• Cultura
  • lunedì 19 settembre 2011

La crisi delle patatine belghe

I produttori stanno abbandonando la patata "bintje", quella che ha reso celebre il Belgio nell'ultimo secolo per le sue patatine fritte

Le patatine fritte sono una delle cose per cui il Belgio è famoso nel mondo, anche se ultimamente il paese ha fatto parlare di sé principalmente per la lunga crisi istituzionale che lo ha fatto rimanere senza un governo per oltre 450 giorni. Il consumo annuale procapite di frites in Belgio è superiore di quasi un terzo rispetto a quello negli Stati Uniti e i suoi abitanti rivendicano con orgoglio la selezione della migliore qualità di patata da friggere: la bintje.

La bintje fu coltivata per la prima volta circa un secolo fa, divenne molto diffusa nel paese, grazie alle caratteristiche del suolo e al clima umido, e fu una delle risorse più importanti per sfamare la popolazione nei difficili anni delle due guerre mondiali. Secondo una credenza molto diffusa in Belgio, durante il primo conflitto mondiale un soldato americano arrivato nel paese assaggiò le patatine fritte, chiamandole “french fries” perché all’epoca il francese era la lingua ufficiale dell’esercito belga. Il modo di dire si diffuse rapidamente e le patate fritte del Belgio divennero “francesi”. Nel 1940, durante la Seconda guerra mondiale, Hitler cercò di bandire le patate fritte dal paese dopo averlo invaso, perché erano la principale fonte di cibo per la popolazione.

A un secolo di distanza dalla sua introduzione – prima si friggevano altre qualità di patate – la bintje è in pericolo, come raccontano sul Wall Street Journal. Per ragioni di praticità e di ottimizzazione dei costi, le grandi multinazionali preferiscono utilizzare altre qualità di patate che danno vita a tuberi di dimensioni più grandi. La maggiore grandezza consente di surgelare meglio il prodotto e di friggerlo con più facilità nelle cucine dei fast-food. La bintje è meno adatta perché è di dimensioni ridotte ed essendo più farinosa si sfalda più facilmente.

Molti agricoltori in Belgio hanno quindi abbandonato la bintje per piantare altre qualità di patate più redditizie. Dal 1999 la produzione di patate è aumentata notevolmente, quasi di tre volte, mentre da quindici anni la coltivazione della bintje è rimasta tale e quale. Estimatori, appassionati e commercianti temono che con il tempo si possa perdere la tradizione di friggere questo tipo di patata, secondo loro – e con l’aria che tira – l’unico vero simbolo nazionale.

La crisi della bintje era evidente anche all’ultimo Potato Europe 2011, la più importante fiera agricola dedicata alle patate in Europa. Agricoltori, intermediari e acquirenti provenienti dai paesi di tutto il mondo hanno raggiunto la città francofona di Tournai, a sud-ovest di Bruxelles, per acquistare prodotti e confrontarsi sulle tecniche di coltivazione di questi tuberi. Molti produttori hanno confermato di aver ridotto sensibilmente i loro campi di bintje: Farm Frites, uno dei più grandi produttori di patate fritte al mondo, dedica meno del cinque per cento delle proprie coltivazioni alla qualità belga.

La lunghezza ideale per una patatina tagliata a fiammifero è di quattro centimetri, spiegano i responsabili della società, mentre a causa delle dimensioni ridotte dei tuberi, le bintje non arrivano ai tre centimetri e mezzo. I produttori riconoscono che la qualità belga è una delle migliori per quanto riguarda il gusto e la consistenza una volta fritta, ma il mercato ha altre esigenze e la bintje sembra essere destinata all’abbandono.