La storia di Chernobyl

Prima che diventasse Chernobyl, e anche dopo

Una visita nella «Zona», nelle pagine del nuovo libro di Francesco M. Cataluccio

di Francesco M. Cataluccio

Nel libro che accompagna il DVD del documentario, il critico Andrea Cortellessa, sostiene che una scena come questa non potrebbe esser stata scritta nemmeno dal migliore sceneggiatore. Tra l’ottobre del 2004 e l’estate del 2005, Ferrario e Belpoliti hanno ripercorso il viaggio che Primo Levi fece, nel gennaio del 1945, per tornare dal campo di sterminio di Auschwitz a Torino, e che descrisse poi nel libro La tregua. Nella sua odissea, Levi raccontò l’Europa Centrale e Orientale sconvolte dalla guerra, mostrando popoli schiacciati da un’immane tragedia e allo stesso tempo speranzosi di una nuova esistenza. I due autori mostrano oggi gli stessi luoghi con le macerie dell’impero sovietico, la miseria e le contraddizioni di quel mondo, dopo la caduta del Muro. Assai più difficile è raccontare le devastazioni dell’Ucraina, degli anni Trenta.

Levi non potette notarle: se vide distruzione pensò ovviamente che fosse stata la recente guerra. Quando Levi scrisse della catastrofe di Chernobyl, non mancò però di dire: «La storia sovietica è costellata di incredibili censure, di smentite impossibili, di silenzi assurdi. Ne sono esempi celebri il ritardo con cui la popolazione seppe dell’invazione nazista, e la censura sui Lager e sullo sterminio di kulaki». E fece bene a sostenere, con la sua autorevolezza, che un incidente nucleare non è un affare interno a un paese, perché la radioattività dilaga come la peste, e che osava sperare che, dopo quella tragedia, ci sarebbe stata una svolta nelle scelte energetiche.

La vegetazione si è ripresa il controllo del luogo: le piante penetrano ovunque dalle finestre e, cresciute a dismisura, coprono la vista di molti edifici, che quindi compaiono di fronte all’improvviso, come fantasmi. Tra l’erba, fanno capolino grasse piante dalle foglie rugose, cespugli di fragili sterpi grigi e strani, delicati, fiori rossi con la corolla a mongolfiera, che da lontano sembrano capocchie di fiammiferi. Questo strano desolato inferno è diventato una specie di paradiso per gli animali. Molti esseri viventi non umani hanno occupato abitazioni e strutture abbandonate. Gli animali, passatisi evidentemente la voce che nella Zona nessuno li disturba, sono giunti là dalla limitrofa, e altamente contaminata, Bielorussia.

Non è raro incontrare un lupo, un orso o una volpe che attraversano la strada. Ma nessuno può sapere a quali mutazioni genetiche essi potrebbero andare incontro in futuro. Soprattutto i cervi e cinghiali sembrano aver trovato il loro habitat adatto tanto che ora sono talmente in sovrannumero che debbono essere abbattutti (anche perché non si sa bene quali siano le loro reali condizioni di salute). Guardie forestali, bracconieri, ma anche potenti dignitari di Kiev, si recano tra le boscaglie radioattive in battute di caccia che si concludono con allegri banchetti di carne alla brace. Anche gli animali domestici, che furono abbandonati da coloro che scappavano, e che riuscirono a non farsi sterminare nelle prime campagne di bonifica ambientale, si sono riprodotti, apparentemente senza evidenti mutazioni genetiche: gatti tozzi e di zampa corta e cagnetti sporchi si muovono diffidenti tra le case abbandonate in cerca di qualcosa da mangiare.

All’uscita da quel luogo gettai un’occhiata al cartello che indicava il pericolo di radioattività: una sorta di elica gialla, che sembrava quasi una ruota panoramica stilizzata. Poi tutto divenne surreale. Prima, passammo, a una ventina di chilometri dalla Centrale, nella frazione di Rossokha, accanto a una sorta di discarica, recintata dal filo spinato, dove giacciono arrugginiti e contorti veicoli militari, elicotteri, aerei, ruspe, gru. Stanno in un’enorme discarica a cielo aperto dei materiali usati per bloccare l’avaria della Centrale e decontaminare i terreni circostanti. Accantonati poi a causa dell’elevato quantitativo di radiazioni assorbite, formano tuttora una delle zone più contaminate di Pripjat’.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 6 7 Pagina successiva »