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  • sabato 5 Novembre 2011

Il discorso di Pier Luigi Bersani

Quanto a Berlusconi, lui nella tragedia si è ritagliato un posto ma solo nelle vignette di satira. E sia chiaro che anche di questa vergogna dovrà rispondere!
La destra dunque, non altri, ha messo in ginocchio l’Europa! A partire da come hanno gestito l’emergenza della Grecia.
Certo che quello era un problema serio. Ma poteva essere isolato con facilità. La Grecia è il 3% del PIL Europeo!
Ma ha prevalso la loro dottrina, quella coltivata per anni: quella della chiusura e del ripiegamento difensivo in politica e quella del lasciar fare al mercato in economia. Hanno prodotto un disastro.
E così, per non aver voluto spendere uno, adesso spendiamo mille!

Ora – solo ora – anche le destre si svegliano e scoprono che abbiamo un destino comune, ma è tardi, dopo che a piene mani si è seminato l’egoismo delle persone, dei territori e delle nazioni.
Adesso improvvisano. Balbettano. Inventano soluzioni che durano un giorno. Di colpo scoprono che bisogna mettere qualche briglia ai mercati.

Peccato che le briglie non ce le hanno più. Le hanno gettate via!
E allora tocca a noi.
Lo dico a Francois e Sigmar e agli altri leader europei, con i quali parliamo e che la pensano come noi.
Questa volta dobbiamo riuscire, non possiamo fallire, dobbiamo tornare a vincere per ridare speranza, riforme e un’etica comune a un grande continente.
Tocca a noi – ai democratici, ai socialisti, ai liberali veri – rifare l’Europa.
E farla più democratica, sovrana, giusta, libera.
Noi lavoreremo a un continente più unito nelle sue politiche economiche e sociali. Lo renderemo di nuovo protagonista sulla scena internazionale.

E per riuscirci combatteremo assieme, da subito, con una nostra piattaforma perché l’Europa si dia finalmente gli strumenti per garantire l’Euro, gli strumenti per controllare la finanza e farla partecipare a uno sforzo comune, gli strumenti per sostenere investimenti, occupazione, crescita.
Questo – cari Democratici – è il primo messaggio che si leva da qui: mai come oggi tocca alle forze progressiste alzare la bandiera dell’Europa perché nel ripiegamento – nell’idea che ciascuno si occupa solo di casa sua – vincono le destre e i risultati li abbiamo sotto gli occhi!

Ma oggi a Roma, è giusto che prendiamo un altro impegno ugualmente decisivo. Ed è spingere l’Europa a fare quello che non ha mai fatto davvero: guardare al Mediterraneo, finalmente!
Il Mediterraneo. Il nostro Mare.
Verrà un giorno in cui questo nostro mare si lascerà alle spalle le tragedie e i lutti di adesso; un giorno in cui lanceremo fiori sull’acqua per ricordare con vergogna la barbarie di migliaia di esseri umani – donne, bambini – annegati mentre inseguivano una speranza di vita.
Verrà il giorno delle Istituzioni libere nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.
Verrà il giorno in cui i popoli di Israele e di Palestina vivranno in pace, da fratelli, nei loro Stati.
Noi quel giorno lo vogliamo e lo vedremo!

Siamo pronti.
Siamo pronti a una nuova era di scambi e di amicizia.
Siamo pronti a darci la mano per crescere assieme.
L’Italia deve portare l’Europa a quell’incontro e il nostro Mezzogiorno deve portare l’Italia – tutta l’Italia – a quell’appuntamento.
Assieme ai progressisti daremo all’Europa una voce dentro il mondo globale.
Perché il mondo è globale. Ma non per questo è diventato un mondo giusto e rispettoso dei diritti umani.
E’ un mondo dove gli squilibri sono ancora intollerabili e scrivono il destino di miliardi di persone.
Ma c’è un solo modo per evitare le crisi che stiamo vivendo: crescere un po’ tutti senza troppi squilibri nei rapporti economici e commerciali. E crescere ciascuno nel suo paese senza diseguaglianze sociali indecenti.
Un’altra strada non c’è!

Per arrivarci bisogna regolare i grandi fattori della globalizzazione; la finanza, l’accesso alle materie prime, la temperatura del globo, le migrazioni, le guerre.
E debellare la fame e nutrire il pianeta, gli obiettivi al centro dell’Expo di Milano nel 2015.
Bisogna fare dei passi graduali, ma sicuri, verso un Governo democratico del mondo!
Questa per noi, per il Partito Democratico, lo diciamo da Roma, deve essere la piattaforma di una nuova grande organizzazione delle forze progressiste e democratiche del mondo, che oltrepassi le famiglie più antiche e gloriose e unisca le forze in nome di quei valori indisponibili che sono l’uguaglianza e la libertà.
La sfida è immensa ma appassionante: creare le idee-guida per un mondo nuovo. Guardare di nuovo all’economia reale, alle persone e alle cose, ai beni comuni e ai valori delle società. Idee guida alternative a quelle disastrose della destra, perché le crisi di oggi non si ripetano mai più.

Care Democratiche e cari Democratici,
in questo quadro difficile ci siamo noi, c’è l’Italia.
Un grande paese.
Lasciate che lo ripeta: un grande paese.
Alle spalle abbiamo una storia complessa.

Abbiamo conosciuto grandezze e tragedie. Due guerre mondiali, il colonialismo, una dittatura e la vergogna delle leggi razziali.
Ma anche la forza di un popolo che ha sempre saputo rialzarsi e ripartire. Come dopo il fascismo, quando in una manciata di anni un panorama di macerie, morali e materiali, ha lasciato il posto a una delle potenze industriali del pianeta.
Anche per questo, tra le cose che ci indignano di più è vedere il nostro paese sbeffeggiato. Vedere che, all’estero, dell’Italia si ride.

Questo non era mai accaduto: e questo non lasceremo che accada mai più.
Perché, nonostante tutto, siamo ancora tra i dieci Paesi più ricchi del mondo.
Abbiamo un patrimonio ineguagliabile, di bellezze, risorse, capacità.
Abbiamo una geografia cruciale. E siamo presenti a milioni in ogni angolo del mondo. Gente che lavora, gente rispettata, gente per bene.

E allora proprio noi, che non facciamo ombra a nessuno e possiamo parlare con tutti, noi possiamo fare molto per un’Europa nuova e per un mondo nuovo!
Basta che non perdiamo la stima di noi stessi!
Ma la stima di noi stessi passa dalla stima degli altri!
La realtà è che oggi noi non siamo quello che dovremmo essere.
Mentre siamo dove non dovremmo stare: nel luogo più esposto della crisi, nel suo epicentro, percepiti ormai come un rischio ed esposti alle scelte e alle convenienze di altri.
L’ho detto e ripetuto quasi ogni giorno: non c’era una sola ragione perché ci trovassimo lì!
Se ci siamo arrivati è per la politica di un Governo incapace e sconsiderato.
Ci siamo arrivati perché una propaganda volgare ha combattuto contro il linguaggio della verità.
Purtroppo avevamo visto bene, e per tempo, quello che adesso vedono tutti.
Avevamo visto dove si precipitava.

Chi non ci vuole bene, da mesi ci descrive come un partito incerto, ondivago.
Ma io torno a chiedere, da qui, da questa piazza: c’è qualcuno, c’è una forza politica, un commentatore che in tutto questo tempo abbia avuto una posizione più chiara e netta della nostra?
Abbiamo detto due anni fa che dopo il decennio della destra – perché otto anni su dieci hanno governato loro! – ci sarebbe stato un tramonto fiammeggiante e pericoloso.

Abbiamo avanzato le nostre proposte su ogni decreto che loro licenziavano. Abbiamo detto ogni santo giorno che quel signore doveva andarsene, perché ci avrebbe condotti al disastro.
E abbiamo ripetuto che tutti i paesi più esposti – Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna – a questa crisi avevano dato comunque una risposta: cambiando governo o anticipando le elezioni.

Noi – il primo partito dell’opposizione – siamo sempre stati pronti a fare la nostra parte, in entrambi i casi.
C’è stato qualcuno più chiaro di noi?
Alzi la mano.
Lo vogliamo vedere.
Alzi la mano chi ha visto meglio e più lontano!
E allora Basta!
Basta con la denigrazione del PD, dell’unica forza che può davvero dare una mano al Paese.
Lo dico senza superbia. Senza arroganza.
Lo dico perché adesso l’Italia è davvero nei guai.
La situazione è grave. E’ molto grave.
Il Paese soffre, ha paura, è pessimista.
Noi non cavalcheremo mai questa paura. Sarebbe irresponsabile.
No. Noi abbiamo convocato questa piazza per dire una parola importante, e questa parola è “Fiducia”!
Anche questa è una promessa, che nasce, che parte da qui, da San Giovanni.
L’Italia ce la farà.
Gli italiani ce la faranno.
Lo ripeto: siamo uno dei Paesi con più “storia” nel mondo.
E abbiamo già dimostrato di saper domare la finanza pubblica, quando c’era gente seria al Governo.
Non ci nascondiamo i problemi, ma guardiamo anche al paese che sta in campo. Che reagisce.
A quell’Italia che migliora le esportazioni. E questo succede perché abbiamo lavoro buono, impresa buona, prodotti buoni.
E se è così, perché non dovremmo avere un mestiere nel mondo nuovo?
Lo sappiamo bene che i nostri ricercatori scappano via, ma sappiamo anche che passate le Alpi ce li prendono al volo, perché sono tra i migliori. I figli migliori di un paese che non sa neppure di averli!

E quanta ricchezza abbiamo ancora nascosta, al riparo e che non sta dando una mano?
E quanta ricchezza morale abbiamo già in campo!
La ricchezza della società consapevole, che ha riempito le piazze di Milano, di Napoli, Torino, Bologna e decine di altre città, dove il centrosinistra ha trionfato nel voto amministrativo.
E ancora, la ricchezza di quel volontariato che non raccoglie solo soldi ma si rimbocca le maniche. E di quel Mezzogiorno dove una massa di giovani e donne, di persone oneste, aspetta di potersi esprimere, di liberare talenti e capacità.
Eccole, le vere energie di questo paese.
Davanti a noi c’è un cammino complicato. Ma non tutto è buio! E non tutto è notte.
Ci sono molte luci. E una brilla più delle altre: la nostra Costituzione, la più bella del mondo, capace di illuminare i passi fondamentali del nostro cammino.
Abbiamo le forze e ce la faremo.
Ma non sarà una passeggiata.

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