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  • venerdì 18 Novembre 2011

La storia del massacro di Jonestown

Nel 1978, in Guyana, 913 membri di una setta religiosa morirono nel più grande suicidio collettivo della storia moderna

di Giovanni Zagni

Iniziando dalle autorità della contea di Mendocino, la comunità di Jones si guadagnò in pochi anni sostenitori e amici. Presto si diffuse in tutta la California e in alcune città Stati Uniti. Il Tempio dei Popoli comprò tredici autobus Greyhound usati e iniziò un tour degli Stati Uniti, da Los Angeles a New York passando per Chicago, Detroit e Cleveland, che veniva pubblicizzato sui giornali locali con slogan come “il più grande guaritore, attraverso Cristo, presente oggi nel mondo”. I raduni diretti da Jones si concludevano con un invito a trasferirsi nella comunità della California, i “magnifici campi dell’Eden”.

Molti salirono sui pullman subito dopo la fine dei sermoni di Jones, per la maggior parte emarginati, senza fissa dimora, tossicodipendenti e madri sole e povere. La comunità di Ukiah aiutava chi aveva bisogno a uscire dalla droga, sosteneva economicamente le famiglie in difficoltà. Molti dei nuovi arrivati sentivano di essere entrati a far parte di una famiglia accogliente e benevola.

Jim Jones divenne sempre più famoso e richiesto, e iniziò a tenere raduni di preghiera nell’auditorium di una scuola superiore di San Francisco, la Benjamin Franklin Junior High. Nel 1972 vi trasferì la sede principale della sua comunità, comprando un edificio di tre piani, un ex tempio massonico con la facciata decorata, al numero 1859 di Geary Boulevard, tra il leggendario Fillmore Auditorium (dove avevano suonato Jimi Hendrix, Pink Floyd, Carlos Santana e tutti i gruppi rock più famosi della metà degli anni Sessanta) e un Kentucky Fried Chicken.

Nella primavera del 1973 iniziò un sermone dicendo: “Per una serie inspiegabile di ragioni, accade che io sia stato scelto per essere Dio”. Nella sua dottrina, che chiamava “socialismo apostolico” o “socialismo divino”, il ruolo di Jim Jones come autore di miracoli e salvatore dell’umanità si andava ampliando fino a mettere in ombra quello di Gesù Cristo.

Il lato più sinistro della presunta capacità di premonizione era l’abilità di prevedere gli attentati contro la comunità e la sua persona, dagli atti di intimidazione (come una sassaiola contro i vetri della chiesa) a un drammatico evento in cui alcuni uomini in motocicletta spararono verso Jones a un evento della comunità. Il predicatore si accasciò a terra con le mani al petto insanguinato, per tornare poco tempo dopo perfettamente “guarito”. Si trattava di una messa in scena dei suoi sostenitori più fedeli, organizzata con proiettili a salve e vernice rossa.

Dopo uno di questi finti attentati, nel 1974, all’ingresso dei luoghi di culto in cui predicava Jones venne organizzata una vera e propria perquisizione di tutti i partecipanti, mentre il predicatore si riferiva dal pulpito con toni sempre più minacciosi ed esaltati a immaginari nemici della comunità che mettevano in pericolo l’esistenza sua e dei suoi fedeli. Durante i sermoni Jones leggeva direttamente dai giornali degli episodi di cronaca più violenti di quegli anni, per dimostrare che era in atto un piano sistematico messo in opera dal governo per sterminare gli afroamericani. Alcune “guardie” delle sedi del culto iniziarono a portare armi, e più ci si avvicinava al centro della setta – a Jones – più cresceva l’atmosfera di sospetto, di segretezza e di militarizzazione.

Le comunità religiose di Jones rimanevano attivamente impegnate nell’aiuto agli emarginati e ai bisognosi di San Francisco e di Los Angeles, a cui offrivano cure mediche, cibo, aiuto legale e percorsi di disintossicazione. Il mondo politico si interessò del nuovo gruppo religioso, e nel 1975, all’apice del potere di Jones a San Francisco, il predicatore appoggiò pubblicamente l’elezione del sindaco George Moscone. In segno di riconoscenza, Moscone nominò Jones a capo della San Francisco Housing Authority, che curava la gestione dell’edilizia pubblica.

Da alcuni mesi Jones aveva invitato i fedeli a vivere in comune, in appartamenti presi in affitto dalla chiesa, in modo da realizzare un altro aspetto del “socialismo divino”. Prima di trasferirsi, i fedeli dovevano vendere o lasciare alla chiesa tutti i loro beni terreni.

Tra i molti modi che Jones utilizzò per legare a sè e alla chiesa i suoi fedeli c’erano fogli in bianco fatti firmare periodicamente al termine delle riunioni dei gruppi di preghiera o di discussione, chiamati “moduli di meditazione” o “di presenza”. Nello spazio sopra la firma poteva essere scritto di tutto, da deleghe di tutela legale a dichiarazioni di guarigione o a false confessioni: spesso era lo stesso Jones a dichiararlo, dicendo che stava mettendo alla prova dei fedeli.

I membri del consiglio direttivo, un organo di governo della chiesa formato da un centinaio di persone, dovevano scrivere e firmare di persona “confessioni” in cui dicevano di aver abusato delle proprie figlie o commesso altri gravi crimini. Le confessioni venivano ritirate e conservate negli archivi della chiesa, un’altra prova di fedeltà richiesta da Jones. Le defezioni non erano ammesse: chi provava a lasciare il culto veniva perseguitato e minacciato per molto tempo dai fedelissimi di Jones, che compravano spazio sui giornali per pubblicare l’annuncio funebre del fuoriuscito o noleggiavano carri da morto che parcheggiavano davanti alla sua abitazione. Dal pulpito, Jones non mancava mai di ricordare storie terribili di disgrazie o di morte che avevano per protagonisti i “traditori”. Allo stesso tempo, i giornali che pubblicavano storie critiche nei confronti del Tempio dovevano prepararsi a sostenere centinaia di telefonate e lettere di protesta dei lettori, insieme a minacciose lettere degli avvocati della chiesa.

Nel 1973, a San Francisco, Jones iniziò a parlare per la prima volta di suicidi che sarebbero potuti essere utili alla causa. Raccontò ai suoi più stretti collaboratori i progetti per eliminare interamente il consiglio di cento persone, formato da molte persone che avevano seguito Jones dall’Indiana. Uno dei modi su cui Jones stava riflettendo era quello di riempire degli autobus e farli precipitare dal Golden Gate Bridge. Un’altra possibilità era quella di far schiantare un aereo con a bordo il comitato. Jones arrivò a far prendere lezioni di volo a una delle sue molte amanti occasionali, una ragazza di ventun’anni di nome Maria Katsaris.

Jonestown, Guyana
A partire dal 1974 Jones iniziò a lavorare al nuovo progetto di una comunità agricola in Guyana, un paese del Sudamerica nordorientale. Inviò alcuni fedeli nel paese, su un terreno acquistato da lui, perché iniziassero a lavorare l’appezzamento nel cuore della giungla. Dopo diversi mesi di lavoro durissimo per liberare il terreno dalla giungla tropicale, la comunità era un insieme di baracche e campi ritagliati in mezzo alla densissima foresta equatoriale, a qualche chilometro dal piccolo villaggio di Port Kaituma; ma i resoconti che arrivavano negli Stati Uniti al resto della comunità dei fedeli, accuratamente suggeriti da Jones, parlavano di un luogo meraviglioso, nel cui clima perfetto le donne partorivano senza dolore.

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