Che cos’è la Tobin Tax?

L'ha inventata quest'uomo, che ha vinto il premio Nobel, e potrebbe essere la soluzione a molti problemi: una guida per capire di cosa si sta parlando

di Emanuele Menietti

Come funziona
Durante una conferenza nel 1995 Tobin diede una chiara spiegazione sui vantaggi della sua tassa, in un periodo storico in cui l’Unione Europea iniziava a fare sul serio per arrivare a una moneta unica che attenuasse il problema dei tassi di cambio.

La Tobin Tax è progettata per penalizzare le transazioni di breve periodo. Ci sono più di mille miliardi di dollari di transazioni ogni giorno nel foreign exchange market nel mondo [oggi siamo intorno ai 1.900 miliardi di dollari, ndr]. La maggior parte di questi sono dati dall’inizio di brevi giri di denaro che durano solamente una settimana o meno. Sono sostanzialmente viaggi di andata e ritorno tra una valuta e un’altra.

La tassa sulle transazioni al cambio che propongo è fissa per qualsiasi ammontare di ogni transazione. Quindi discrimina automaticamente, nel modo migliore possibile, tra i viaggi di andata e ritorno di breve e di lungo termine. Ipotizziamo che la tassa sia pari allo 0,5 per cento per ogni transazione, mezzo punto percentuale del suo valore totale. Se sposti denaro da Toronto (Canada) a New York (Stati Uniti) per approfittare di una differenza nel tasso di cambio e risposti la cifra nella stessa settimana, il tuo viaggio ti costa un 1 per cento (0,5 per andare, 0,5 per tornare). Se il vantaggio nel breve periodo è di pochi punti sulla base dei tassi di interesse annui, la tassa cancella il guadagno.

Specularmente, dice Tobin, se vuoi fare una transazione in un’altra valuta per un progetto a lungo termine gli effetti della tassa saranno marginali. Avrai infatti pagato lo 0,5 per cento all’andata, ma l’altro 0,5 per cento lo pagherai solamente nel momento in cui deciderai di riportare indietro il denaro magari a decenni di distanza quando l’investimento sarà cresciuto e avrai raccolto gli interessi. Un simile sistema potrebbe quindi incentivare gli investimenti per “fare cose” disincentivando almeno in parte le rapide incursioni sul mercato di chi specula.

L’altro vantaggio sarebbe, naturalmente, la possibilità per gli Stati di ottenere un nuovo sistema per fare cassa senza gravare con nuove imposizioni fiscali direttamente su tutti i contribuenti. Alcuni economisti ritengono che applicando una Tobin Tax dello 0,1 per cento si potrebbero ottenere annualmente 166 miliardi di dollari. Tobin aveva immaginato un sistema in cui gli Stati con economie più solide, che attirano mediamente più scambi sul mercato, cedessero parte dei proventi della sua tassa a un’istituzione internazionale come l’FMI, che si sarebbe poi fatta carico di ridistribuire le somme per equilibrare il sistema, sul modello di quanto avveniva nel periodo regolato dagli accordi di Bretton Woods.

Tassazione delle transazioni finanziarie (TTF)
Da quando Tobin fece la sua proposta, le cose sono naturalmente cambiate: gli scambi sui mercati sono diventati frenetici, paesi con economie un tempo marginali si stanno affermando con le loro valute e in Europa diciassette paesi si muovono insieme, almeno sul fronte monetario, con l’euro. Partendo dalla proposta di Tobin, che a sua volta si era già rifatto ad alcune idee dell’economista John Maynard Keynes negli anni Trenta, numerosi economisti hanno elaborato nuove teorie per applicare una tassa a tutte le transazioni finanziarie sui mercati e di questo hanno parlato Sarkozy e Merkel martedì scorso, quindi di qualcosa in parte diverso dalla Tobin Tax.

Differenze
La Tobin Tax si concentra sugli scambi di valuta, mentre la tassazione delle transazioni finanziarie si applica a chi opera sui mercati finanziari. Rimarrebbero quindi esclusi pagamenti per beni, servizi e prestazioni lavorative all’estero. L’idea della TTF è principalmente un pallino di Nicolas Sarkozy, che l’ha tirata fuori qualche mese fa nel corso del G20 di Parigi raccogliendo pareri discordanti dai vari paesi che vi partecipano.

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