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  • mercoledì 1 giugno 2011

Tutto sugli ascensori

Qual è il paese con più ascensori al mondo? A cosa serve il tasto di chiusura porte? Storia e notizie del mezzo di trasporto che usiamo di più

di Giovanni Zagni

La difficile arte del progettare ascensori
L’ascensore ha reso possibile i grattacieli e lo sviluppo verticale delle città. Decidere quali e quanti ascensori costruire in un edificio può essere estremamente complicato. Le variabili principali dell’elevatoring sono il tempo e lo spazio: tenendo conto di quante persone usano in media gli ascensori, e con quale frequenza, bisogna stabilire quanti costruirne, dove, quanto veloci e così via. La progettazione ideale è quella che permette che si vada su e giù rapidamente, senza che troppo spazio ai piani sia destinato agli ascensori. Nel caso di edifici molto alti, questo spazio poteva diventare proibitivo per la costruzione degli edifici e limitare l’altezza massima dei grattacieli. Almeno finché, nel 1973, i progettisti del World Trade Center non introdussero la sky lobby, una specie di stazione di scambio: un ascensore portava direttamente al venticinquesimo o al trentesimo piano, e da lì poi si prendeva un altro ascensore “normale” che fermava ad ogni piano.

Quanto ai tempi, un sistema di ascensori è ritenuto ottimale se è in grado di portare il tredici per cento della popolazione totale dell’edificio (ipoteticamente tutta in attesa) a destinazione entro cinque minuti. Le attese variano a seconda del tipo di edificio: negli Stati Uniti un grattacielo di uffici ha dei passeggeri disposti ad aspettare al massimo trenta secondi, quindi gli ascensori devono arrivare, in media, entro venti secondi. In un hotel o in un condominio la soglia di tolleranza si alza, ma solo di dieci o venti secondi.

La psicologia in ascensore
La paura degli ascensori è un tipo di claustrofobia. Dal punto di vista psicologico, la diffidenza o la paura verso gli ascensori nasce dal fatto che in uno spazio così ristretto non possiamo mettere in atto uno dei comportamenti di difesa innati nell’uomo, quello del “combatti o scappa”. Rimanere a lungo bloccati in ascensore poi può essere un’esperienza traumatica: in un lungo reportage il New Yorker ha raccontato la storia di Nicholas White, un dirigente di 34 anni della rivista Business Week, che una sera in cui era rimasto a lavorare fino a tardi decise di scendere dal suo ufficio per fumare una sigaretta. Rimase bloccato per 41 ore nell’ascensore numero 30 dell’edificio dove lavorava. La sua permanenza forzata nella cabina è stata interamente filmata da una telecamera di sicurezza: otto guardie si sono date il cambio davanti agli schermi delle telecamere a circuito chiuso del palazzo prima che qualcuno si accorgesse di White e lo contattasse con l’interfono. Di seguito, il video accelerato della sua disavventura: si vede White provare ad aprire le porte, fumare, dormire disteso sul pavimento. Alla diciannovesima ora si vedono operai controllare gli ascensori a fianco del suo.

Quando tornò in ufficio dopo essere stato tirato fuori, trovò sulla sua scrivania un messaggio arrabbiato da parte di un collega che venerdì sera era rimasto a lavorare fino a tardi insieme a lui, che lo rimproverava per essersene andato prima della conclusione del lavoro. Dopo l’incidente, White non è più tornato a lavorare a Business Week, ma prende ancora gli ascensori.

Al di là degli episodi estremi, ci sono molti altri comportamenti particolari legati agli ascensori. Quando degli estranei entrano nella stessa cabina, si dispongono nella stragrande maggioranza dei casi allo stesso modo. Due persone occuperanno gli angoli più lontani dall’ingresso, un terzo si metterà davanti alle porte, un quarto farà spostare il terzo verso uno dei due angoli rimasti liberi e liberando così lo spazio, al centro, per un quinto passeggero. Raramente gli sguardi si incontrano, e si tende a guardare in su o in giù, anche se spesso gli specchi aumentano il disagio. L’obiettivo è sempre quello di mantenere la massima distanza tra le persone, compatibilmente allo spazio: molte persone si trovano a disagio quando uno sconosciuto si avvicina a meno di sessanta centimetri circa, la distanza a cui si può avvertire l’odore e la temperatura di un altro corpo.

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