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  • martedì 23 Agosto 2011

Diario della guerra in Libia

La storia completa e le foto, dalle prime proteste di febbraio alla battaglia di Tripoli di questi giorni

di Nadia Ferrigo

21 marzo 2011 I giornalisti del New York Times sono stati liberati e hanno raccontato la loro storia. E qui c’è un riassunto per punti delle principali critiche mosse all’intervento militare in tutto il mondo.

22 marzo 2011 Ancora forti esplosioni a Tripoli, mentre continuano gli scontri tra le forze fedeli a Gheddafi e i ribelli. Francia, Gran Bretagna e Usa non si sono ancora messe d’accordo su chi deve guidare le operazioni militari. Siamo al quarto giorno dall’inizio dell’intervento militare internazionale in Libia, in attuazione della risoluzione approvata venerdì dell’ONU.

23 marzo 2011 In nottata Muammar Gheddafi appare per la prima volta in pubblico dall’inizio dell’intervento militare internazionale in Libia, definisce l’intervento militare internazionale «una nuova crociata contro l’Islam» e invita «tutti gli eserciti islamici» a difendere la Libia. Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti trovano un accordo sul comando della missione: la NATO prenderà il controllo delle operazioni militari in Libia, ma non è ancora chiaro quando. Il comandante dell’aviazione britannica in Libia, Greg Bagwell, comunica che le forze aeree di Muammar Gheddafi sono state del tutto annientate: «L’aviazione di Gheddafi non esiste più. Le forze alleate ora possono operare sui cieli della Libia in quasi totale sicurezza».

24 marzo 2011 L’accordo sulla guida delle operazioni militari da parte della NATO salta: Sarkozy non si fida e vuole una “cabina di regia” degli Stati in guerra contro Gheddafi. Nonostante sia la quinta notte di bombardamenti delle forze alleate, l’offensiva dell’esercito di Gheddafi contro i ribelli continua.

25 marzo 2011 La decisione della Germania di tenersi alla larga dalla guerra in Libia è molto criticata, sia all’estero che in patria.

26 marzo 2011 I ribelli riconquistano la città di Ajdabiya: gli aerei della coalizione internazionale bombardano di nuovo i punti della città in cui si trovavano i soldati di Gheddafi costringendoli ad arretrare ancora e le forze dei ribelli libici continuano ad avanzare verso ovest

27 marzo 2011 Dopo Ajdabiya, i ribelli riprendono il controllo di Ras Lanuf, Uqayla e Brega. Molte di queste città sono state riconquistate senza combattimenti: le forze governative si sono ritirate, abbandonando alcuni dei loro armamenti. I ribelli sono intenzionati a spingere per arrivare fino a Tripoli, ma prima dovranno attraversare Sirte.

28 marzo 2011 Bernardo Valli, inviato in Libia della Repubblica, traccia in modo sintetico e completo un quadro della situazione: cosa fa il regime, cosa fanno gli insorti, cosa fa la coalizione internazionale, cosa potrebbe succedere nel breve termine.

29 marzo 2011 A dieci giorni dall’inizio della guerra, il presidente statunitense Barack Obama fa un bilancio dell’intervento. “Posso dirvi che abbiamo fermato l’avanzata mortale di Gheddafi. Negheremo al regime gli armamenti, taglieremo i suoi rifornimenti di denaro, sosterremo l’opposizione e lavoreremo con le altre nazioni per affrettare l’uscita di scena di Gheddafi”. 

30 marzo 2011 Il governo americano non ha ancora deciso se invierà armi ai ribelli libici che combattono contro Gheddafi, mentre la Francia continua a fare pressioni in questo senso, sostenendo che solo l’arrivo di un armamentario adeguato potrà permettere agli insorti di sconfiggere definitivamente l’esercito del colonnello. Mimmo Candito racconta con un reportage sulla Stampa la ritirata degli insorti in Libia, costretti a interrompere la loro offensiva verso Sirte a causa della nuova offensiva di Gheddafi.

31 marzo 2011 Il ministro degli Esteri libico Moussa Koussa abbandona il Paese e si rifugia nel Regno Unito. Reuters, che sostiene di avere ricevuto la notizia in esclusiva da fonti del governo americano, riporta che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe già autorizzato da alcune settimane operazioni segrete della CIA a favore dei ribelli libici. Un bambino di diciotto mesi è la prima vittima civile accertata della guerra.

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