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  • venerdì 3 Giugno 2011

Jack Kevorkian, il “dottor Morte”

La storia del medico statunitense morto oggi a 83 anni, che aiutò a morire più di cento persone

Già nel 1991 lo stato del Michigan revocò la licenza a Jack Kevorkian per esercitare la professione medica, anche se dopo il primo suicidio da lui assistito, nell’anno precedente, l’inchiesta che venne aperta contro Kevorkian finì nel nulla, perché la legislazione dello stato non prevedeva il reato di suicidio. Iniziò comunque una lunga battaglia legale da parte del governo del Michigan, con esiti alterni nelle aule dei tribunali. Nessuno dei numerosi arresti e processi a cui andò incontro Kevorkian sembrò fargli cambiare idea, ad ogni modo, e lui continuò ad assistere pazienti che intendevano morire anche poche ore dopo essere stato rilasciato dalla prigione per una eutanasia precedente. La American Medical Association lo definì nel 1995 “un temerario strumento di morte” che “costituisce una grave minaccia per la collettività”, e i rapporti di Kevorkian con la categoria dei medici non erano facilitati dall’abitudine di chiamare i suoi detrattori con epiteti come “stupidi ipocriti”. Tra il 1994 e il 1997 tre processi si conclusero con una assoluzione e uno venne annullato.

Le battaglie di Kevorkian ebbero diverse conseguenze mediche e legali: molti commentatori sono concordi nell’attribuirgli un’influenza sul grandissimo aumento delle cure destinate ad alleviare le sofferenze dei malati terminali. Nel 1997 lo stato dell’Oregon introdusse per primo un provvedimento che rendeva legale per i medici la prescrizione di sostanze letali per aiutare i pazienti malati terminali a morire, e nel 2006 la Corte Suprema degli Stati Uniti confermò la validità del Death With Dignity Act.

Ma in quell’anno, Kevorkian era in prigione: il 26 marzo del 1999, dopo un processo durato meno di due giorni, una giuria del Michigan lo aveva ritenuto colpevole di omicidio di secondo grado per la morte di Thomas Youk, un malato di sclerosi laterale amiotrofica. Kevorkian aveva mandato il video del suicidio alla popolare trasmissione televisiva 60 minutes della CBS. Nel processo, aveva rifiutato l’assistenza del suo avvocato di fiducia, Geoffrey Fieger, e aveva deciso di difendersi da solo. Venne rilasciato solo il primo giugno 2007, dopo aver assicurato le autorità che non avrebbe più assistito alcun paziente in un suicidio.

foto: Bill Pugliano/Getty Images

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