• Scienza
  • mercoledì 20 aprile 2011

Il nuovo sarcofago di Chernobyl

L'Ucraina sta raccogliendo i fondi per costruire un nuovo involucro intorno al reattore 4 e contenere le radiazioni

Buona parte dei fondi arrivano dall’Unione Europea e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. I paesi che hanno partecipato alla conferenza internazionale hanno però ricordato che ci troviamo nel mezzo di una crisi economica, condizione che potrebbe rallentare l’arrivo dei contribuiti dai vari stati che finanzieranno l’opera. L’incontro a Kiev ha anche segnato l’inizio della settimana di commemorazioni per le vittime del disastro nucleare di Chernobyl.

Le morti ufficialmente ricondotte all’incidente del 1986 furono 31, tutte persone che hanno lavorato al reattore. Più difficile è il calcolo delle persone che negli anni sono morte a causa delle radiazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 4000 – 9000 possibili morti, mentre associazioni ambientaliste come Greenpeace arrivano a stimare 200mila vittime.

La città di Pripyat, la più vicina all’impianto nucleare di Chernobyl, fu evacuata in seguito all’incidente nucleare e da allora è diventata sostanzialmente una città fantasma. Era stata fondata nel 1970 come villaggio operaio per i tecnici che avrebbero poi lavorato all’impianto e verso la fine degli anni Ottanta contava circa 50mila abitanti. Parte della popolazione si trasferì successivamente a Slavutych, una nuova città costruita dopo il disastro per ospitare i tecnici della centrale a una distanza di sicurezza dall’impianto.

Buona parte degli edifici e delle infrastrutture di Pripyat sono ora diroccati o hanno subito atti vandalici perché completamente incustoditi. Molti tetti sono crollati e con la pioggia le case si allagano e non è insolito vedere piante che sbucano fuori dagli edifici. L’area potrebbe essere trasformata in una attrazione turistica per fare conoscere meglio gli effetti del disastro nucleare. «La zona intorno a Chernobyl non è così spaventosa come tutto il mondo pensa», ha detto un portavoce del ministro per l’Emergenza «vogliamo lavorare con grossi operatori turistici e attrarre turisti occidentali».

Una gita a Chernobyl
La vita a Chernobyl

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