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  • venerdì 20 Maggio 2011

La complicata storia di DSK

Le cose da sapere per capire lo psicodramma che ha sequestrato i media francesi

Forte di questi successi, fino a domenica DSK era in testa ai sondaggi per diventare il candidato socialista alle elezioni presidenziali del 2012 e, dato il costante calo di consensi di Sarkozy negli ultimi mesi, sembrava anche realistica una sua vittoria. I sondaggi gli attribuivano più del 60% dei consensi in un ipotetico secondo turno contro il presidente in carica. Marine Le Pen – leader della destra del Front National – aveva già iniziato a rivolgersi a lui come all’avversario principale, mentre gli altri candidati all’interno del PS (come l’attuale segretario generale Aubry, l’ex ministro del lavoro) avevano finora evitato lo scontro frontale. Le critiche “da sinistra” alle sue visioni politiche riguardavano la sua vicinanza ai gruppi industriali francesi e alla finanza internazionale, e il suo operato eccessivamente liberista da ministro. Qualche settimana fa gli era arrivato un attacco anche per il suo stile di vita, dopo una foto che lo ritraeva mentre saliva sulla Porsche di un amico. Nonostante tutto, e malgrado un passato in cui Strauss-Kahn si era dimostrato un uomo poco capace di creare un largo consenso elettorale e in cui era uscito sconfitto dalle elezioni in più di un’occasione, questa volta l’elettorato di sinistra francese sembrava poterlo scegliere come suo candidato preferito.

Ma la situazione, in pochi giorni, è cambiata radicalmente. All’indomani dell’arresto, l’attuale sindaco uscente di Parigi, Bertrand Delanoë, ha dichiarato di non escludere di candidarsi alle prossime primarie socialiste, e le varie correnti all’interno del partito socialista sono in grande movimento. Ci sono infatti diverse altre personalità del PS che intendono partecipare alla corsa, e in particolare due, che fino a quattro anni fa erano una coppia: Ségolène Royal, che negli ultimi tre anni ha visto discendere parecchio la sua influenza nel partito, e l’ex compagno di lei ed ex segretario François Hollande. La corrente maggioritaria, che fa capo all’attuale segretario del PS e sindaco di Lille Martine Aubry, era arrivata a una sorta di compromesso con DSK e i suoi sostenitori, in cui entrambe le parti promettevano di sostenere il candidato che avesse vinto le primarie. Gli eventuali candidati, però, avrebbero dovuto mantenere il silenzio sulle loro volontà di concorrere fino alla fine del mandato di Strauss-Kahn al FMI: lo scandalo ha fatto saltare l’agenda e ha invitato a esporsi prima del tempo gli altri politici che finora si erano rassegnati al silenzio, come Delanoë, nonostante l’appello alla “decenza” e all’unità del segretario Aubry. La presentazione delle candidature era in programma al congresso nazionale del prossimo 28 giugno, con le primarie previste per il prossimo ottobre: e secondo Le Monde, ora che DSK è quasi sicuramente uscito di scena, saranno «primarie vere».

E Sarkozy? Nell’immediato, il governo in carica teme che lo scandalo influisca negativamente sull’immagine internazionale della Francia, e la destra ha adottato con pochissime eccezioni (tra cui il deputato dell’UMP Bernard Debré, che ha parlato di DSK come di un «uomo poco raccomandabile») la linea del silenzio e della misura. Diversi ministri al governo hanno detto che la prima vittima è la credibilità del paese. A partire dal 26 maggio la Francia ospiterà il vertice del G8, e l’instabilità del FMI potrebbe essere un argine in meno alla speculazione finanziaria nei confronti della Grecia, un paese per cui DSK si era speso molto a favore degli aiuti economici europei. E anche se nell’immediato lo scandalo potrebbe dare un po’ di ossigeno a Sarkozy nei sondaggi, scrive Libération, dalle primarie socialiste potrebbe uscire un candidato più “di rottura” rispetto a DSK e quindi ancora più temibile per il presidente in carica.

Che cosa è successo a Manhattan

Il procuratore distrettuale Cyrus Vance Jr. davanti al tribunale di Manhattan (Spencer Platt/Getty Images)

La versione dell’accusa dei fatti di sabato è nota. Dominique Strauss-Kahn si trovava nella sua camera al lussuoso albergo Sofitel di Manhattan, a New York. Una cameriera (stando alle ultime indagini giornalistiche ancora un po’ precarie verrebbe dalla Guinea, si chiamerebbe Nafissatou Diallo e avrebbe 32 anni, ma nei giorni scorsi sono state date informazioni molto diverse e discordanti sulla sua identità e nazionalità) sarebbe entrata intorno alle 13 nella stanza 2806, al 28esimo piano, per la pulizia della camera; il direttore del FMI, ancora versione dell’accusa, è uscito nudo dal bagno e l’ha violentata nonostante la sua resistenza. Ha lasciato poco dopo l’albergo, dimenticandosi in camera il telefono cellulare. Secondo la difesa, invece, DSK ha lasciato la stanza verso mezzogiorno, ha pranzato con la figlia e ha poi preso un taxi per andare all’aeroporto, dove aveva un volo prenotato da tempo. Di certo la polizia lo ha arrestato all’aeroporto JFK di New York pochi minuti prima che si imbarcasse per l’Europa e lo ha portato nel carcere di Rikers Island.

Le reazioni
La notizia ha avuto grandissimo risalto sulla stampa francese: dopo diversi giorni, le homepage dei maggiori quotidiani francesi continuano a dedicare la notizia principale a DSK e ospitano decine di analisi, previsioni e retroscena (venerdì 20 maggio il sito di Libération parla ancora solo di questo). I principali quotidiani non sembrano sbilanciarsi troppo sul fronte colpevolista o innocentista (un sondaggio CSA pubblicato mercoledì dice che il 57% dei francesi crede in un complotto), ma inevitabilmente sono rispuntate le varie accuse di molestie che in passato hanno coinvolto DSK, più alcune emerse negli ultimi giorni; le varie teorie del complotto – circolate immediatamente – ricevono oggi poco spazio. I giornali francesi ospitano poi diverse analisi di intellettuali che dimostrano una grande attitudine all’introspezione e alla filosofia, anche a proposito di vicende così “concrete”: ricordiamo, su Libération, le opinioni del filosofo Marc Crepon («DSK, o il carattere dell’intera vita umana») e dello scrittore Percy Kemp («Un’antica e buona soluzione: il potere agli eunuchi»), ma titoli ugualmente speculativi sono anche su Le Monde e Le Figaro: sul primo appare «Una misteriosa autodistruzione», l’analisi di uno psichiatra che insinua la possibilità per DSK di un inconscio desiderio di mettere fine alla propria “epopea” con un gesto tragico e grandioso; nel corso dell’articolo si fa di sfuggita anche un parallelo con Zidane.

Questa è una raccolta delle prime pagine dei quotidiani francesi nei giorni successivi all’arresto.

Il modo francese di presentare le notizie intorno allo scandalo sembra però non essere molto apprezzato dalla stampa anglosassone e intorno allo scandalo è riemersa una antica diffidenza culturale tra Francia e Stati Uniti (ma anche tra Europa latina e paesi anglosassoni), alimentata in parte da pregiudizi e in parte dalle effettive differenze. Le Figaro elenca diverse prese di posizione di quotidiani in lingua inglese che criticano duramente il silenzio e le omissioni nel raccontare i guai passati e presenti di Strauss-Kahn. Il New York Times allude addirittura alla corte del re di Francia come origine della tradizione di tacere le notizie scomode che riguardano la vita privata dei potenti. A Londra il Guardian e il Times dicono che tutti sapevano da tempo, a Parigi, che DSK avesse un problema con le donne, ma che si è preferito non parlarne, mentre altri giornali anglosassoni citano le leggi francesi in difesa della vita privata dei cittadini, particolarmente restrittive, e dicono di sperare che si apra ora una nuova era nell’informazione francese, in cui anche i vizi più personali dei personaggi pubblici vengano resi noti e «discussi».

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