• Cultura
  • mercoledì 12 Ottobre 2011

L’omino dei semafori di Berlino

La storia dell'Ampelmännchen, simbolo della capitale tedesca, che oggi compie cinquant'anni

di Arianna Cavallo – @ariannacavallo

La storia non è finita qui. Nel 1995 l’uomo d’affari e graphic designer tedesco Markus Heckhausen, nato nella città di Tubinga, ebbe l’idea di costruire delle lampade con il simbolo dell’Ampelmännchen. Il successo fu enorme: non solo le lampade vendettero molto bene, ma l’iniziativa fu ripresa da giornali e tv. Da allora Heckhausen ha iniziato a vendere decine di oggetti che raffigurano l’omino (magliette, portachiavi, caramelle gommose, biciclette, davvero di tutto), ha aperto diversi negozi e un ristorante a tema, contribuendo a trasformare l’Ampelmännchen in un simbolo della Germania e della sua vita. Come ne aveva scritto qualche anni fa, sul suo blog, il peraltro direttore del Post Luca Sofri.

Il semaforo, a Berlino, regola e intralcia le giornate, le vite, sospende i pensieri, tiene allenati alla disciplina tedesca, è il vero Grande Fratello (e la madre di tutti i semafori è la Fernsehturm, che occhieggia di luci intermittenti sul cielo della città intera, sempre e ovunque). Non esiste altrove una regolazione semaforica puntuale e diffusa come a Berlino Ovest, e meno ancora un’abitudine così consolidata al suo assoluto rispetto. Alle tre del mattino, con seicento metri di strada sgombra alla propria sinistra e altrettanta alla propria destra, solo nel buio, il tedesco non attraversa. Aspetta. Aspetta l’omino verde del semaforo.

A est è diverso. Lasciata Alexanderplatz, la città è paese, gli incroci più eterei, i semafori più rari, i berlinesi più anarchici. E gli omini del semaforo sono diversi, più tozzi, con un gran cappello, senza busto, tra ragni e bambini. Quello rosso è fiero della sua responsabilità e vigile, mentre l’omino verde attraversa gaio e deciso, con la gioia dell’attraversare, quasi saltella, più unico che raro caso in cui il regime socialista mostrava un’intenzione libertaria e permissiva: va’, berlinese, va’ e attraversa la strada, puoi.

La guida di Berlino fatta dal Post
Luca Sofri: Berlino, il muro, i muratori (1999)

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