Il caso Antonveneta

La storia delle scalate bancarie del 2005 che ha portato alla condanna di Antonio Fazio, ex governatore della Banca d'Italia

Bancopoli
Non c’è solo la scalata ad Antonveneta nelle cronache di quelle settimane. Nello stesso periodo c’è quella di Unipol a BNL, sempre nello stesso periodo c’è quella di Stefano Ricucci a RCS, la società editrice del Corriere della Sera. È un’estate particolarmente movimentata e per questo lo scandalo si meriterà il neologismo giornalistico di “Bancopoli”. Qui ci limiteremo a descrivere quanto accaduto nel caso Antonveneta, che è al centro della condanna in primo grado di Antonio Fazio.

La caduta
Alla fine di luglio la procura di Milano dispone il sequestro delle azioni Antonveneta possedute dalla banca di Fiorani e dai suoi soci. A settembre Fiorani si dimette da amministratore delegato di BPI. Il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, è oggetto di numerose critiche dal mondo politico e dalla stampa, e praticamente non risponde. Circolano voci di una sua prossima iscrizione nel registro degli indagati, inizia a crescere il numero degli osservatori e degli addetti ai lavori che dicono di ritenere opportune le sue dimissioni. A metà di settembre si dimette invece il ministro dell’Economia del governo italiano, Domenico Siniscalco, polemizzando per la posizione a suo dire neutrale del governo Berlusconi. Nel frattempo tra gli indagati sono finiti anche Giovanni Consorte e l’intero consiglio di amministrazione di BPI.

Passano diversi mesi, le inchieste vanno avanti. Alla fine del 2005 succedono diverse cose importanti. Il 13 dicembre Gianpiero Fiorani viene arrestato, nel frattempo era stato messo sotto indagine anche per il reato di associazione a delinquere. Il 19 dicembre Antonio Fazio si dimette da governatore della Banca d’Italia. Il 28 dicembre Giovanni Consorte si dimette da amministratore delegato di Unipol. All’inizio del 2006 la banca olandese ABN Amro acquista il capitale di Antonveneta in mano alla BPI e ne assume il controllo, lanciando un’offerta pubblica di acquisto. Poche settimane dopo la banca francese BNP Paribas acquista la maggioranza delle azioni di BNL e lancia un’offerta pubblica di acquisto sulla totalità del capitale.

Il processo
Molte delle persone rinviate a giudizio hanno patteggiato la pena e quindi sono uscite dal procedimento prima della sentenza di ieri. Tra questi c’è Stefano Ricucci. Gli stessi Fiorani e Consorte avevano ottenuto il patteggiamento per parte delle accuse. Durante il processo Fiorani dirà, in aula: «Fazio mi disse che noi dovevamo superare il 50% per far fallire l’OPA di ABN Amro. […] Ricordo non solo le parole, ma anche le fattezze e il modo in cui Fazio le ha dette». Fazio negherà tutto, accusando Fiorani di averlo ingannato. Scrive Walter Galbiati su Repubblica di oggi, però: “Il processo ha finora dimostrato che non era possibile seguire la via maestra, la strada legale, perché la Popolare di Lodi non aveva i requisiti patrimoniali per comprare la banca Antonveneta. Solo il potere del governatore Antonio Fazio era in grado di permettere a una banca di provincia di contrastare un colosso come ABN Amro e di trasformarne il numero uno della Lodi, Gianpiero Fiorani, nell’alfiere dell’italianità”.

Alla fine del processo di primo grado, la procura chiede tre anni di reclusione per Fazio, un anno e tre mesi per Fiorani, tre anni per Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, suo ex vice a Unipol. Le condanne di ieri in alcuni casi superano le richieste dei pm. Antonio Fazio è stato condannato a quattro anni, un milione e mezzo di euro di multa e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Gianpiero Fiorani è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione. Tre anni per Consorte e Sacchetti. Tra i condannati per aggiotaggio c’è anche il senatore del PdL Luigi Grillo, amico di Fiorani. L’unica assoluzione è arrivata per il responsabile della vigilanza all’interno della Banca d’Italia, Francesco Frasca: in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, questo dato viene letto come un’aggravarsi delle responsabilità direttamente riconducibili a Fazio. Sia Grillo che Fazio che Consorte si sono detti innocenti.

foto: Gian Mattia D’Alberto – LaPresse

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