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  • sabato 23 luglio 2011

L’attentato di Oklahoma City

Tutti lo paragonano a quello di ieri a Oslo: che cosa successe il 19 aprile del 1995?

di Elena Favilli

Le motivazioni
Timothy McVeigh e Terry Nichols si erano conosciuti a Fort Benning, in Alabama, durante un periodo di addestramento militare. Avevano deciso di vendicarsi contro il governo americano per come aveva gestito il caso di Randy Weaver e per il cosiddetto «assedio di Waco», in cui erano morte 82 persone. Secondo la ricostruzione di McVeigh durante il processo, l’Alfred P. Murrah Federal Building fu scelto per il suo rivestimento esterno in vetro e per la grande quantità di spazio che si estendeva su uno dei suoi lati, che avrebbe potuto assorbire parte della forza dell’esplosione evitando di uccidere persone che non avevano niente a che fare con il governo, e che avrebbe fornito una prospettiva migliore per eventuali foto successive all’attentato con cui amplificare l’effetto propagandistico del gesto. L’attentato fu programmato per il 19 aprile, in coincidenza con l’anniversario dell’assedio di Waco e delle battaglie di Lexington e Concord durante la guerra d’indipendenza americana.

Il processo
Le indagini che seguirono all’attentato, conosciute come “OKBOMB”, furono il più grande caso d’investigazione criminale nella storia degli Stati Uniti. Gli agenti dell’FBI interrogarono 28mila persone e raccolsero prove per un peso complessivo di 3,2 tonnellate. McVeigh e Nichols furono processati e condannati nel 1997. McVeigh fu condannato a morte e ucciso con un’iniezione letale l’11 giugno 2001. Nichols fu condannato all’ergastolo. Anche i coniugi Michael e Lori Fornier furono processati, perché accusati di essere a conoscenza del piano. Michael Fornier fu condannato a dodici anni, mentre alla moglie fu garantita l’immunità in cambio della sua testimonianza. McVeigh aveva chiesto al suo avvocato di presentare una linea di difesa minima, in cui in sostanza dichiarava di avere agito perché si sentiva «in pericolo immediato» e che voleva prevenire futuri crimini da parte del governo. Durante il processo l’avvocato di McVeigh cercò di smontare le accuse sostenendo che nessuno aveva visto il suo assistito quel giorno nel luogo del delitto e che un attentato del genere non poteva essere stato organizzato soltanto da due persone. Ma le prove di una cospirazione più ampia e pilotata non furono mai dimostrate.

Le vittime
Circa 646 persone si trovavano all’interno dell’edificio quando la bomba esplose. Morirono in 168, tra cui 19 bambini sotto i 6 anni che si trovavano all’interno dell’edificio nell’America’s Kids Day Care Center. I feriti furono più di 680. Delle vittime, soltanto 99 lavoravano effettivamente per il governo degli Stati Uniti. Quando durante il processo gli fu chiesto che cosa pensasse della morte di tutti quei bambini, McVeigh rispose: «Non sono io che ho definito le regole. Le regole, se non sono scritte, sono definite dall’aggressore. Donne e bambini furono uccisi a Waco. Abbiamo restituito al governo quello che ci aveva dato».

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