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  • sabato 5 Novembre 2011

Il discorso di Pier Luigi Bersani

Il Partito Democratico è nato dopo, e per correggere quell’esperienza (che pure, adesso si può dirlo, lasciò alla destra 5 punti di avanzo primario, 70 miliardi all’anno che sono stati buttati via) ma non rifaremo quel percorso!
Sono contento di poter annunciare qui, a San Giovanni, che abbiamo fatto passi avanti nella costruzione di un centrosinistra di governo; sia nel lavoro programmatico, sui punti più delicati; sia per l’allestimento di un meccanismo del tutto nuovo che garantisca la stabilità della maggioranza parlamentare; sia per i percorsi di partecipazione popolare, per l’indicazione della leadership del centrosinistra e sia, infine, per una proposta politica comune aperta alle forze moderate.
Con questo appello alle forze di Centro per un patto di legislatura noi non strattoniamo nessuno. Vogliamo mettere davanti a tutti la situazione reale del Paese che non giustifica pregiudizi o barriere insormontabili per chi voglia lasciarsi alle spalle il populismo, per chi voglia mettere in sicurezza i fondamentali del Paese e dargli una prospettiva.
La destra non è scomparsa, Berlusconi non è stato e non è una barzelletta. La destra ci sarà, sarà forte e sarà aggressiva, cattiva.

Lo diciamo anche a coloro che si sono illusi in questi anni che Berlusconi fosse comunque preferibile al Centrosinistra; a coloro che ancora oggi perdono tempo a pensare che si possa oltrepassare Berlusconi e riprendere la nostra strada e il nostro volto nel mondo escludendo il Partito Democratico o indebolendolo, o dividendolo. Vediamo bene le operazioni in corso. Vediamo la ricerca confusa di soluzioni che possano prescindere dal PD o ridurlo a una ruota di scorta, a una salmeria.
No.

Il primo Partito del Paese non può essere e non sarà mai una ruota di scorta. Abbandonate questa idea, è una illusione!
E’ un’idea distruttiva non per noi ma per l’Italia!
E se in queste posizioni si annidasse ancora dell’egoismo sociale, l’idea cioè che la nave possa galleggiare facendo bagnare solo quelli della terza classe, ci si convinca finalmente: qui è a rischio la nave e non solo la terza classe!

Mentre rivolgiamo questo appello agli altri, sappiamo bene quello che tocca a noi.
Ce ne è anche per noi!
Per noi che abbiamo osato, unici in Italia, ma in buona compagnia nel mondo, chiamarci Partito e Democratico annunciando con questo la promessa di una riforma della democrazia rappresentativa, della politica, dei partiti; per noi che siamo nati per rompere il muro tra politica e società civile; per noi partito del lavoro, della Costituzione dell’unità della nazione; per noi, c’è una responsabilità da assumere davanti agli italiani.
Dopo soli quattro anni, ancora giovani quindi, e con tante cose da migliorare, siamo il primo partito del Paese, non siamo più un esperimento!
Davanti agli italiani che vogliono il cambiamento tocca soprattutto a noi prenderci la responsabilità.
Siamo all’altezza di questo?
I nostri comportamenti, le nostre discussioni sono sempre all’altezza della nostra responsabilità?
Sia chiaro: la discussione noi la rivendichiamo, fa parte del nostro progetto di democrazia. O il berlusconismo è così entrato in vena che sembra strano agli italiani che non parli uno solo per tutti?
Non è così, in nessuna democrazia del mondo! Non c’è uno che parla per tutti!
Il punto è: di che cosa si discute e come si discute.

Si deve discutere sui problemi veri, che i cittadini capiscono, e non sui problemi che capiamo solo noi e qualche organo di stampa. Si deve discutere, ma trasmettendo solidarietà e unità sulle scelte che si prendono.
E se ci chiamiamo Partito Democratico, vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo ma che facciamo l’inverso del berlusconismo!

E’ perché pensiamo che la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando, non possono dettare il compito!
Se ci chiamiamo Partito Democratico è perché rivendichiamo un punto di vista politico, autonomo, sulla realtà. Capaci dunque di ascoltare tutti, di dialogare con tutti, di aprirci in modo vero, ma mai di metterci a rimorchio di qualcuno.
Per la ricostruzione del Paese noi chiediamo alle Italiane e agli Italiani di essere messi alla prova del governo. Nel passaggio più difficile dell’Italia, dal dopoguerra a oggi, il Partito Democratico avrà il suo vero battesimo.
Ci aiuterà una nuova generazione che è già in campo.

Mostreremo di saper essere quel Partito riformista e di governo che l’Italia aspetta. Ciò che abbiamo seminato fin qui, con fatica, ma non senza risultati, ci aiuterà a essere un Partito riformista che governa non stando solo nel palazzo, ma stando nel palazzo, nelle piazze e nei luoghi di vita e di lavoro degli italiani.
Radicati, presenti nella realtà come un grande partito popolare.
Quello che si vede in questa piazza, quello che tornando a casa è pronto a muoversi piazza per piazza, casa per casa, per dire alle italiane e agli italiani: noi ci siamo.

Noi siamo con voi.

Abbiate fiducia, assieme cambieremo le cose, assieme ce la faremo. L’Italia ce la farà.
Viva l’unità per la ricostruzione, viva il Partito Democratico, viva l’Italia.

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