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  • mercoledì 4 Maggio 2011

La tortura è servita a qualcosa?

Il famigerato waterboarding è stato usato negli interrogatori per arrivare a Osama

Ghul diede una versione diversa rispetto a quella di Mohammed. Disse che Kuwaiti era un corriere fidato e molto vicino a Osama bin Laden e che aveva stretti rapporti anche con Mohammed e con Abu Faraj al-Libi, l’uomo che aveva assunto il controllo del coordinamento delle attività di al Qaida dopo la cattura dello stesso Mohammed. Ghul aggiunse poi di aver perso da tempo le tracce di Kuwaiti, particolare che sembrava confermare l’ipotesi che si stesse nascondendo insieme a bin Laden.

Al momento i dettagli sugli interrogatori cui fu sottoposto Ghul non sono ancora del tutto chiari. La CIA dice che il detenuto non subì mai il waterboarding. L’intelligence chiese al Dipartimento di Giustizia l’autorizzazione per eseguire interrogatori con metodi più duri del solito, ma a oggi non si sa se quei sistemi furono poi effettivamente adottati su Ghul. Pare che l’uomo fosse abbastanza collaborativo e che questo rendesse superflui metodi di interrogatorio duri o violenti. Mohammed non confermò mai le informazioni date da Ghul nemmeno in una nuova serie di interrogatori.

Nel maggio del 2005 gli Stati Uniti catturarono anche Abu Faraj al-Libi e al terrorista furono poste diverse domande sul corriere di bin Laden. Il coordinatore delle attività di al Qaida negò di conoscere Kuwaiti e diede un nome diverso all’uomo che svolgeva le funzioni di corriere per bin Laden: Maulawi Jan. L’uomo non fu mai trovato e gli agenti della CIA arrivarono alla conclusione che Libi si fosse inventato il nome per depistare le indagini.

Stando a quanto afferma la CIA, Libi non subì il waterboarding, ma i dettagli sulle tecniche utilizzate nel corso dei suoi interrogatori non sono stati mai diffusi. Prima di interrogarlo, la CIA chiese comunque al Dipartimento di Giustizia l’autorizzazione per usare metodi molto duri nel corso dell’interrogatorio, ma non sappiamo se questi sistemi furono poi utilizzati o meno.

Le risposte date da Mohammed e Libi indussero gli agenti dell’intelligence a perseverare nella ricerca di Kuwaiti. I due terroristi stavano chiaramente cercando di depistare le indagini, e questa fu ritenuta una conferma dell’effettiva esistenza del corriere e della sua importanza per bin Laden. Le indagini negli anni seguenti, sulle quali non ci sono ancora molti dettagli, hanno portato alla scoperta del vero nome di Kuwaiti e alla successiva identificazione del covo del leader di al Qaida. Kuwaiti è rimasto ucciso nel corso dell’azione che ha portato alla cattura e all’uccisione di Osama bin Laden. Il corriere viveva nel nascondiglio di Abbottabad insieme a un parente stretto, non è ancora chiaro se si trattasse di un fratello o di un cugino, morto nel corso del raid statunitense, ed era noto in città con una falsa identità.

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