La breve vita felice di Luca Crescente

Il nuovo libro di Roberto Alajmo, una biografia che valeva la pena raccontare

Roberto Alajmo, giornalista e scrittore, ha scritto un libro particolare su una storia particolare, quella della breve vita del magistrato Luca Crescente. Anzi “la breve vita felice di Luca Crescente”, come dice il sottotitolo del libro, che si chiama “Tempo Niente” (Laterza). La genesi di questa biografia la racconta Alajmo stesso nell’incipit del libro, composto in parte di ricostruzioni e in parte di testimonianze dirette di chi conobbe Crescente e di sua moglie Milena Martino.

Questa storia non ha la pretesa di essere particolarmente originale. Come molte storie comincia con una telefonata. La telefonata di un amico. L’amico non è di quelli che chiamano senza motivo. E difatti anche questa telefonata prende subito una piega operativa:
– Voglio proporti di scrivere un libro. – Un libro, nientemeno. – Un libro. Un libro è un libro, ti porta via un sacco di tempo e di
energie. Ma anche l’amico è un amico. Devi almeno stare a sentire di cosa vuole parlarti. Di fronte alla richiesta di qualche dettaglio in più, ti chiede se conoscevi Luca Crescente.
Non personalmente. Ne avevi sentito parlare, e la notizia della sua morte ti aveva colpito a distanza, mentre eri ancora in vacanza, nella torrida estate del 2003. Quel genere di morti estranee che ti colpiscono durante la lettura mattutina del giornale, ma solo di striscio, chiedendo in cambio una velatura di misericordia, dopodiché si passa alla pagina degli spettacoli. In quel caso c’era stato un retropensiero. Un magistrato di prima linea morto improvvisamente: c’è qualcosa sotto. Ma indagare toccava a qualcun altro, e da allora non se ne era saputo più niente. Amen.

*****

Era entrato in magistratura poco prima delle stragi del ’92. Erano mesi cocenti, in cui si respirava la sensazione diffusa di trovarsi di fronte a un cambiamento epocale. Anche dopo le stragi, malgrado il tormento, la reazione convinta della società civile lasciava uno spiraglio di speranza. Le stragi stesse potevano essere lette come gli spasmi del vecchio sistema di potere che coi suoi ultimi colpi di coda ancora riusciva a seminare morte. Ma stava per finire, forse.
Rinunciando alla carriera di avvocato per affrontare il concorso in magistratura Luca Crescente era convinto di dare un contributo per migliorare la Sicilia. Messa così appare retorica, e negli anni l’opinione pubblica ha maturato una forma di narcotizzazione a queste forme di retorica. La famosa gente comune non ne può più di sentir parlare dei sacrifici degli eroici magistrati: in fondo è dal ’92 che non ne salta in aria nessuno. Quando Luca Crescente parlava della sua scelta di fare il giudice, però aggiungeva:
– Per i miei figli, innanzi tutto.
Lo aveva anche scritto, da qualche parte. Ecco: se proprio non si riesce a concepire un altruismo incondizionato, si può forse accettare questa forma di egoismo per interposta persona, il cui scopo è migliorare il mondo per garantire un habitat migliore ai figli, questa propaggine di noi stessi che proiettiamo verso il futuro. Scriveva: «È necessario che ciascuno di noi si faccia carico di costituire o partecipare a nuclei, piccoli o grandi che siano di difesa civica dei diritti e doveri dei cittadini per contribuire all’affermazione di nuovi progetti di comunità e di governo. Intendo associazioni, coordinamenti cittadini, movimenti fondati spontaneamente contro l’ingiustizia, ove si lotti la perversa pratica del voto di scambio, ove si avversi l’illegale prepotenza dei potentati, ove ci si impegni sui grandi temi della cittadinanza negata, mobilitando e coinvolgendo direttamente la gente, ove ogni cittadino partecipi direttamente, anche attraverso il libero esercizio del proprio dissenso, alla progettazione della democrazia futura, fondata sulla giustizia sociale. Ogni essere vivente deve fornire quell’apporto di cui è capace, perché per quanto piccolo e parziale, quell’apporto è pur sempre contributo importante di miglioramento della società: perché non è possibile sprecare quelle virtù che Dio ci ha donato».
E ancora: «Quando riflettiamo sulla nostra vita con approccio critico, quando pensiamo ai nostri peccati, pensiamo alle azioni che non avremmo dovuto compiere. Non pensiamo mai alle omissioni. Non pensiamo mai a quel che avremmo potuto fare e invece non abbiamo fatto».

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