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  • venerdì 7 Ottobre 2011

L’uomo che comanda in Cecenia

Le foto e la storia di Ramzan Kadyrov, che due giorni fa ha compiuto 35 anni e a festeggiarlo c'erano Hilary Swank e Jean-Claude Van Damme

Il lato oscuro del regime
La fine degli scontri armati e la successiva ricostruzione hanno portato a una stabilità che gran parte dei ceceni ha vissuto con grande sollievo, e che ha fondato la legittimazione del regime di Kadyrov. I ceceni, oggi, dicono che il problema principale del loro paese è la corruzione endemica, che fa arricchire i clan familiari (i teip) più vicini al potere. In Cecenia bisogna pagare una mazzetta per qualsiasi cosa: per fare andare i propri figli a scuola o all’università o per avere un lavoro. Tutti i dipendenti pubblici sono obbligati a versare una parte del loro stipendio al FAK, il Fondo Akhmad Kadyrov, una fondazione privata diretta dalla vedova dell’ex presidente.

Alcune persone, soprattutto giovani, continuano a passare alla resistenza armata (come si dice in Cecenia, “andare nella foresta”, dato che le basi sono per la maggior parte nelle regioni montuose). La politica del governo Kadyrov è quella di fare pressioni sulla famiglia di chi passa alla resistenza, e spesso la TV pubblica mostra il presidente che fa aspri rimproveri a chi ha permesso ai propri figli o nipoti o parenti di lasciare le loro case per andare a combattere nelle montagne.

Le organizzazioni per i diritti umani, in primo luogo Memorial con sede a Mosca, sono continuamente oggetto della propaganda negativa del governo, che le accusa di non volere la pace e di voler vedere solamente gli aspetti negativi della “rinascita” della Cecenia.

Quello che Memorial e le altre ONG denunciano sono le decine di sequestri e arresti illegali che ogni anno fanno le milizie governative e la polizia: uomini armati vanno nelle case degli oppositori o dei parenti di chi si unisce alla resistenza islamica. Le persone sequestrate spariscono, con casi di torture ed esecuzioni. A volte, dopo mesi, contro di loro si aprono dei processi presso la giustizia ordinaria. Gli stessi attivisti sono bersaglio dei sequestri e delle aggressioni. Nel luglio del 2009, uno dei principali membri di Memorial, Natalja Estemirova, è stata prelevata dalla sua casa di Grozny e uccisa.

foto: AP Photo/Musa Sadulayev, File

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