Il pane di una volta al Grande Fratello

In un nuovo libro Antonio Pascale riflette sul successo del "sapere nostalgico"

Ecco per esempio la storia di uno gnomo, ossia di un intellettuale moderno, preoccupato come tutti delle sorti del mondo, ma al contrario di tanti suoi colleghi capace di usare bene la sua techne: Norman Borlaug, morto all’età di 95 anni il 12 settembre 2009. Il suo nome non dirà molto ai più, eppure ogni giorno utilizziamo e sfruttiamo alcune delle sue innovazioni in agricoltura. Borlaug può essere considerato, senza troppe esagerazioni, l’uomo che ha sfamato una buona metà del mondo: il padre della Rivoluzione verde. Per il suo impegno ha ottenuto il premio Nobel per la pace, nel 1970. Le sue ricerche hanno portato a sviluppare nuove varietà di grano, riso e altre colture ad alta produttività, in un momento storico in cui pareva – e gli intellettuali se ne lamentavano – che l’aumento della popolazione mondiale avesse superato la capacità dell’agricoltura mondiale di produrre cibo. Nel 2000, durante una conferenza, pose una domanda a tutti quelli che mettevano in dubbio i benefici della Rivoluzione verde – in genere bianchi occidentali con un surplus calorico. «Chiedo spesso ai critici della moderna tecnologia agricola: come sarebbe stato il mondo senza gli avanzamenti tecnologici che sono accaduti? Se nel 1999 avessimo ancora avuto le rese mondiali di cereali del 1961 (1531 chilogrammi per ettaro), avremmo avuto bisogno di quasi 850 milioni di ettari di terreno in più, e della stessa qualità, per produrre i 2,06 miliardi di tonnellate di cereali prodotti nel 1999. Alcuni critici hanno detto che la Rivoluzione verde ha creato più problemi di quelli che ha risolto. Questo non lo accetto, perché io credo sia molto meglio per l’umanità cercare di risolvere i nuovi problemi causati dall’abbondanza piuttosto che avere a che fare con il vecchio problema della fame». Parole di buon senso. Ragionevoli. Ma allora perché in Italia alcune questioni legate all’innovazione tecnologica in agricoltura, di cui Borlaug era un sostenitore, o nel campo dell’energia sono ignorate? Peggio, sono trattate male, senza far uso della sana metodologia scientifica, tanto che si è formato negli anni un immaginario fasullo, ricco di assurde leggende metropolitane. Come mai in Italia vale più la voce di un comico che vaneggia sulle pagine di un blog che quella di un rigoroso scienziato?

Ancora più strano e duro da sopportare è il fatto che una buona parte della sinistra, alla quale dovrebbero essere affidate le sorti progressiste, cioè la fiducia nel futuro e nell’intelligenza degli uomini, sembra confusa, del tutto incapace di affrontare con metodo e rigore le questioni legate, per esempio, al biotech. Negli anni scorsi due decreti in successione, prima di Pecoraro Scanio poi di Alemanno, allora ministri delle Politiche agricole (chi è di destra fra i due? Boh!) hanno bloccato la ricerca biotecnologica in agricoltura. Come mai? Perché sia la destra sia la sinistra, grazie anche ad analisi intellettuali inquinate dal sapere nostalgico, sono ferme al concetto di “naturale” o dei “bei tempi andati”.

C’è stato uno scambio simbolico, i valori di destra hanno conquistato, senza nemmeno lanciare una regolare OPA, i forzieri della sinistra. O viceversa; chissà. Fatto sta che se la sinistra ha vinto, l’ha fatto là dove non avrebbe dovuto vincere. Ha sfondato e occupato il territorio che apparteneva alla destra, quello della tradizione e del mito: il sapere nostalgico. Se nell’Ottocento un nuovo spettro si aggirava per l’Europa, quello del comunismo, oggi c’è quello del pensatore nostalgico. Più concretamente assume le sembianze del giovane di buona cultura, umanistica, che contesta tutti o quasi tutti i processi dell’innovazione tecnologica, soprattutto quelli che riguardano l’agricoltura, le biotecnologie, le opere d’ingegneria, nucleare e non.

Il giovane di buona cultura umanista si ritiene, naturalmente, dalla parte giusta del mondo; è di sinistra ma non s’identifica nella sinistra di partito. È facilmente riconoscibile: è quello che lotta contro gli gnomi. Gnomi che vanno avanti un po’ a tentoni, procedono via via per acquisizioni empiriche e lavorano con la carta millimetrata per segnare meglio gli spostamenti in avanti, cioè il dopo rispetto al prima. Gli spettri sono massimalisti ed esoterici, niente misure. Provate a parlare di problemi comuni e medi, come per esempio la questione rifiuti. Sembrerà strano, ma una delle pratiche di buona amministrazione di una città, di una comunità, riguarda proprio i rifiuti: questa materia oscura, che fino a pochi anni fa gli spazzini raccoglievano di notte, per non disturbare, in silenzio, ora è sotto gli occhi di tutti.

Come risolverla? Che strumenti abbiamo ora, allo stato dell’arte? Per esempio gli inceneritori. Lo spettro è quello che li contesta e parla di nanoparticelle e diossina. “L’ha detto Grillo” ha sostituito la vecchia e cara frase “l’ha detto la televisione”. È facile notare come il giovane umanista abbia poca esperienza della moderna techne, sia insomma a digiuno di metodologia scientifica, confonda facilmente i dati e non sia solito usare strumenti comparativi.

« Pagina precedente 1 2 3 4 5 Pagina successiva »