• Mondo
  • venerdì 20 maggio 2011

Che cosa ha detto Obama

I passaggi fondamentali del discorso di ieri al mondo arabo, in italiano

Non sono d’accordo. Nel momento in cui le persone del Medio Oriente e del Nordafrica si stanno liberando dalle catene del passato, la sfida per una pace giusta e duratura che concluda questo conflitto si rende più urgente che mai.

Gli sforzi di delegittimare Israele da parte dei palestinesi sono destinati a fallire. Le azioni simboliche per isolarlo alle Nazioni Unite, a settembre, non porteranno alla creazione di uno stato indipendente. I leader palestinesi non otterranno né pace né prosperità se Hamas insisterà sulla strada del terrore e del rifiuto di qualsiasi negoziato. E i palestinesi non raggiungeranno mai l’indipendenza negando a Israele il diritto di esistere. Dall’altra parte, sì, la nostra amicizia con Israele ha radici profonde e valori condivisi. Il nostro impegno per la sua sicurezza è inamovibile, e ci opporremo ai tentativi di isolarlo nei contesti internazionali. Ma proprio per via della nostra amicizia, è importante che gli Stati Uniti dicano a Israele la verità: lo status quo è insostenibile e Israele deve prendere azioni concrete verso la pace.

Già oggi un numero crescente di palestinesi vive a ovest del fiume Giordano. La tecnologia renderà sempre più complicato difendersi, per Israele. La comunità internazionale è stanca di questo processo di pace infinito che non porta mai a niente. Il sogno di uno stato ebraico e democratico non è compatibile con uno stato di occupazione permanente.

In ultima analisi, tutto sta agli israeliani e ai palestinesi. Non c’è pace che possa essere imposta loro dall’esterno, ma rinviare il problema all’infinito non lo risolverà. Quello che gli Stati Uniti e la comunità internazionale possono fare è dire con franchezza quello che tutti sanno: che una pace duratura potrà esserci solo con due stati per due popoli. Israele come stato ebraico, patria per il popolo ebraico, e la Palestina come patria dei palestinesi. Autodeterminati, reciprocamente riconosciuti e pacifici.

Se i punti chiave di questo conflitto dovranno essere discussi, la base di questo negoziato è chiara: una Palestina indipendente, un Israele sicuro. Gli Stati Uniti pensano che questi negoziati debbano fornire due stati, con l’istituzione di confini permanenti e ufficiali tra la Palestina e Israele, Giordania ed Egitto, e di Israele con la Palestina. I confini di Israele e Palestina dovrebbero essere basati su quelli del 1967, con delle correzioni stabilite di comune accordo, così che possano essere individuati e stabiliti confini sicuri. Il popolo palestinese ha il diritto di governarsi e realizzare le proprie potenzialità in uno stato sovrano.

Dal punto di vista della sicurezza, ogni stato ha il diritto all’autodifesa e Israele dev’essere capace di difendersi da sé contro qualsiasi minaccia. Bisognerà prendere provvedimenti robusti abbastanza da prevenire il risorgere del terrorismo, da fermare il commercio clandestino di armi e rendere i confini effettivamente sicuri. Il completo ritiro delle truppe militari israeliane dalla Palestina dovrà coincidere con l’assunzione di responsabilità del governo palestinese per quel che riguarda la sicurezza loro e dei loro vicini, in uno stato sovrano e non militarizzato. La durata di questo periodo di transizione dev’essere condivisa, e il funzionamento dei provvedimenti adottati dovrà essere concretamente dimostrato.

Questi principi possono fare da base ai negoziati. I palestinesi conoscano i confini del loro futuro Stato. Israele sappia che le sue preoccupazioni sulla sicurezza saranno soddisfatte. So che questo da solo non basterà a risolvere il conflitto. Ci sono due altri nodi, intricati e sensibili: il futuro di Gerusalemme e il destino dei profughi palestinesi. Ma fare dei passi avanti adesso sulla base dei confini territoriali e la sicurezza non può che aiutare a risolvere anche questi due problemi in un modo equo, che rispetti i diritti di israeliani e palestinesi.

Certo, dire che questo negoziato può già cominciare non vuol dire che sarà facile farlo. In particolare, il recente annuncio di un accordo tra Hamas e Fatah suscita in Israele domande profonde e legittime: come si può fare un negoziato con una parte che non riconosce il tuo diritto a esistere. Nelle settimane e nei mesi a venire, i leader palestinesi dovranno fornire una risposta credibile a questa domanda. Nel frattempo, gli Stati Uniti, il Quartetto e gli Stati arabi dovranno fare ogni sforzo per superare l’attuale empasse.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 Pagina successiva »

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.