A cominciare dalle carceri

Emma Bonino spiega perché l'amnistia non è una pezza ma l'inizio di un progetto, che non riguarda solo i detenuti

di Emma Bonino

E intanto il tessuto del nostro diritto penale è stato lacerato da una serie infinita di interventi legislativi che non hanno più niente a che fare persino con quel codice, autoritario ma rigoroso, che pur ancora esiste. Insomma, una politica che si è rivelata inerte, incapace, che ricorre sempre a nuovi reati e nuove pene: ricorre al carcere come unica soluzione, senza nemmeno chiedersi se le strutture amministrative o penitenziarie siano in grado di assorbire i nuovi provvedimenti.
La nostra richiesta, la nostra proposta di amnistia non nasce dal buonismo: nasce dall’intento di iniziare a governare un problema che scoppia e che è sotto agli occhi di tutti. Nasce dalla nostra concezione del diritto che deve essere al contempo rigoroso e giusto; deve essere fondato su garanzie valide per tutti, e non sull’arbitrio o sul privilegio di casta o di classe.
Ed è una premessa delle riforme, perché se davvero riuscissimo per una volta a partire dall’amnistia, a concepire ed avviare una azione di Governo per riorganizzare in maniera efficace e produttivo il lavoro giudiziario e la macchina della giustizia, allora sarebbe credibile e possibile mobilitare il Parlamento e le Commissioni intorno ad un progetto di depenalizzazione, di decarcerizzazione, di limitazione della custodia cautelare, delle pene alternative al carcere.
A nostro avviso non è possibile il contrario, e per due ragioni: in primo luogo perché senza l’amnistia, senza una volontà politica determinata e un progetto politico di ampio respiro, ogni proposta si sbriciolerebbe tra le mani; proviamo ad immaginare cosa accadrebbe all’interno della maggioranza, se dovesse mettere mano alla Bossi-Fini o alla Fini-Giovanardi; in secondo luogo, perché, anche se per avventura il Ministro riuscisse nel suo intento, gli effetti virtuosi e positivi dei suoi provvedimenti sarebbero fortemente limitati e, forse, in gran parte annullati dall’ingolfamento della macchina giudiziaria, dovuta all’impossibilità di smaltire milioni di processi pendenti.

Quindi, il senso della nostra proposta – e spero sia chiaro – non è solamente il senso della amnistia e dell’indulto, come dato di attenzione ai diritti umani e civili dei carcerati. È anche e soprattutto una proposta di inizio di governo di un fenomeno.
Infine, spero che nella miseria della cronaca di questi giorni questo dibattito aiuti tutti noi a guardare forse un po’ più alto – non dico più lontano – e a renderci conto che, al di là dei miasmi insopportabili che escono un po’ ovunque da tutte le parti, esiste per noi parlamentari, finché saremo qui, la responsabilità di contribuire alla soluzione e al governo dei problemi che il nostro Paese ha di fronte. È nostra responsabilità dare anche il segno e il simbolo di un’assunzione di responsabilità impopolare, probabilmente impopolare. Secondo me, è impopolare perché non ci è stato consentito di spiegarla a nessuno. I nostri dibattiti televisivi chiamati di approfondimento vertono per gran parte sul nulla; sono dei cicalecci, un approfondimento sul nulla, sul sentito dire, sull’ultimo e insopportabile pettegolezzo o gossip. Abbiamo il problema di ricostruire insieme una credibilità del Paese.

Per tutte queste ragioni, mi chiedo, penso, suggerisco e sono convinta che serva un tempo ulteriore di riflessione, di dibattito aperto, fuori e dentro questo palazzo, un dibattito che non si comprima affrettatamente oggi e che lasci aperta la possibilità di qualche riflessione ulteriore.
Mi permetto di avanzare la proposta che questo dibattito parlamentare così importante, cui sono dedicate oggi due sedute, non si concluda stasera. Ci lasci il tempo della riflessione a tutti quanti (è successo in altre occasioni molto meno importanti): che si arrivi per lo meno alla settimana prossima, per riflettere meglio su cosa vogliamo, anche per gli agenti carcerari e per tutte le persone che intorno al carcere soffrono con i carcerati e vivono una vita quasi da carcerati.
Mi permetto di chiedere a tutti che si lasci a questo dibattito alto e nobile, rispetto a miserie che pure ci circondano e attanagliano, il tempo e lo spazio interiore per riuscire tutti quanti in qualche giorno a dare il meglio di noi, il meglio delle nostre istituzioni, il meglio di quello che il Senato deve e può dare al nostro Paese.

(Mauro Scrobogna/LaPresse)

Questo testo è estratto dall’intervento di mercoledì 21 settembre di Emma Bonino al Senato riunito in sessione sul tema dello stato delle carceri italiane.

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