Il pane di una volta al Grande Fratello

In un nuovo libro Antonio Pascale riflette sul successo del "sapere nostalgico"

Ragion per cui crede che il mondo sia incontaminato. E se per esempio gli fate notare che una prostituta intenta a bruciare un copertone per strada produce più diossina di un inceneritore, o se ancora insistete per difendere gli gnomi intellettuali che da anni stanno lavorando per limitare le emissioni di sostanze tossiche (i due terzi dei soldi spesi per costruire un inceneritore servono a limitare residui tossici) il giovane s’indigna e vi ritiene al servizio di qualche multinazionale. In quanto, dice, i suoi dati sono ricavati dal lavoro di scienziati indipendenti, mentre i vostri da scienziati dipendenti asserviti al potere. Capite bene che messa così la questione è di difficile risoluzione: in un regime di risorse scarse, se loro si beccano gli scienziati indipendenti agli altri toccano quelli dipendenti. Davanti a questa affermazione ricattatoria è difficile spiegare che il metodo scientifico si basa sul regime di revisione alla pari. Non si può dire, semplicemente, “ho visto l’unicorno”: bisogna dimostrarlo. Dunque le ipotesi (sull’unicorno) devono essere condivise e riviste da altri scienziati. Non importa che io dica “sono indipendente, credetemi, l’unicorno esiste”. Questo spettro (il giovane di buona cultura umanista) s’insinua in molte trasmissioni di denuncia, come Report, almeno quando si affrontano argomenti complessi come l’agricoltura e il nucleare, tematiche che richiedono soluzioni di compromesso e integrate, via via soggette a modifiche e nuove acquisizioni.

Il fatto è che lo spettro nostalgico, credendo che il passato contenga valori essenziali, sta diventando un problema, perché evanescente com’è si appropria di ogni luogo e di questioni che non possono essere di sua competenza. Il giovane spettro dichiara il suo “no” continuo: no rifiuti, no nucleare, no chimica, no OGM ecc. Poche cose e ripetute: è lo slogan dei comunicatori e di quelli che credono nel partito delle libertà, con cui gli spettri di sinistra non sono d’accordo ma di cui sposano lo stile. No agli erbicidi, ho letto in un post. Fanno schifo e inquinano, e soprattutto sono prodotti dalle multinazionali. Se gli fate notare che alcuni erbicidi di ultima generazione sono a bassissima tossicità, tanto da non lasciare quasi residui, e che il mondo si migliora anche studiando in laboratorio nuove molecole a basso impatto, loro rispondono che il mondo si migliora non usando l’erbicida, perché questo non può essere un buon prodotto: viene fuori dal ventre oscuro delle multinazionali.

Se gli fate notare che un’agricoltura senza erbicidi richiede il lavoro di mondine che si spezzano la schiena e strappano, naturalmente, le erbacce dai campi, loro rispondono con una dichiarazione religiosa: c’è il biologico. Se gli fate ancora notare che, appunto, le mondine esistevano proprio quando non si usavano gli erbicidi, e volente o nolente, per questioni di arretratezza si produceva in regime di biologico – e per questo, venendo al dunque, chi è contro l’erbicida e vuole migliorare il mondo o studia chimica e cerca di produrre nuove molecole capaci di degradarsi con pochi residui oppure bisogna necessariamente che si candidi a fare la mondina – allora i giovani spettri rispondono: no, non è vero. E comunque, a fare la mondina non ci pensano proprio: no alla schiavitù, dicono. Loro sono, infatti, dalla parte giusta del mondo. Non costa niente, basta dichiararlo: insomma, no dimostrazioni.

foto: Fox Photos/Getty Images

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