• Scienza
  • mercoledì 22 giugno 2011

Le specie marine rischiano

Inquinamento e pesca senza controllo stanno portando a grandi estinzioni di massa negli oceani, dicono 27 scienziati in un rapporto consegnato all'ONU

Per Jelle Bijma, dell’Alfred Wegener Institute che effettua spedizioni e ricerche sull’ambiente nell’Artico e in Antartide, gli oceani iniziano a sperimentare un “terzetto della morte” costituito dalle temperature più alte, dall’acidificazione dell’acqua marina e dalla mancanza di ossigeno, condizioni che si sono già verificate in passato nel corso delle grandi estinzioni di massa che hanno interessato gli oceani della Terra.

La riduzione di ossigeno è in parte dovuta alla dispersione nelle acque dei fertilizzanti, che attraverso i fiumi raggiungono poi i mari e gli oceani. Si formano così delle zone morte in cui i livelli di ossigeno sono estremamente bassi, a tal punto da rendere impossibile la vita a numerose specie. Secondo Bijma siamo ormai nel bel mezzo di un processo di estinzione di massa che potrebbe cambiare sensibilmente gli oceani rispetto a come li conosciamo oggi. In passato gli oceani si sono ripresi dalle grandi estinzioni, ma questa volta potrebbe essere diverso perché inquinamento e riscaldamento globale potrebbero rallentare o rendere impossibile il recupero.

Il rapporto ricorda che non è comunque troppo tardi per intervenire e ridurre i rischi per gli oceani. Una prima soluzione potrebbe essere quella di riportare la pesca a livelli sostenibili per gli ecosistemi. Il compito di controllare e sanzionare chi non rispetta la regole spetterebbe ai governi e richiederebbe sforzi contenuti, rispetto a politiche più impegnative e nel lungo periodo per ridurre le emissioni, cosa che comunque bisognerà fare. La pesca senza controllo è la principale causa della riduzione degli ecosistemi marini e sta mettendo a rischio almeno 500 specie diverse in tutto il mondo. Riducendo la pesca selvaggia, queste specie potrebbero ripopolare i loro habitat, evitando il rischio dell’estinzione.

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