• Italia
  • mercoledì 31 agosto 2011

Cosa resta del Lido di Venezia

E di Venezia: storia di quello che non sarà raccontato nei giorni dei divi in laguna

di Filippomaria Pontani

Ecco perché oggi al Lido gli alberi non ci sono più, il “Des Bains” di Aschenbach è chiuso da anni (e non sarà più un albergo), il vecchio Palazzo del Cinema è stato restaurato in tutta fretta per renderlo minimamente adeguato alla Mostra di quest’anno, e al suo fianco si apre una voragine che ha inghiottito per ora 37 milioni di euro: su di essa, a quanto dice lo stesso Galan (che aveva pomposamente inaugurato il fosso da governatore, e ora garibaldinamente lo richiude da ministro), non sorgerà più nulla, o al più una singola sala (quella in superficie), non certo quel faraonico Palacinema per il quale non ci sono più i soldi né le condizioni. Anche questa scelta di interrompere, se verrà portata in fondo, avrà i suoi prezzi: l’impresa costruttrice (la potente Sacaim), in caso di mancata realizzazione dell’opera sarebbe pronta a chiedere al Comune un risarcimento di 50 milioni di euro, che avrebbe – stando alle apparenze – ogni titolo per esigere.

In conclusione, il progetto di Cacciari, di Galan e di EstCapital ha portato al fallimento dell’obiettivo principale, e alla cementificazione collaterale (in parte ancora da venire, ma già irrevocabilmente dcisa) di buona parte della lingua di terra che si chiama Lido, in nome di uno sviluppo turistico d’alto bordo, completamente immemore non solo delle esigenze degli abitanti, ma anche della minima tutela del paesaggio lagunare. Colpisce in modo particolare – specie ora che si parla di crisi e di tasse sugli yacht – il progetto della darsena per VIP più grande d’Europa, così come la proliferazione di “resorts” turistici del tutto inaccessibili se non ai magnati russi o sauditi.

Il caso in oggetto è istruttivo perché non nasce dal nulla, ma è la spia di un fenomeno più ampio. Il citato Gianfranco Mossetto, che da questa vicenda uscirà ricchissimo giacché l’edificazione e la vendita dei terreni del Lido renderà alla sua EstCapital tre volte l’investimento iniziale (i calcoli sono di Giavazzi), non è stato solo l’assessore alla Cultura di Cacciari dal ’93 al ’97: è stato anche uno stimato docente di Scienze delle Finanze presso l’università Ca’ Foscari, dove si fregia di aver tenuto il primo insegnamento italiano di Scienze del Turismo. Dunque è una persona che sa cosa sta facendo, e persegue un chiaro disegno di sfruttamento turistico della città: “scientifico” oserei dire.

Non è per mera deformazione professionale che insisto sui risvolti accademici, ma perché ritengo che la posizione della classe intellettuale, in questo quadro come in altri, sia decisiva: dall’università Ca’ Foscari (meglio: dalla Facoltà di Economia di Ca’ Foscari) provengono sia Mossetto sia il sindaco Orsoni, mentre allo IUAV (l’Istituto Universitario di Architettura, l’altro prestigioso ateneo veneziano) insegnava Cacciari (e, in tempi più remoti, il ministro Brunetta). Da Ca’ Foscari non è venuto per ora alcun parere ufficiale sulla vicenda del Lido (si dice anzi che la medesima EstCapital potrebbe aggiudicarsi il succulento appalto per la residenza universitaria di Santa Marta), e si levano solo le voci dei singoli, per quanto autorevoli come quella dello storico Gherardo Ortalli, ex presidente di Italia Nostra. Invece Amerigo Restucci, rettore dello IUAV e consigliere di amministrazione della Biennale, si è dichiarato sin dal principio assai perplesso sul progetto del nuovo Palazzo del Cinema, e ora invoca pubblicamente la cessazione del regime di commissariamento. E’ proprio all’interno dello IUAV che si registrano le più forti voci critiche (e consapevolmente critiche) in una intelligentsija altrimenti largamente assuefatta: penso all’urbanista Edoardo Salzano, al cui libro sullo scandalo del Lido queste pagine sono largamente debitrici; penso agli studenti di Pianificazione Urbanistica asserragliati a Ca’ Tron, i quali nell’intento di mantenere aperta la loro bella sede sul Canal Grande (condannata da un’improvvida decisione alla chiusura e alla vendita ai privati) tengono vivo il dibattito su questioni civiche di alto profilo, con incontri settimanali su problemi non solo veneziani; penso a Stefano Boato, a Maria Rosa Vittadini e agli altri docenti che partecipano a dibattiti, incontri, piccoli documentari sui molti progetti che assediano la città.

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