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  • lunedì 20 Giugno 2011

D’Alema: «Vorrei dire una cosa a Nichi»

Massimo D'Alema parla delle primarie, di Alfano segretario del PdL, di Montezemolo, della propria antipatia - negandola - e di quando disegnò una svastica

di Luca Sofri

Il PD su queste cose ha già le idee chiare?
«Il PD ha tante idee chiare»

Tante…
«Certo. Comunque in un paese in cui il governo non ne ha nessuna, anche se noi ne abbiamo una di più non fa male. Noi abbiamo discusso lungamente e approvato delle posizioni estremamente impegnative. Per esempio abbiamo presentato un progetto per le riforme necessarie per rilanciare l’economia e anche per avere una società più giusta, perché una delle condizioni per far ripartire l’economia è ridurre le disuguaglianze sociali. Ci sono aspetti che sono più discussi, per esempio sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale c’è una certa pluralità di opinioni, anche se c’è una proposta prevalente. Però non voglio mettere le brache alla discussione: noi ora la dobbiamo fare con i cittadini. Quindi il primo passaggio è questo: lavoriamo da settembre a un grande confronto con la società italiana, per definire i punti qualificanti di un progetto di governo per l’Italia.

Poi compiuto questo percorso, anche in relazione a quando ci saranno le elezioni, faremo le primarie.
Però vorrei dire una cosa a Nichi: le primarie non le facciamo per scegliere il capo della sinistra, le facciamo per scegliere il candidato a governare l’Italia. Perché in lui l’ansia delle primarie risponde secondo me a un’esigenza un po’ diversa: Nichi pensa, attraverso le primarie, di affermare una sua leadership personale, della forza della sua personalità. Poi io gli voglio veramente bene, ho con lui un ottimo rapporto personale, totalmente riguadagnato. Anche perché lo conosco dal ’75, ’76, lui era uno dei miei contestatori: io ero segretario della FGCI e lui ai congressi mi votava contro. Siccome erano in tre o in quattro, io ci ho fatto amicizia sin da allora, perché sono sempre stato incuriosito dalla forza delle personalità: a quel tempo ci voleva personalità per votare contro il segretario. È molto intelligente ed è persino furbo: perché lui si è enormemente avvantaggiato della politica che abbiamo fatto noi. Lui non potrebbe governare la Puglia se non avesse un rapporto con l’UDC che lui gestisce con estrema intelligenza e che in parte gli abbiamo costruito noi. E lui lo sa. Quindi, al di là di ogni considerazione, bisogna che Nichi si renda conto che noi non dobbiamo fare le primarie per scegliere il capo della sinistra: noi dobbiamo fare le primarie per indicare la personalità che può guidare una coalizione per il governo del paese. E io ritengo – non solo per la forza della persona, ma anche perché è infinitamente ragionevole che il paese sia guidato dal leader del più grande partito italiano – che a queste primarie noi proporremo e sosterremo Pier Luigi Bersani. Perché è naturale che sia così. Ho sempre pensato che, così come avviene in tutti i paesi democratici europei, proprio tutti, il capo del governo debba essere il leader del più grande partito del governo. L’Italia a volte è sfuggita a questa norma democratica: io spero che con la nascita del PD, e quindi con la creazione del grande partito di governo del centrosinistra (prima non c’era, ce n’era più d’uno) noi possiamo dare anche all’Italia un governo più solido, perché io penso che se il governo del paese è guidato dal leader di un partito che ha più del 30% dei voti, e che quindi rappresenta da solo i tre quarti, i quattro quinti della maggioranza che governa del paese, questo dà più forza al governo del paese. Non è solo simpatia verso Bersani.

E quindi per tutte queste ragioni – anche se è del tutto legittima la candidatura di Nichi – penso che ciò che noi proponiamo sia più significativo. Bisogna decidere adesso un percorso condiviso che parta dal progetto per l’Italia. Dopo di che, ho sempre pensato che Nichi Vendola rappresenti una sinistra che vuole misurarsi e si misura col governo del paese, di cui c’è bisogno. Credo che lui eserciterà un ruolo importante nella prospettiva futura di governo. Noi non saremo mai uno schieramento di un solo capo: ci saranno sempre più personalità. E oltretutto uno dei grandi meriti personali di Bersani, in un partito come il nostro, complicato per tante ragioni, è che lui si sia affermato anche perché ha uno stile politico che lo ha tenuto sempre lontano dagli eccessi di personalismo e di riscontri personali. Il che ne fa anche la persona più adatta a guidare uno schieramento composito, vario, di tante personalità come continuerà a essere il centrosinistra.»

Se si vota l’anno prossimo, secondo te, chi è il candidato del centrodestra?
«Io penso che loro non siano in grado di sostituire Berlusconi, per come si è costruita la destra italiana, che non è un partito, ma un insieme di forze intorno a una personalità. L’unica possibilità che hanno è che Berlusconi ne nomini un altro, ma a quel punto il senso di questa operazione sarebbe il seguente: Berlusconi nomina un altro per il governo del paese e riserva a sè la candidatura alla presidenza della repubblica. Perché le prossime elezioni politiche saranno anche le elezioni per decidere il presidente della repubblica. E lasciamelo dire, io sono sgombro da una logica di demonizzazione, ma ritengo che se è stato duro avere Berlusconi capo del governo per la credibilità del nostro paese, averlo presidente della Repubblica sarebbe insostenibile.»

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