La macchina del fango internazionale contro Striscia la Notizia

E il battagliero intervento in sua difesa del senatore Lannutti

Erano le otto e trenta di sera ed ecco che su Canale 5 apparivano immagini che nessun umano avrebbe potuto sopportare da quanto erano lesive della dignità delle donne. Innanzi allo sguardo concupiscente di due «uomini di mezza età» (quei due notori maniaci sessuali di Enzo Greggio e Ezio Iacchetti, immagino) ecco che una ragazza striscia sul ventre svestita di un tanga e di «una profonda scollatura a V che scende fin sotto l’ombelico». E siccome uno dei due maiali di cui ho detto ha in mano una cintura da cui penzola «una treccia d’aglio dalla forma vagamente fallica», il maschiaccio si alza e fa dondolare la treccia d’aglio davanti alla bocca aperta della ragazza. E qui lascio la parola alla prosa della giornalista americana: «Lei la prende in mano e la strofina sul lato del viso. “Dai, girati, fatti vedere”, dice l’altro uomo toccando il sedere della modella, “Grazie, bambola”». Se stavate leggendo questo mio articolo con dei bambini accanto, spero che li abbiate allontanati a nascondere loro queste immagini raccapriccianti che neppure in un film di Rocco Siffredi. Immagini che fanno da incipit di una tirata quale ve la potete immaginare sullo stato di abiezione morale cui Silvio Berlusconi ha ridotto la «questione femminile», e non a caso l’Italia è al 74° posto al mondo quanto al trattamento riservato alle donne. Ciò su cui non metto becco perché tutte le donne da me conosciute le ho trattate da regine: non so niente di quel che accade nella fonda Calabria, nella provincia veneta o nei quartieri periferici di Roma. So per certo che Ricci, Iacchetti e le loro eroine, da Elisabetta Canalis a Maddalena Corvaglia, sono in niente di niente responsabili di quel 74° posto. Della volgarità e della pornografia avvistata dalla giornalista americana io non ho avuto il benché minimo sentore tutte le volte che guardavo Striscia, trasmissione che per intelligenza e autoironia è tra le migliori dell’ultimo ventennio. E difatti, per tornare alla Terza guerra mondiale attualmente in corso, la redazione di Striscia la notizia aveva subito mandato una furente replica al settimanale americano, replica mai accolta e pubblicata. Mai.«Il vostro articolo o si basa su falsità e mistificazioni che non hanno alcun riscontro nella realtà». Falsità e mistificazioni. Non c’è nessuna ragazza che striscia sul ventre. Nessuno dei due conduttori di mezza età ha mai toccato il sedere di una velina. Non è vero affatto che le veline «sfilano tra un servizio e l’altro», solo aprono e chiudono ciascuna puntata. Non è vero affatto che le candidate veline altro non sognano che di sgambettare e sculettare, l’80 per cento delle partecipanti sogna di fare la giornalista. Striscia la notizia è il programma televisivo più premiato dalla critica «per la sua totale indipendenza e per l’impegno civile». Bombe incendiarie e fuoco di mitragliatrici. Ma non è finita. È intanto partita la querela di Striscia contro il settimanale americano che non ha mai pubblicato la loro smentita. Ed ecco che il sito online de L’Espresso pubblica una intervista alla giornalista americana (…) «È il tramonto del berlusconismo che dà le sue ultime zampate?», chiede il giornalista del settimanale romano. Sì, il berlusconismo è allo stremo, e questo cambia la prospettiva di un’intera generazione che è cresciuta con lui; le donne fanno parte di questo cambiamento. Ho sintetizzato la risposta di Babie Nardeau. E dunque mai più avremo, appena Berlusca sarà politicamente morto e sepolto, delle ragazze che sgambettano alla maniera delle veline. Non apro becco, io che non sono cresciuto affatto con Berlusca e bensì con i disegni hard di Paolo Eleuteri Serpieri, con le polaroid sensualissime di Carlo Mollino, con i libri dell’erotomane francese Pierre Louys, con i photobook giapponesi degli anni Sessanta e Settanta in cui le donne erano fotografate tali che al confronto le veline sono delle francescane scalze. Solo mi ricordo com’era vestita una giornalista molto di sinistra, ragazza intelligente e pungente, che ho avuto accanto su un set televisivo qualche giorno fa. Pantaloni aderentissimi e tacchi misura 12, maglietta senza maniche e che si alzava a scoprire l’ombelico. Era una trasmissione del mattino e non una nicchia televisiva di quando la mezzanotte è bell’e passata. Che dire? Se non che questo accanimento contro Striscia e le sue veline è roba che neppure alla terza elementare farebbe la sua figura”»;

l’indipendenza e la credibilità ultraventennale di Striscia ha creato sconcerto e panico nei poteri, preoccupatissimi di non poter controllare preventivamente una trasmissione libera, che non esegue, a giudizio ed a conoscenza dell’interrogante, alcuna censura preventiva neppure se dovesse provenire dall’editore e che proprio per questo inchioda ai teleschermi una media di 7-8 milioni di telespettatori dalle 20,40 alle 21,20 di ogni sera, con punte di 10 milioni su “Canale 5”, nota emittente di proprietà della famiglia Berlusconi. Per questo, contro Striscia è partita da tempo una macchina del fango da parte di noti giornalisti, caratterizzati in passato da una scandalosa deferenza verso i loro editori ed alcuni potentati economici. La parola d’ordine è stata quella di far passare la trasmissione di Striscia e quelle passate ideate da Antonio Ricci, specie “Drive In”, come la mercificazione del corpo femminile e l’ideologia del “velinismo”, ossia la malattia infantile del berlusconismo. Antonio Ricci è diventato quindi l’ideologo ed il complice, quasi il convitato di pietra dei comportamenti scorretti e poco trasparenti del capo del Governo nei suoi affari femminili. La grottesca rappresentazione di Striscia ha trovato l’apice nell’inviata di “Newsweek”, così come raccontato in premessa da Mughini in un nuovo capitolo della macchina del fango scatenata contro “Striscia la Notizia”, con il sito de “L’Espresso” che offre ampio spazio ad un’intervista alla giornalista Barbie Nadeau;

in particolare nell’articolo in questione dal titolo “L’Italia e la questione femminile”, Barbie Nadeau, aggiungeva che mentre altri Paesi europei promuovono l’eguaglianza di genere, Berlusconi ha represso in modo efficace le donne creando un mondo in cui sono considerate oggetti sessuali anziché soggetti con pari dignità professionale. Barbie Nadeau rileva come l’Italia stia arretrando sul piano della parità di trattamento salariale, della partecipazione alla forza lavoro, e delle opportunità di carriera per le donne. Secondo la giornalista, non si può sfuggire alla rassegna di provocazioni libidinose, espressione del marciume ormai palese al vertice del Governo italiano, riflesso del più grave problema della società che riguarda l’evoluzione del ruolo della donna. Mentre le prime pagine raccontano la storia infinita di modelle adolescenti, escort a pagamento e danzatrici del ventre marocchine in pose poco dignitose con il Presidente del Consiglio dei ministri, i mezzi di comunicazione chiariscono che gli uomini sono uomini e le donne sfilano in vetrina. Boicottaggi, proteste e magari rimostranze sono eventi rari e quando vengono espressi, pochi li ascoltano. Secondo la giornalista, un’intera generazione è cresciuta in una società in cui una umiliante pornografia non esplicita rappresenta un’accettabile appendice del notiziario quotidiano. Sono trascorsi 23 anni da quando Canale 5 di Berlusconi ha presentato per la prima volta Striscia la notizia con le sue donne sensuali chiamate veline – che sfilano tra un servizio e l’altro. Prosegue rilevando che le showgirl non soltanto sono presenti su tutti i canali; alcune sono addirittura parte del Governo, designate da Berlusconi. I sondaggi indicano che un numero crescente di giovani donne italiane vorrebbe diventare una velina televisiva ben pagata piuttosto che fare il medico, l’avvocato o diventare titolare di un’impresa;

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