• Italia
  • martedì 7 Giugno 2011

I cinque referendum di Milano

Il 12 e il 13 giugno i milanesi riceveranno in tutto nove schede, non quattro

Referendum 4 – scheda BLU
(risparmio energetico e riduzione delle emissioni di gas serra)

Il quarto quesito chiede al comune di impegnarsi negli obiettivi comunitari di riduzione del 20 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2020, e a questo scopo propone i seguenti interventi:

– la conversione entro il 2012 di tutti gli impianti di riscaldamento alimentati a gasolio degli edifici comunali;
– la conversione degli impianti di riscaldamento domestico alimentati a gasolio fino alla loro completa eliminazione entro il 2015;
– la previsione della classe energetica di massima efficienza come standard di costruzione per tutti i nuovi edifici e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili;
– la promozione e la diffusione del teleriscaldamento, utilizzando fonti rinnovabili e tecnologie ad alta efficienza, al fine di raggiungere almeno 750.000 abitanti equivalenti entro il 2015;
– la concessione di incentivi per la demolizione e ricostruzione (“rottamazione”) degli edifici a maggiore inefficienza energetica e privi di valore storico e architettonico attraverso premi volumetrici”.

Secondo i promotori, gli interventi hanno un costo di 10 milioni di euro all’anno per tre anni. Le uscite si possono compensare con “la parziale dismissione del patrimonio immobiliare comunale tramite lo strumento dei fondi immobiliari già avviato, escludendo gli immobili di pregio storico-monumentale, nonché mediante il coinvolgimento di società che realizzano interventi di efficienza energetica (Esco) e l’attivazione di strumenti di finanziamento in conto terzi”.

Referendum 5 – scheda ROSA
(Darsena e Navigli)

Il quinto quesito chiede al Comune di impegnarsi a risistemare la Darsena “quale porto della città ed area ecologica”. Nel 2004 il Comune di Milano aveva deciso di realizzare nell’area un parcheggio sotterraneo, l’area venne svuotata dall’acqua ma durante gli scavi emersero una serie di reperti archeologici che portarono all’interruzione dei lavori. Interruzione che prosegue tutt’ora: i reperti furono reinterrati e oggi la Darsena è praticamente in stato di abbandono. Inoltre, il quesito chiede al Comune di “procedere gradualmente alla riattivazione idraulica e paesaggistica del sistema dei Navigli milanesi sulla base di uno specifico percorso progettuale di fattibilità”.

Secondo i promotori, gli interventi avrebbero un costo di 10 milioni di euro all’anno per tre anni. La somma può essere coperta “mediante la parziale dismissione del patrimonio immobiliare comunale tramite lo strumento dei fondi immobiliari già avviato, escludendo gli immobili di pregio storico-monumentale”.

foto: Eric Borda

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