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  • martedì 5 luglio 2011

La storia della “struttura Delta”

E perché se ne parla di nuovo, quando tutto era stato già raccontato e indagato nel 2007

di Francesco Costa

L’inchiesta della procura
Alla fine del 2007 Deborah Bergamini querela Repubblica. È una cosa molto importante, oggi, e tra poco scopriremo perché. Attorno al caso c’è ancora un gran movimento. A gennaio del 2008 la procura di Milano apre un’inchiesta su Deborah Bergamini e Flavio Cattaneo, che nel frattempo ha lasciato la direzione generale della RAI ed è diventato amministratore delegato di Terna. L’ipotesi di reato è interruzione di servizio pubblico. Più avanti anche la Corte dei Conti indagherà su quanto accaduto. Dal punto di vista giudiziario, però, il caso si sgonfia nel giro di qualche mese. A giugno il giudice per le indagini preliminari decide di mandare al macero tutte le telefonate del processo Hdc ritenute non rilevanti, e tra queste ci sono quelle – mai trapelate – tra Silvio Berlusconi e Nicolò Querci, dirigente di RTI, società controllata di Mediaset, e tra lo stesso Berlusconi e Deborah Bergamini. A ottobre la procura chiede l’archiviazione sia per Bergamini che per Cattaneo. Non si arriva nemmeno al processo, e questo perché non è possibile utilizzare i contenuti delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, “salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”. Nel frattempo, ad aprile dello stesso anno, Deborah Bergamini lascia consensualmente la RAI. Il caso Raiset, di fatto, pare finito.

Il ritorno della “struttura Delta”
Si parla di nuovo di “struttura Delta” l’11 febbraio del 2011, due anni e mezzo dopo, quando Massimo Giannini su Repubblica racconta di una riunione a Palazzo Grazioli tra Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, e Claudio Brachino, direttore di Videonews-Mediaset. L’occasione è quindi tutt’altra ma il concetto indicato dall’espressione è sempre lo stesso: una squadra di giornalisti guidati politicamente che operano allo scopo di avvantaggiare Silvio Berlusconi.

Le trascrizioni, i file audio
Poi, a partire dal 29 giugno, Repubblica pubblica sul giornale e sul sito le trascrizioni e i file audio delle conversazioni da cui erano stati tratti i brogliacci pubblicati tre anni prima. Lo fa specificando che si tratta di telefonate “rivelatesi non utili alle indagini” e che le posizioni di Bergamini e Cattaneo sono state archiviate, ma che, scrive Massimo Giannini, “emerge dalla vicenda […] un ‘paradigma’, un ‘metodo di governo’ che non necessariamente ha a che vedere con la dimensione penale, ma che rimanda inequivocabilmente ad una questione morale”. Per quanto i fatti siano rilevanti e gravi, dalle nuove trascrizioni delle telefonate di Deborah Bergamini non emerge niente che non sia già stato raccontato quattro anni fa.

La “struttura Delta”
Oggi Repubblica identifica la battezzata “struttura Delta” in cinque persone. Di Deborah Bergamini e Clemente Mimun abbiamo detto. Poi vi vengono inclusi Francesco Pionati, nel 2005 giornalista politico del Tg1 e oggi parlamentare dei Responsabili, Alessio Gorla, ieri come oggi consigliere di amministrazione della RAI, Fabrizio del Noce, nel 2005 direttore di Raiuno e oggi direttore di RAI Fiction. E Gianfranco Comanducci, nel 2005 capo del personale della RAI e oggi vicedirettore generale.

“Non c’è decisione”, scrivono Galbiati e Randacio (autori di nuovo oggi delle ricostruzioni basate sulle intercettazioni), “presa dal direttore generale Flavio Cattaneo sulla programmazione che non venga riferita ai dirigenti di Cologno Monzese. A volte è lo stesso Cattaneo a parlare con Mediaset”, facendo riferimento a una telefonata in cui Bergamini parla di un colloquio tra Flavio Cattaneo e Piersilvio Berlusconi. Ritornano le conversazioni e le consultazioni riguardo i palinsesti di RAI e Mediaset nei giorni della morte di Karol Wojtyla, i contatti frequentissimi tra Bergamini e Crippa, il timore che enfatizzare la morte del Papa potesse allontanare gli elettori dalle urne alle regionali. E poi i tentativi di minimizzare i risultati elettorali, Mimun che propone di creare “un presidio antiguai” per Berlusconi, Pionati che dice di avere “voglia di fare la guerra”.

A che punto siamo adesso
Il nuovo direttore generale della RAI, Lorenza Lei, ha deciso di aprire una nuova indagine interna su quei fatti: gli stessi che furono oggetto di un’indagine interna nel 2007 (indagine arrivata allora a un nulla di fatto, visto che la RAI e Deborah Bergamini sciolsero consensualmente il loro contratto e la Bergamini ricevette regolarmente una lauta buonuscita). Sia Deborah Bergamini che le altre persone coinvolte, oltre a dirsi estranee al tipo di organizzazione descritta da Repubblica, hanno contestato che la vicenda sia già stata oggetto di un’indagine, archiviata. Deborah Bergamini ha aggiunto un’accusa: “Il tribunale di Milano ha disposto la distruzione delle intercettazioni delle mie telefonate, in quanto ha riconosciuto che erano totalmente inafferenti all’inchiesta”. D’altra parte, come specifica la stessa Repubblica, le intercettazioni sono “non utili alle indagini” e relative a indagini “archiviate”. E quindi, da dove vengono? La risposta sarebbe in due querele.

Una è quella intentata da Bruno Vespa nei confronti del giornalista di Repubblica Francesco Merlo (lo stesso Vespa, scrivendo a Repubblica, specifica di avere “chiesto di non distruggere i nastri con le intercettazioni”). L’altra – ci siamo arrivati – è quella intentata da Deborah Bergamini a Repubblica nel dicembre del 2007. Repubblica ha ricevuto formalmente la documentazione relativa all’inchiesta, tenuta in vita dalle due querele. Che hanno quindi avuto l’effetto di offrire al giornale una nuova mole di trascrizioni e intercettazioni con cui resuscitare le accuse contro chi, inequivocabilmente, lavorò dentro la RAI per danneggiare la RAI e aiutare il PresdelCons.

foto: Mauro Scrobogna / LaPresse

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