I sessatori di pulcini

Nel suo bel libro sull'uso della memoria Joshua Foer spiega uno dei lavori più particolari del mondo

di Joshua Foer

Decisi che sarebbe valsa la pena buttarsi (con un bel tuffo di pancia) nella letteratura scientifica. Volevo assolutamente trovare delle prove concrete che confermassero la possibilità di migliorare la memoria in modo spettacolare, come mi avevano promesso Buzan e gli altri atleti della mente. Non dovetti cercare a lungo. Setacciando la letteratura scientifica alla ricerca di saggi e articoli sui metodi di potenziamento della memoria, continuò a sbucare il nome di K. Anders Ericsson, professore di psicologia alla Florida State University e autore di un articolo intitolato Exceptional Memorizers: Made, Not Born, « Mnemonisti eccezionali non si nasce, si diventa ».

Ericsson è stato il primo a gettare le fondamenta scientifiche della cosiddetta « teoria della memoria specializzata », che spiega come e perché si possa migliorare la memoria ben prima che Tony Buzan reclamizzasse lo slogan « usate la vostra memoria, è già perfetta ». Nel 1981 Ericsson e il suo collega Bill Chase condussero un esperimento, oggi considerato un classico, su un laureando della Carnegie Mellon, passato alla storia nella letteratura del settore con le iniziali SF. Chase ed Ericsson gli offrirono un compenso per farsi sottoporre, diverse ore a settimana, a un semplice test di memoria nel loro laboratorio. L’esame ricordava quello che Lurija aveva somministrato a S la prima volta che il reporter era entrato nel suo studio. SF si mise seduto su una sedia e cercò di ricordare i numeri che gli venivano letti al ritmo di uno al secondo. All’inizio riuscì a tenere a mente soltanto sette cifre alla volta; alla fine dell’esperimento – dopo due anni e duecentocinquanta ore di rimbambimento – SF aveva decuplicato la sua capacità di ricordare i numeri. Il test demolì la vecchia tesi che le nostre capacità mnemoniche siano predeterminate. Secondo Ericsson, il procedimento con cui SF aveva raggiunto quel risultato era la chiave per capire tutti i principali processi cognitivi coinvolti nell’acquisizione delle competenze, da quelle dei mnemonisti a quelle dei grandi scacchisti, fino ai sessatori di polli.

Tutti hanno una buona memoria per qualcosa. Abbiamo già parlato del talento mnemonico dei tassisti londinesi, e la letteratura scientifica abbonda di documenti sull’«ottima memoria» dei camerieri, sulle grandi capacità degli attori di ricordare le battute e sulle abilità mnemoniche degli esperti di vari altri settori: medici, patiti del baseball, violinisti, calciatori, giocatori di biliardo, danzatori, persone alle prese con l’abaco, enigmisti e pallavolisti specializzati nella ricezione.3 Prendete qualunque impresa in cui gli esseri umani eccellono e vi do il cinquanta per cento di possibilità che uno psicologo ci abbia scritto sopra un saggio sull’eccezionale memoria degli interessati.

Perché́ i camerieri esperti non hanno bisogno di scrivere le ordinazioni? Perché́ i migliori violinisti del mondo sono così bravi a memorizzare i nuovi spartiti? Come fa un calciatore professionista, secondo quanto dimostrato da uno studio, a dare un’occhiata a una partita trasmessa in TV e ricostruire con precisione quasi assoluta i movimenti del gioco? Potremmo spiegarlo dicendo che le persone dotate di una buona memoria per le ordinazioni della cena vengono assunte nel settore della ristorazione, che i calciatori più abili nel memorizzare la disposizione dei giocatori sono quelli che arrivano in serie A, che le persone più dotate nel valutare il posteriore dei pulcini gravitano intorno alla Scuola Zen-Nippon per il sessaggio dei polli. Eppure, sembra poco credibile. È più probabile che il nesso causa-effetto funzioni in senso contrario. La conoscenza approfondita di un settore potenzia le capacità di ricordarne i minimi dettagli. Ma qual è il fattore che dà avvio al processo? Possiamo applicarlo a tutti in modo che acquisiscano le stesse capacità?

(…) Quando un diplomato della Scuola Zen-Nippon di sessaggio dei polli guarda il posteriore di un pulcino, le abilità percettive che ha affinato negli anni gli permettono in tempi brevissimi e in modo quasi automatico di cogliere una serie di informazioni incorporate nell’anatomia del volatile e, prima ancora di formulare un pensiero cosciente, sa se si tratta di un maschio o di una femmina. La competenza del sessatore, che sembra un processo automatico, è il frutto di anni di duro lavoro, e lo stesso vale per lo SWAT con molta anzianità di servizio. Si dice che per raggiungere una certa bravura il sessatore debba maneggiare almeno 250.000 pulcini. Lui parla di « intuito », ma è il risultato di anni di esperienza. L’enorme banca dati che conserva nella memoria gli consente di riconoscere quasi « al volo » la conformazione degli orifizi dei pulcini. Nella maggior parte dei casi, la sua abilità non è frutto di un ragionamento, ma della capacità di riconoscere una configurazione. È una prodezza della percezione e della memoria, non dell’analisi.

Longanesi ha da poco pubblicato in Italia L’arte di ricordare tutto, un appassionante saggio sul funzionamento della memoria ricco di aneddoti e storie avvincenti, tra cui quella dei campionati mondiali di memoria e, come spunto all’inizio del terzo capitolo, quella della professione di sessatore di pulcini, qui riprodotta.
Joshua Foer ha 29 anni ed è fratello del più celebre scrittore Jonathan Safran Foer e del direttore di New Republic, Franklin Foer. Per scrivere il suo libro – uscito la scorsa primavera negli Stati Uniti, dove ha avuto un grande successo ed è stato otto settimane nella classifica dei bestseller del New York Times – si è fatto istruire da un campione di esercizi mnemonici e ha vinto i campionati americani nel 2006.

(FRED DUFOUR/AFP/Getty Images)

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