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  • martedì 23 Agosto 2011

Diario della guerra in Libia

La storia completa e le foto, dalle prime proteste di febbraio alla battaglia di Tripoli di questi giorni

di Nadia Ferrigo

22 febbraio 2011 Gheddafi parla per circa un’ora e mezza alla tv di stato libica, dicendo che combatterà come un martire fino alla morte. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunisce per discutere della crisi e valutare eventuali provvedimenti.

23 febbraio 2011 Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna le violenze contro i manifestanti libici. Due piloti libici scappano a Malta dopo essersi rifiutati di bombardare la folla. Si continua a combattere, la parte est del paese sembra in mano ai manifestanti, a ovest infuriano gli scontri. Ognuno ha la sua stima del numero delle vittime della repressione, i numeri variano da 300 a 10.000 morti.

24 febbraio 2011 Aisha Gheddafi, figlia del presidente libico, appare alla tv di stato e dichiara di non avere alcuna intenzione di lasciare il paese: “Io non mi muovo da qui”. Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, conferma che la città di Bengasi è in mano ai manifestanti. Migliaia di persone si sono ritrovate nella piazza principale di Tobruk per festeggiare la liberazione dal regime del leader libico. Gheddafi dice che le rivolte sono organizzate da Bin Laden

25 febbraio 2011 Dalla Libia arrivano le foto di rivolte e festeggiamenti. I combattimenti si concentrano ormai nella zona vicina alla capitale, in un raggio di 300 chilometri. Inizia l’assedio di Tripoli: Gheddafi dalla piazza verde parla ai suoi sostenitori: “Se il popolo non mi vuole, allora merito di morire”. Intanto continuano ad arrivare le foto delle città liberate, come Bengasi e Tobruk.

26 febbraio 2011 Il trattato tra Libia e Italia è sospeso.

27 febbraio 2011 Il Consiglio di sicurezza dell’ONU impone all’unanimità il divieto di viaggio e il congelamento dei beni di Muammar Gheddafi, dei membri della sua famiglia e delle persone più vicine al suo regime. La risoluzione deferisce il regime alla Corte Penale Internazionale dell’Aja. Il Consiglio chiede “l’immediata fine delle violenze” e “risposte alle legittime richieste della popolazione”. Intanto i ribelli formano un governo provvisorio a Bengasi, guidato dall’ex ministro della giustizia. Decine di migliaia di persone attraversano il confine che separa la Libia dalla Tunisia: a piedi, in macchina, in pullman, in aereo.

28 febbraio 2011 Gli insorti riescono a prendere il controllo di tre aree a est della capitale, ma Gheddafi resiste anche grazie all’aiuto dei mercenari, soldati arrivati dall’estero. Sono giorni di imbarazzo per la London School of Economics, una delle più note e prestigiose università del mondo: Saif al-Islam Gheddafi, figlio del dittatore libico, nel 2008 ha conseguito lì un dottorato e poco dopo ha fatto una donazione all’università pari a un milione e mezzo di sterline, attraverso una fondazione intitolata al padre.

1 marzo 2011 Regno Unito e Stati Uniti iniziano a dare concretezza alle minacce nei confronti del regime, ribadendo la richiesta di dimissioni e prendendo in considerazione “tutte le opzioni possibili, nessuna esclusa, finché il governo libico continua a minacciare e uccidere i suoi cittadini”.

2 marzo 2011 Un’altra giornata di scontri tra popolazione e forze dell’esercito. La controffensiva dei militari di Gheddafi è riuscita a respingere i ribelli da Tripoli e riconquistare due città occupate nella parte nord-occidentale del paese: Gharyan e Sabratha. Anche Brega, dove la battaglia è ancora in corso, sarebbe sul punto di cedere a favore del regime.

3 marzo 2011 I manifestanti antigovernativi sono riusciti a respingere i militari dell’esercito di Gheddafi, che stavano tentando di avanzare verso est e riappropriarsi della città di Brega.

4 marzo 2011 Nonostante le repressioni e le proteste il regime non avanza a est, e un migliaio di persone manifestano nella blindatissima Tripoli.

5 marzo 2011 Mentre Bengasi, dopo aver cacciato il regime, si riorganizza, nella città di Zawiyah si combatte: centinaia di soldati pro-Gheddafi hanno assalito la città verso le sei del mattino.

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