Ma quanto ci mette?

I lunghi tempi di avvio dei computer sono stati a lungo una grana per tutti gli utenti: ora i nuovi modelli sono pronti in pochi secondi ed è merito degli smartphone

Spesso numerosi programmi quando vengono installati attivano anche un’opzione per essere sempre aperti durante la fase di avvio del computer. A lungo andare questo può appesantire il sistema, obbligandolo a far partire anche decine di programmi, che poi non vengono magari usati. Sulle versioni Windows più datate si può come prima cosa dare un’occhiata alla cartella “Esecuzione automatica” dal “Menu di avvio” e verificare quali programmi sono elencati. È sufficiente rimuovere la loro icona dalla cartella per evitare che si avviino la volta dopo. I più esperti possono usare l’opzione Msconfig di Windows, ma bisogna procedere con cautela perché se si sbaglia qualcosa c’è il rischio di complicare l’avvio del computer.

I ChromeBook riescono ad avviarsi da zero in una decina di secondi proprio perché non hanno programmi che si avviano automaticamente quando vengono accesi. Un’altra soluzione per rendere l’avvio più veloce è quella di costruire sistemi operativi strettamente legati all’hardware e viceversa. Apple e in misura diversa Google hanno scelto questa soluzione, Microsoft invece è costretta a seguire un modello in cui il suo sistema operativo deve adattarsi a computer molto diversi tra loro e questo a volte comporta qualche inconveniente.

Software e hardware che vanno molto d’accordo insieme rendono più veloci i dispositivi e basta pensare agli smartphone oggi in commercio per accorgersene. Da un cellulare ci aspettiamo la massima reattività e questo probabilmente ha condizionato anche il nostro modo di giudicare la lentezza dei computer tradizionali. Smartphone e tablet sono sempre pronti per inviare email, navigare online e ovviamente rispondere alle chiamate. Se così non fosse verrebbe a mancare buona parte della loro utilità.

Ma se gli smartphone – che a conti fatti sono dei piccoli computer – sono attivi in un attimo, perché non lo possono essere anche i computer tradizionali? La risposta sta principalmente nelle differenze tecniche: i sistemi operativi dei dispositivi mobili sono di solito meno pesanti e fortemente integrati con l’hardware, fanno funzionare pochi programmi per volta “dietro le quinte” e non hanno bisogno di parti in movimento per recuperare i dati, come i dischi magnetici.

Secondo molti osservatori, la progressiva diffusione dei tablet sta portando a nuovi importanti cambiamenti che potrebbero causare il tramonto dell’era dei computer per come li conosciamo ora. Nel nuovo Lion, Apple ha introdotto alcune funzionalità fino a ora adottate su iPhone e iPad e sembra essere determinata a trovare nuove soluzioni per ridurre le differenze (almeno delle interfacce) tra il sistema operativo per dispositivi mobili iOS e quello per i suoi Mac. Google sta facendo qualcosa di analogo con le versioni di Android per smartphone e tablet e con i suoi ChromeBook e anche Microsoft, seppure con maggiori difficoltà, sta provando ad aumentare l’integrazione tra Windows per computer e Windows per smartphone. I computer che abbiamo oggi tra le mani non scompariranno, ma si stanno evolvendo rapidamente e in buona parte grazie alle scoperte e alle migliorie adottate negli smartphone, tempi di avvio compresi.

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