intervista con la NBC e, mentre le telecamere continuavano a registrare, si avvicinò a Edith pallido e stravolto pregandola di non abbandonare Jonestown. Lei e i membri della sua famiglia rifiutarono tutte le offerte di Jones di ritardare di un paio di settimane la partenza, lasciandolo allontanarsi solo e apparentemente distrutto. Edith era con lui dai tempi dell’Indiana. Un’altra ventina di persone prese coraggio e andò a chiedere a Ryan di poter ripartire con lui.

L’atmosfera intorno a Ryan si stava facendo tesa. Mano a mano che si avvicinava la sua partenza, moltissime altre persone si erano avvicinate per dirgli che volevano lasciare la colonia: Ryan stava registrando i loro nomi, ma molti altri abitanti di Jonestown lo guardavano ora in modo apertamente ostile. Dwyer decise che era meglio se il deputato si allontanasse subito dalla colonia, e decise di accompagnarlo personalmente al piccolo aeroporto di Port Kaituma. Mentre stavamo camminando verso il camion, si unì a loro anche Larry Layton, un uomo che poco prima avevano visto parlare fittamente con Jones: sospettarono che potesse essere un infiltrato, ma lo portarono con loro lo stesso.

Quando riuscirono ad arrivare all’aeroporto, trovarono due piccoli aerei ad aspettarli. Mentre caricavano i bagagli, comparve in fondo alla pista un grosso camion della colonia, che portava una dozzina di guardie di Jonestown. Il veicolo si fermò a circa 200 metri da loro. Poco dopo accese i motori e si avvicinò all’aereo fermo sulla pista, affiancandolo a circa dieci metri di distanza: molti del gruppo in partenza erano ancora a terra, tra cui alcuni giornalisti che discutevano animatamente su chi dovesse imbarcarsi sul primo aereo. Ciascuno di loro era ansioso di mandare il suo pezzo su Jonestown.

Sei uomini armati si alzarono dal cassone e saltarono a terra. Per prima cosa spararono alla ruota del carrello anteriore dell’aereo. Poi si rivolsero contro le persone. Bob Brown, un cameraman della NBC, riuscì a filmare l’attacco fino a quando un proiettile non gli si conficcò nella gamba.

Gli uomini armati si avvicinarono poi ai quattro feriti rimasti sulla pista e li uccisero uno a uno con un colpo alla testa. Tra questi, Bob Brown e Leo Ryan, il primo e unico deputato nella storia del Congresso degli Stati Uniti a essere stato ucciso mentre era in servizio. Una ventina di persone riuscì a salvarsi la vita chiudendo il portellone dell’aereo dopo l’inizio della sparatoria. I sei uomini risalirono sul camion e si allontanarono verso Jonestown, facendo segni di vittoria con le mani.

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