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  • martedì 23 Agosto 2011

Diario della guerra in Libia

La storia completa e le foto, dalle prime proteste di febbraio alla battaglia di Tripoli di questi giorni

di Nadia Ferrigo

6 marzo 2011 Dopo la violentissima battaglia di Zawiyah, dove l’esercito di Gheddafi ha ucciso almeno 30 manifestanti, sono ripresi gli scontri in tutta la Libia.

7 marzo 2011 Il Corriere della Sera pubblica la traduzione di un’intervista fatta a Muammar Gheddafi da Laurent Valdiguié per il Journal du Dimanche. È un completo delirio: tra le altre cose il dittatore dice che “in Libia non abbiamo sparato a nessuno”.

8 marzo 2011 Arrivano le prime foto di guerra dalla Libia: per molti giorni le agenzie fotografiche avevano ricevuto quasi esclusivamente immagini di persone in festa e di scenari relativamente tranquilli, a causa dei divieti imposti ai giornalisti a Tripoli e al fatto che gli unici luoghi in cui i reporter potevano lavorare erano quelli già liberati dai ribelli.

9 marzo 2011 Mentre la comunità internazionale continua a discutere sull’opportunità e sulle modalità di intervento in Libia, nel paese continuano gli scontri tra le forze leali a Gheddafi e i suoi oppositori. Le forze governative rafforzano le loro posizioni militari nelle cittadine occidentali e combattono per riconquistare le città che si erano liberate.

10 marzo 2011 Le forze ribelli sono costrette ad abbandonare Ras Lanuf dopo uno dei più intensi attacchi sferrati dall’esercito di Gheddafi nelle ultime settimane. Una troupe della BBC viene aggredita, picchiata e arrestata dalle forze militari di Gheddafi. Prima di riuscire a tornare in Inghilterra, i giornalisti sono trattenuti 21 ore a Tripoli. 

11 marzo 2011 Dopo Ras Lanuf, sembra che il regime abbia riconquistato anche Zawiyah e i ribelli sono in difficoltà. I leader dei ventisette paesi membri dell’Unione Europea si riuniscono a Bruxelles per un summit di emergenza sulla situazione libica. Continuano gli inviti e le pressioni della comunità internazionale su Gheddafi, molti paesi interrompono i rapporti commerciali e approvano sanzioni economiche.

12 marzo 2011 I paesi della Lega Araba si riuniscono al Cairo e chiedono all’unanimità al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’imposizione di una no-fly zone sopra la Libia.

15 marzo 2011 Le forze di Gheddafi riconquistano anche Ajdabiya e avanzano verso Bengasi, la città simbolo della rivolta contro il regime, mentre la diplomazia internazionale non riesce a trovare un’intesa sulla gestione della crisi e sull’ipotesi di una no-fly zone. I ribelli si limitano a scappare, Gheddafi promette un bagno di sangue e vendetta “senza pietà, casa per casa”.

17 marzo 2011 Gli Stati Uniti premono per un intervento militare sulla Libia: l’ambasciatore di Washington alle Nazioni Unite, Susan Rice, ha detto che la sola imposizione di una no-fly zone non è sufficiente e che l’amministrazione Obama sta «lavorando sodo» per far passare una nuova risoluzione, che autorizzerebbe anche bombardamenti contro l’artiglieria pesante di Gheddafi. La proposta è sostenuta anche da Francia e Gran Bretagna.

18 marzo 2011 Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva una risoluzione che impone la “no-fly zone” sopra la Libia e “ogni misura necessaria” per proteggere i civili nel paese, esclusa l’invasione di terra. Il governo della Libia annuncia un “cessate il fuoco” ma prosegue i bombardamenti su Tripoli e su Misurata. Nonostante l’ostruzionismo della Lega Nord, il Parlamento italiano stabilisce l’adesione dell’Italia alle azioni che saranno intraprese dall’ONU nei confronti della Libia.

19 marzo 2011 I leader dei paesi europei, il Segretario di stato americano Hillary Clinton e i rappresentanti degli altri paesi che hanno deciso di appoggiare la risoluzione ONU hanno partecipato al vertice di Parigi per decidere le prossime mosse da adottare contro il regime di Gheddafi. Dopo l’incontro, il presidente francese Nicolas Sarkozy comunica l’avvio delle operazioni militari. Missili americani, britanici e francesi colpiscono obiettivi militari a Bengasi, Tripoli e Misurata.

20 marzo 2011 Muammar Gheddafi ha diffuso un messaggio audio per condannare l’intervento delle forze internazionali in Libia, definendole «potenze coloniali cristiane». Intanto in Libia si continua a combattere, il New York Times perde le tracce di quattro suoi giornalisti.

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