Il PlayBook è un passo falso?

Wall Street Journal e Slate si chiedono se il produttore dei BlackBerry abbia toppato sul tablet

Le riserve di Mossberg non sono solamente motivate dalla mancanza di funzionalità essenziali, che non è ancora chiaro di preciso come saranno aggiunte, ma anche per la mancanza di applicazioni da utilizzare sul tablet. Nessuna delle 27mila app disponibili per BlackBerry sono utilizzabili sul PlayBook e ce ne sono solamente tremila prodotte espressamente per il tablet, a fronte delle 65mila ottimizzate per gli iPad. Entro l’estate RIM dovrebbe mettere a disposizione un sistema per rendere compatibile il proprio PlayBook con le applicazioni per Android, progettate però per gli smartphone e non per lo schermo più grande di un tablet.

L’autonomia del dispositivo, un altro parametro molto importante per un tablet, non sembra mantenere le promesse del produttore. Il dispositivo provato da Mossberg si è scaricato dopo cinque ore di riproduzione video, circa la metà delle dieci ore promesse da RIM. Svolgendo attività diverse, il tablet ha resistito più a lungo fino a sei ore, un dato lontano dall’autonomia dell’iPad che arriva in genere a dieci ore di utilizzo effettivo.

L’elenco di funzionalità che RIM si è ripromessa di aggiungere nel corso dei prossimi mesi è lungo e comprende anche la possibilità di effettuare chiamate video. L’impressione è che la società abbia accumulato diversi ritardi rispetto alla concorrenza e abbia infine deciso di debuttare sul mercato con un prodotto da finire di mettere a punto, per quanto riguarda il software, nel corso dei prossimi mesi attraverso una serie di aggiornamenti.

Secondo Farhad Manjoo, l’esperto di tecnologia molto seguito di Slate, negli ultimi anni RIM si è un poco persa per strada fallendo nel trovare una identità chiara da coltivare. Parte del problema è probabilmente dovuta alla mancanza di piani chiari della dirigenza: la società è amministrata da due CEO, che spesso danno versioni discordanti sui progetti e le decisioni strategiche della società.

RIM negli anni si è mossa principalmente nell’area delle soluzioni aziendali e degli uomini di affari, cercando di creare un sistema che fosse gradito a chi gestisce le società e solo in un secondo momento si è aperta alle realtà non aziendali. Apple, invece, ha seguito la strada opposta concentrandosi su chi usa smartphone e tablet non solo per lavoro, ma anche per l’intrattenimento e rimanere in contatto con i propri amici. E il modello ha funzionato, spiega Manjoo, perché poi l’ampia base di utenti dei prodotti Apple ha iniziato a spingere perché gli stessi iPhone e iPad venissero adottati nelle aziende.

Con PlayBook, RIM sta cercando un approccio simile, ma sembrano al momento mancare le basi per ottenere un buon successo e recuperare il terreno perduto nei confronti di Apple e, per ora in misura minore, delle società che producono e stanno per lanciare tablet animati da Android.

RIM ora vuole essere una società per singoli consumatori perché è dove si trova la maggior parte del denaro, ma non può prendersi il rischio di allontanare da sé l’area aziendale che sono i suoi clienti più fedeli. Questo spiega le carenze del PlayBook e, più in generale, l’incapacità di RIM di costruire prodotti che la maggior parte della gente vuole usare.

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