Perché Google ha comprato Motorola

E che cosa cambia per la concorrenza, nonché per chi i telefonini li compra

di Emanuele Menietti

L’asta di Nortel cui fanno riferimento i responsabili di Google è quella che ha consentito ad alcune società concorrenti di entrare in possesso di circa seimila brevetti su: trasmissioni di dati senza fili, reti cellulari di quarta generazione, servizi Internet, servizi vocali e semiconduttori. All’asta per entrare in possesso dei brevetti, venduti da Nortel perché in bancarotta, partecipò anche Google arrivando a offrire fino a 3,1 miliardi di dollari, ma la gara fu vinta da un consorzio cui partecipavano Apple, Ericsson, Microsoft, Sony e RIM (quelli dei BlackBerry) con una offerta da 4,5 miliardi di dollari.

L’operazione deve essere ancora approvata dalle autorità canadesi e statunitensi. Google teme che una tale concentrazione di brevetti in mano alla concorrenza possa rendere complicata la vita al proprio Android. Le centinaia di brevetti registrati negli anni da Motorola dovrebbero ridurre questo rischio, dando basi più solide al motore di ricerca nel caso di controversie legali. Per problemi di brevetti e proprietà intellettuali, per esempio, Samsung ha dovuto di recente sospendere le vendite in Europa del suo tablet Galaxy Tab 10.1, che usa Android, in seguito a diverse cause legali avviate da Apple.

Compagni di avventura
L’annuncio dell’acquisto di Motorola è stato trattato con molta cautela da Google per non turbare le altre società che fanno parte della Open Handset Alliance (OHA). L’Allenza è nata nel 2007 e raccoglie numerose aziende che si occupano della produzione di telefoni cellulari o di loro componenti come HTC, Samsung, Qualcomm, Texas Instrument e Intel. Anche Motorola fa parte della OHA quindi in un certo senso l’acquisizione rimane “in casa”, ma pone comunque diversi interrogativi per le altre società che temono nasca un percorso preferenziale per Motorola con versioni di Android cucite perfettamente per gli smartphone della società da poco acquisita.

Google ha cercato di allontanare i possibili malumori specificando più volte che Motorola rimarrà una divisione separata dalle altre attività del motore di ricerca, manterrà almeno per ora il marchio e il suo controllo da parte di Google non implicherà un trattamento diverso rispetto a quello riservato ad altri grandi e importanti produttori come Samsung e HTC. Android manterrà la sua natura di sistema operativo “aperto” messo a disposizione delle altre società.

Secondo analisti ed esperti, le rassicurazioni di Google vanno comunque prese con le molle. La possibilità di sviluppare e realizzare sia il software che l’hardware porteranno inevitabilmente alla produzione di modelli dalle capacità superiori, che potrebbero nuocere agli altri concorrenti che utilizzano Android. Google, del resto, prova da anni a imporre maggiori vincoli ai produttori per far rendere al meglio Android, ma con esiti altalenanti.

Calibrare le grandi possibilità offerte dal controllo di Motorola con le esigenze delle altre aziende sarà probabilmente il percorso più difficile e rischioso per Google, il cui interesse è diffondere Android sul più alto numero possibile di smartphone là fuori. C’è comunque da dire che l’acquisizione potrebbe giocare a favore degli altri membri dell’OHA. Con l’accordo tramonta la possibilità di una serie di cause legali interne sui brevetti ventilata da tempo da Motorola e si rafforzano i rapporti per la tutela reciproca di alcuni brevetti e proprietà intellettuali. Google punterà probabilmente su questi aspetti per tenere insieme e in pace l’Alleanza.

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