La ricerca scientifica sui blog

Come la Rete sta cambiando il rapporto degli scienziati con le loro scoperte e con l'opinione pubblica

di Riccardo Spezia

Finora questo approccio non ha messo in discussione il sistema delle peer review, finché è chiaro il limite tra rendere pubblico il proprio lavoro e dargli valore scientifico. La scelta di rendere accessibile a tutti il proprio lavoro prima di pubblicarlo, d’altra parte, non è una novità. Ci sono stati in passato molti grandi annunci di presunti grandi scoperte che si sono rivelate essere delle bufale, si pensi alla fusione fredda. Ma esistono anche modi più seri e discreti per utilizzare il mezzo.

Tra i fisici, per esempio, soprattutto tra quelli delle alte energie, si usa molto il sito ArXiv, dove è possibile depositare i risultati dei propri lavori per sottoporli a discussione prima di pubblicarli. Così, per esempio, è stato presentato alla comunità il risultato sulla misura della velocità dei neutrini. Su ArXiv gli esperti ne stanno molto discutendo (ci sono già almeno 40 articoli) mentre ancora nulla è stato pubblicato su una rivista scientifica tramite processo di peer review.

Naturalmente questo tipo di cambiamento offre rischi e opportunità. Pubblicare i risultati di una ricerca solo sui propri blog, senza sottoporsi al vaglio della comunità internazionale, mette in crisi la credibilità di un sistema rigoroso e rodato. Se si arrivasse a fare a meno delle riviste scientifiche, si creerebbe una grande confusione tra i risultati seri e quelli di ciarlatani smaniosi di fama: la prima vittima sarebbe l’opinione pubblica, più che gli scienziati. Dall’altro lato, è opinione condivisa che la Rete possa cambiare in meglio il modo di comunicare della scienza. Se le pubblicazioni restano il vero riferimento per misurare la qualità scientifica delle scoperte, la Rete permette alla comunità scientifica di far conoscere il proprio lavoro: cosa utile sia per rendere consapevoli i cittadini di cosa sia effettivamente finanziato dalle proprie tasse, sia per sensibilizzarli sull’importanza degli investimenti nella ricerca.

Cos’è la ricerca, davvero, di Massimo Sandal

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