Le centrali nucleari, parliamone

A che punto è l'industria atomica in giro per il mondo e quali sono i punti critici

di Emanuele Menietti

Per molti, la regola numero 1 per un programma nucleare sicuro è la presenza di una autorità che abbia almeno la parvenza di essere indipendente dal governo e dalle pressioni delle imprese. I critici temono che i governi autoritari non tollerino una simile istituzione che miri ad avere una parziale indipendenza e trasparenza nei processi decisionali. Benché anche le autorità in Occidente abbiano affrontato numerose critiche per essere troppo vicine alle imprese che regolano, sono almeno aperte alle revisioni e al controllo dei media e dei governi. La corruzione dilagante in alcuni paesi in via di sviluppo potrebbe portare a tagliare dei passaggi importanti sia nella fase di costruzione che di messa in sicurezza degli impianti.

L’Arabia Saudita ha annunciato di voler costruire 16 reattori nucleari entro la fine del 2020, con un enorme piano di investimenti da almeno 100 miliardi di dollari. L’amministrazione del paese è autoritaria e fortemente personalizzata, condizioni che rendono praticamente impossibile la messa a punto di una autorità indipendente che possa vigilare sul rispetto delle regole e dei requisiti di sicurezza per le centrali atomiche.

I nuovi reattori sono mediamente più sicuri di quelli vecchi di Fukushima, ma c’è da ricordare che buona parte del disastro alla centrale nucleare giapponese è stata causata dall’improvvisa mancanza di corrente elettrica, che ha reso inutilizzabili i sistemi di emergenza per mantenere sotto controllo la temperatura all’interno dei reattori. I cali di corrente sono molto comuni nei paesi in via di sviluppo e, secondo gli esperti, questo potrebbe essere un serio problema per la sicurezza.

Anche la carenza di infrastrutture importanti come le strade potrebbe essere un problema nel momento di una emergenza nucleare, quando mezzi di soccorso, tecnici ed esperti devono poter raggiungere rapidamente l’area dell’incidente. In Vietnam, per esempio, le strade sono poco attrezzate e con una capacità inferiore rispetto all’attuale mole di traffico. E i trasporti ferroviari non sono molto migliori. Raggiungere rapidamente gli impianti in caso di emergenza sarebbe molto difficile. Così come sarebbe improponibile organizzare la rapida evacuazione delle zone più vicine alle centrali nel caso di perdite radioattive.

Un altro problema di difficile soluzione rimane quello della conservazione in luoghi sicuri, e isolati, delle scorie radioattive. Il dilemma interessa tutti i paesi che utilizzano il nucleare, ma nel caso di quelli in via di sviluppo assume a volte contorni più inquietanti. Sempre nei dispacci diplomatici degli Stati Uniti svelati da Wikileaks sul Vietnam si citano alcune frasi del viceministro Tien, dove ammette la necessità di creare un nuovo sito per i rifiuti nucleari e di «migliorare i controlli legati alle importazioni e alle esportazioni di materiale radioattivo». Viene quindi da chiedersi dove il paese immagazzinerà i propri rifiuti nucleari quando avrà la prima centrale definitivamente operativa. Le autorità dicono di avere un piano fino al 2030 per la loro gestione e una estensione dello stesso fino al 2050.

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