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  • giovedì 14 Luglio 2011

Le finte vaccinazioni per rintracciare Bin Laden

La CIA pagò un medico locale per farle ad Abbottabad, nella speranza di ottenere il DNA del leader di al Qaida

Nelle ultime settimane starebbero emergendo sempre nuove prove dei collegamenti più o meno diretti di Osama Bin Laden con l’intelligence pakistana, e gli Stati Uniti hanno deciso di tagliare i finanziamenti al Pakistan di diverse centinaia di milioni di dollari.

Secondo l’opinione di un’operatrice sanitaria, Alanna Shaikh, pubblicata su Foreign Policy, la vicenda delle finte vaccinazioni è stata un grave errore da parte della CIA e degli Stati Uniti. Utilizzare la medicina per scopi di intelligence, e in definitiva non per curare veramente le persone, fa arrabbiare per prima cosa i medici di tutti i paesi (che infatti hanno commentato molto duramente). E in Pakistan l’epatite B è un problema serio: interrompere il programma nel sobborgo povero di Nawa Sher dopo solo una delle tre dosi previste ha dato pochissima protezione dalla malattia a bambini che ne avevano (e ne hanno) realmente bisogno.

Inoltre, è possibile che nel prossimo futuro la gente sia ancora più diffidente verso simili campagne di vaccinazione, dato il precedente in cui sono stati coinvolti i servizi segreti degli Stati Uniti. Già in passato gli operatori sanitari non hanno avuto vita facile, nel mondo musulmano. Nel 2007, ricorda Foreign Policy, medici e infermieri stranieri poterono operare in Afghanistan solo dopo che i talebani rilasciarono loro una lettera che li autorizzava formalmente. In precedenza, correvano costantemente il rischio di essere picchiati quando arrivavano nei villaggi, con l’accusa di essere spie.

All’opposto, la fiducia cieca della popolazione nei confronti dei medici è già stata utilizzata in passato dai governi per i propri fini, come quando nel 2008 l’esercito colombiano travestì da operatori della Croce Rossa i militari impegnati in un’operazione di salvataggio di persone tenute in ostaggio dalle FARC: ma questi metodi, secondo Shaikh, sono sempre da condannare.

foto: SHAH MARAI/AFP/Getty Images

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