• Mondo
  • venerdì 18 Novembre 2011

La storia del massacro di Jonestown

Nel 1978, in Guyana, 913 membri di una setta religiosa morirono nel più grande suicidio collettivo della storia moderna

di Giovanni Zagni

Nell’estate del 1977, intanto, l’atmosfera per la chiesa in California si era fatta più difficile. Una serie di articoli raccolsero le testimonianze dei fuoriusciti del Tempio e raccontarono con abbondanza di argomenti i lati meno chiari del culto religioso. Uno degli articoli iniziava così: “Jim Jones è uno degli uomini con più forza politica, in questo stato. Ma chi è quest’uomo? E cosa succede dietro le porte chiuse della sua chiesa?” Gli ex membri del culto raccontavano sempre la stessa storia: Jones era inizialmente una guida compassionevole e attenta, che si era trasformata col tempo in un tiranno paranoico. Alcuni raccontarono i dettagli dei modi con cui venivano organizzate le finte guarigioni.

Dopo la pubblicazione del primo articolo critico verso il Tempio, Jones si trasferì in Guyana, dove passò diversi giorni alternando lunghe maledizioni ai nemici della comunità, trasmesse via radio negli Stati Uniti, a momenti in cui si drogava di farmaci fino all’apatia. George Moscone, il sindaco di San Francisco che Jones aveva contribuito a far eleggere, si rifiutò di aprire inchieste sull’operato del culto nella sua città. Dopo la fuga del capo, intanto, decine di volontari del culto iniziarono a premere sui fedeli perché si trasferissero in Guyana. Di solito si presentavano dopo la mezzanotte alla porta degli appartamenti comuni, e dicevano agli occupanti assonnati che Padre Jones li aveva chiamati nella terra promessa. Li aiutavano a fare i bagagli, evitavano che ricevessero o facessero telefonate, e chiarivano che quella sarebbe stata l’unica occasione per potersi trasferire a Jonestown gratuitamente. La durata della visita a cui erano stati invitati era tenuta nel vago, ma le comunicazioni interne allo staff erano chiarissime nell’indicarla come definitiva.

In quell’estate, intere comuni vennero svuotate nell’arco di pochi giorni, senza che alle famiglie e agli amici venisse data alcuna spiegazione. Un uomo che lavorava come macellaio tornò a casa una sera dopo il lavoro e non trovò a casa la moglie e i sette figli. Il suo appartamento era svuotato dei mobili, che erano stati portati via per essere venduti al negozio di oggetti di seconda mano della chiesa.

L’ex colonia britannica della Guyana era indipendente dal 1966. Il primo ministro della nuova nazione, Forbes Burnham, l’aveva dichiarata uno stato socialista (Forbes governò la Guyana in modo sempre più autoritario e violento con il passare degli anni, instaurando una dittatura personale che durò fino alla sua morte nel 1985). Negli anni Settanta la popolazione soffriva per la scarsità di cibo e per le malattie, e Burnham lanciò un programma dal semplice nome “Grow More Food”, invitando nel paese chiunque nel mondo volesse aiutare a coltivare i tre quarti del territorio ancora incolti, occupati dalla foresta e raggiungibili quasi solamente in barca, risalendo i fiumi.

La setta di Jones rispose all’appello, e affittò nel 1976 un’area di oltre quindici chilometri quadrati per circa mille dollari all’anno vicino al confine con il Venezuela. Il governo sperava di ottenere un doppio risultato dalla comunità agricola di Jones: fermare le ambizioni territoriali del Venezuela, che compiva continui attacchi militari nelle zone di confine, e dimostrare agli autoctoni che la coltivazione dell’interno era possibile e vantaggiosa. Da parte sua, il Tempio manteneva stretti contatti con membri del governo del paese attraverso un gruppo di giovani donne che abitavano a spese della chiesa a Georgetown, la capitale della Guyana: erano “prostitute politiche”, come si definì una di loro, che concedevano favori sessuali a ministri e diplomatici per ottenere l’accesso a informazioni riservate e tenere sotto controllo, per conto di Jones, l’atteggiamento del governo nei confronti della colonia di cittadini statunitensi che viveva nella foresta.

Dopo la campagna di stampa dell’estate 1977, centinaia di persone arrivarono a Jonestown, come veniva chiamato informalmente il gruppo di baracche in mezzo alla giungla della Guyana. Prima dell’estate ci abitavano circa un centinaio di persone: il lavoro era duro, ma il cibo non mancava e l’atmosfera era buona. L’arrivo improvviso di altre seicento persone, nell’arco di poche settimane, cambiò tutto. Ai nuovi arrivati veniva ritirato il passaporto e i documenti “per ragioni di sicurezza”. Lo spazio abitabile di ogni baracca era grande come un soggiorno, in cui erano costrette a vivere fino a diciannove persone su letti a castello a tre piani. Mancavano le porte. I bagni comuni erano all’esterno, file di assi di legno sopra buche scavate nel terreno.

Il governo degli Stati Uniti, attraverso la rappresentanza diplomatica in Guyana, monitorava periodicamente la comunità fin dal 1974, con valutazioni iniziali molto positive. Ma nel 1977 gli articoli della stampa californiana avevano reso le autorità statunitensi molto più sospettose. Jones, intanto, aveva fatto arrivare armi di contrabbando, una trentina di pistole e fucili Remington.

Sotto assedio
Nel settembre del 1977, mentre Jones era reso sospettoso e paranoico da pensieri di complotti alle sue spalle, e inseguito da azioni legali intentate contro di lui negli Stati Uniti, ricominciarono i finti attentati che avevano accompagnato l’ascesa del culto in California. Guardie armate del Tempio, agli ordini di Jones, si nascosero nella giungla intorno al villaggio e spararono colpi durante la notte verso la baracca in cui abitava il pastore. Questi dichiarò che la comunità era “sotto attacco”, la riunì nello spazio per le adunate e pronunciò discorsi incoerenti, lunghi ore, sull’attacco dei “fascisti” e dei traditori che avevano preso il controllo del paese e minacciavano la comunità. Gli abitanti vennero armati con forconi e coltelli, e dovettero rimanere per tutta la notte di guardia davanti alla giungla, in attesa di nemici immaginari.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 6 Pagina successiva »