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  • venerdì 8 Aprile 2011

Chi era il killer dell’antrace?

La storia delle indagini sugli attentati che contagiarono 22 persone nel 2001

di Giovanni Zagni

Il colpevole?
Il Dipartimento della Giustizia impiegò un anno e mezzo per stilare la redazione finale che dichiarò chiuso il caso, migliaia di pagine di documenti e allegati che circostanziavano le accuse verso un unico sospettato, Bruce Ivins. Secondo la ricostruzione, il microbiologo aveva agito da solo. Diverse persone, anche tra chi aveva collaborato attivamente alle indagini, sollevarono da subito dubbi e obiezioni sulle conclusioni dell’inchiesta.

Claire Fraser-Liggett si sente tuttora a disagio quando è costretta a ripensare alla lunga inchiesta sull’antrace. Rimangono aspetti da chiarire anche sul versante scientifico: i trenta campioni presi dal flacone RMR-1029 avevano sviluppato le colture con le caratteristiche sospette solo in sedici casi su trenta. E comunque, diversi altri ricercatori dell’USAMRIID avevano accesso al litro di antrace distillato da Ivins. La stessa raccolta dei campioni messa insieme dall’FBI da tutti i laboratori del paese non meritava troppo affidamento. Troppi campioni erano frutto di incroci e manipolazioni; circa il 10 per cento manifestava almeno una delle quattro caratteristiche delle colture tratte dalle lettere contaminate. Oltre a un’obiezione più basilare: erano gli stessi ricercatori a inviare le provette, senza nessun controllo. Come aveva dimostrato il caso di Ivins, scoprire se qualcuno aveva mandato un campione manipolato era molto difficile.

E poi c’era un problema di tempi, di modi e di luoghi. Quando e dove Ivins avrebbe potuto crescere le spore? Ogni lettera conteneva una quantità enorme di spore, lo stato “dormiente” a cui si riduce il Bacillus anthracis in condizioni avverse, che può durare decine o centinaia di anni. Difficile che nessuno dei suoi colleghi notasse un’attività parallela che avrebbe impegnato Ivins per diverse settimane. Ivins, poi, aveva lavorato esclusivamente con spore umide: diversi esperti dell’USAMRIID hanno messo in dubbio che avesse le conoscenze necessarie per produrre e maneggiare le spore secche. Oltre a questo, nessuna traccia di antrace venne trovata a casa del ricercatore e solo molto poche nel suo laboratorio, anche se le lettere avevano contagiato pile intere di buste e pacchi nei magazzini postali con diversi grammi di antrace.

Infine, il problema del movente. Secondo l’indagine finale, Bruce Ivins sarebbe diventato l’Anthrax killer per far risvegliare l’interesse dell’opinione pubblica sui rischi dell’antrace e rivitalizzare i finanziamenti per un nuovo vaccino, che intorno al 2001 erano andati lentamente calando. Nulla più di questo. Gli investigatori dicono che le normali regole della logica non sono efficaci per capire cosa si aggirasse nella mente disturbata di Ivins.

Ma sospendere le regole del ragionamento rende virtualmente possibile ogni cosa. Di sicuro, molte persone nel pieno possesso delle loro facoltà mentali hanno messo in dubbio i risultati di una delle indagini più costose e complesse nella storia degli Stati Uniti. Sono arrivati alla conclusione che quelle indagini abbiano messo alle strette il bersaglio sbagliato, e che il killer dell’antrace non sia mai stato catturato.

foto: FBI/Getty Images

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